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Ferrari 296 GTB, la Ferrari entra nel futuro: esordisce il V6 su una ibrida plug-in

Il più felice pare sia lui. È senz’altro un bel regalo mettere una gemma del genere in listino all’inizio di una sua “avventura” tanto entusiasmante.

Portare il Cavallino di Maranello a brucare in pascoli ancora più ambiti ed esclusivi di quelli in cui ha galoppato finora.

Benedetto Vigna, lo scienziato fisico-nucleare espertissimo in elettronica, che dal primo settembre sarà il nuovo ceo della Ferrari, una sbirciata al dossier della 296 GTB l’avrà pur data. Ovviamente, nel tempo libero.

E, sembra, che, neanche dal suo privilegiato punto di vista, abbia trovato aree da migliorare.

Il lavoro fatto dagli abili ingegneri guidati da Michael Hugo Leiters, che dal 2014 è al timone della tecnica dell’azienda, è un’eccellenza assoluta nel campo dell’automotive.

Un territorio dove la tecnologia si sposa al fascino, diventando un’icona nel supermarket globale del lusso controllato nelle stanze più segrete e redditizie di Wall Street.

 

La 296 GTB è molto più di una semplice auto, offre diversi argomenti su cui riflettere.

Conferma quanto sia veloce e reattiva la Casa modenese a cambiare strada, lasciare territori tranquilli per cavalcare l’onda del rinnovamento.

Specialmente se il nuovo scenario si chiama transizione ecologica per approdare, tramite l’elettrificazione, alla mobilità totalmente sostenibile.

Un cosa molto seria, quindi, che permetterà alle future generazioni di vivere in un habitat migliore di quello che abbiamo creato noi.

L’impegno è totale, l’approccio ad ampio spettro.

E la Ferrari può fare sicuramente meglio e più in fretta di molti altri.

Una filosofia che viene da lontano e che coincide perfettamente con quella della holding controllante.

La Exor muove le fila di società che fatturano oltre 200 miliardi di euro l’anno e lo fa con i soliti principi: solidità, efficienza, innovazione e, soprattutto, eccellenza del made in Italy.

 

 

La 296 è qualcosa che va oltre i confini di Maranello.

Si arrampica su una vetta virtuosa i cui ultimi gradini erano già tutti tricolori. Tutti griffati Exor.

L’arte della meccanica condita da elettronica sopraffina che si pone in posizione privilegiata rispetto ad altri competitor: tedeschi e inglesi, giapponesi e americani.

Per non dire francesi. È il motore 6 cilindri 3 litri, un campo di battaglia di interesse planetario.

Un ring dove i protagonisti ci sono proprio tutti, compresi i rinomati costruttori premium tedeschi che però hanno rinunciato alla sfida per la leadership.

Tutti i prodotti migliori in questo settore sono rigorosamente italiani.

Della ex Fca ora Stellantis, di cui Elkann è sempre presidente (oltre alla stessa Exor e Ferrari).

I gioielli più splendenti erano il V6 dell’Alfa Romeo Quadrifoglio (510 cv diventati ora 540 con la variante GTA) e poi i 630 cv del Nettuno by Maserati.

Adesso la fuga tricolore non si arresta e, a dare una mano a polverizzare la concorrenza, arriva il V6 made in Maranello.

Quanto di meglio si possa sognare.

La cavalleria arriva a 663 cv, 221 cavalli/litro, in assoluto il rapporto migliore per capolavori di questa cubatura montati su vetture stradali prodotte in serie.

Questa, chiaramente, non è la potenza della vettura, ma quella del V6 endotermico.

Essendo la 296 una ibrida plug-in bisogna aggiungere i 122 kW (167 cv) e 315 Nm di coppia del propulsore ad elettroni che portano il totale a 830 cv a 8.000 giri e 740 Nm a 6.250 giri. La sterzata verso i motori a batterie si concretizza ora, ma parte da lontano.

Le ibride lanciate sono state concepite sotto la gestione Marchionne che ha dato il via libera anche allo studio della Rossa “full electric” attesa prima del 2025.

Il manager italo-canadese è spesso ricordato dal nipote dell’Avvocato che siede al posto che fu di Enzo Ferrari.

«Sergio nutriva una profonda passione per la scienza e per la fisica, è importante che il suo nome sia legato a questa iniziativa», ha dichiarato qualche giorno fa alla posa della prima pietra di un progetto del Cern.

 

 

Il parto della Ferrari solo a batterie stabilirà ufficialmente quali sono i limiti di questa motorizzazione perché esprime il vero riferimento delle supercar e non una delle tante start-up cresciute come funghi. Certo, anche la Roadster di Tesla merita rispetto assoluto perché Musk è abituato a vivere nello spazio.

E le performance del gioiello californiano non sono affatto male.

La 296 GTB nasce quasi da un foglio bianco ed è forse più sorprendente della SF90 Stradale disponibile, al pari della V6, anche nell’allestimento Assetto Fiorano. La SF90 è più potente, più costosa e anche più prestazionale, ma non altrettanto innovativa.

Si tratta, infatti, di un’ibridizzazione spinta (anche 4×4) di una vettura V8 già di successo.

 

 

La 296, invece, rompe gli schemi e porta all’esordio (almeno così sostengono a Maranello) l’architettura 6 cilindri su un’auto stradale Ferrari.

I vantaggi sono infiniti perché un’inferiore spinta termica è ampiamente compensata da quella elettrica, esaltando i vantaggi in termini di consumi, inquinamento, ingombri e pesi.

Nelle abili mani del capo collaudatore Raffaele De Simone, vero termometro delle Rosse di serie di ultima generazione, la 296 GTB ha girato sulla pista casalinga di Fiorano in 1’21”.

Più rapida di tutte le berlinette a motore 8 cilindri turbo, compresa la F8 Tributo e la 488 Pista. Meglio della GTB Raffaele ha fatto solo con la recente 812 Superfast (1’20”), LaFerrari (1’19”70) e la SF90 Assetto Fiorano (1’19” netti), il Cavallino stradale più veloce della storia.