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Genova tra storia e leggenda: Campopisano

L’accesso a Campopisano si trova nei pressi di Piazza Sarzano, nel pieno centro storico di Genova.

Sulla piccola piazza di forma irregolare, si affacciano alte case con le classiche facciate dipinte a tinte pastello. Restaurato in occasione delle celebrazioni colombiane del 1992 da un gruppo di volontari, sul selciato è presente una galea con la bandiera della Repubblica di Genova, che rievoca i fasti dell’antica repubblica marinara.

La tipica pavimentazione ligure della piazza, in uso fin dal Medioevo e detta risêu, è realizzata con ciottoli di mare bianchi e grigi.

La zona, anticamente indicata come “Campus Sarzanni”, sarebbe stata ribattezzata Campopisano dopo la vittoria riportata dalla flotta genovese sui pisani nella battaglia della Meloria il 6 agosto 1284.

Momento storico per la secolare lotta per il predominio sul Mar Tirreno e giorno di San Sisto, Santo patrono di Pisa, fu anche il giorno in cui i Genovesi riuscirono a sconfiggere la flotta avversaria Pisana, provocandone un lento declino. La battaglia fu la più dura mai avvenuta tra le due città, 130 galee Genovesi guidate da Oberto D’Oria affrontarono 100 galee Pisane, capitanate dal Podestà Alberto Morosini, da Andreotto Saracino e dal Conte Ugolino della Gherardesca (ricordato anche da Dante nell’inferno della sua Divina Commedia) e sul quale restarono dubbi di un presunto tradimento nel momento decisivo della battaglia.

Le perdite tra i Pisani furono di circa 5000 uomini, 1272 furono invece imprigionati. Tra questi, si ricorda Rustichello da Pisa, che collaborò alla realizzazione del “Milione” di Marco Polo.

Secondo la tradizione, fu proprio in questo luogo che sarebbero stati confinati migliaia di prigionieri pisani, la maggior parte dei quali furono qui sepolti.

Al di là della tradizione legata alla presenza dei prigionieri pisani, sembrerebbe confermato che la zona di Campopisano, situata appena fuori della cinta muraria detta del Barbarossa, fosse utilizzata come luogo di sepoltura di forestieri, e quindi molto probabilmente anche di prigionieri.

Un decreto del 1403, emanato dal maresciallo Boucicault, governatore di Genova per conto del re Carlo VI di Francia, stabiliva l’inalienabilità e l’inedificabilità dell’area. I divieti furono confermati nel corso del XV secolo, ma cessarono definitivamente nel 1523, quando un decreto dei Padri del Comune consentì a chiunque di acquistare terreni e costruire edifici nella zona, che pochi anni dopo fu inglobata nella nuova cerchia muraria cittadina. In breve tempo, nello spazio sopra la fonte pubblica di Sarzano furono edificate quasi 50 case.

Il nome Campopisano sembra far pensare ad un “camposanto pisano”, ed in effetti il ​​significato è proprio questo. Dopo la rovinosa sconfitta inflitta a Pisa da parte della Repubblica di Genova, e dopo la cattura di migliaia di prigionieri toscani, furono predisposti dei veri e propri campi di prigionia. I soldati più ricchi spesso venivano liberati dalle famiglie, dietro il pagamento di abbondanti riscatti, mentre i più poveri erano abbandonati alla loro sorte.

Dalla presenza dei prigionieri Pisani nacque il detto: “se vuoi veder Pisa, vai a Genova”. Si dice, secondo una leggenda, che ancora oggi, di notte, proprio nella zona di Campopisano, si possano sentire i lamenti dei fantasmi dei soldati pisani.