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Il villaggio operaio di Crespi d’Adda

Crespi d’Adda, frazione del comune di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, consiste in un villaggio operaio per il settore tessile cotoniero, sorto su idea di Cristoforo Benigno Crespi a partire dal 1877 e passato poi nelle mani del figlio Silvio. Si tratta del villaggio operaio meglio conservato dell’Europa meridionale: pur essendoci esempi simili, questi sono concentrati soprattutto nell’Europa centro-settentrionale.

 

La storia del villaggio, dalla sua realizzazione ad oggi

Il nome Crespi d’Adda viene dall’omonima famiglia, originaria di Busto Arsizio, che fondò il villaggio. La sua realizzazione avvenne tra il 1876 e il 1877, voluta da Cristoforo Benigno Crespi che scelse quest’area, vicina al fiume Adda, per costruire un cotonificio. La fondazione si fa risalire al 1877, anno in cui Crespi acquista 85 ettari di terra dai comuni di Capriate San Gervasio e Canonica d’Adda. I lavori di costruzione furono affidati all’architetto Ernesto Pirovano e all’ingegnere Pietro Brunati. Il villaggio è stato poi portato avanti dal figlio di Cristoforo, Silvio Crespi.

L’ambizioso progetto prevede di affiancare agli stabilimenti (similmente a quanto già accadeva nell’Inghilterra della rivoluzione industriale) un vero e proprio villaggio in grado di ospitare gli operai della fabbrica e le loro famiglie. L’insediamento viene dotato di ogni struttura necessaria: oltre alle case delle famiglie operaie (complete di giardino) e alle ville per i dirigenti (costruite in seguito), il villaggio ospita una chiesa (copia del Santuario di Santa Maria di Piazza a Busto Arsizio), una scuola, un cimitero, un ospedale proprio davanti alla fabbrica, un campo sportivo, un teatro, la stazione dei pompieri ed altre strutture comunitarie. Crespi d’Adda assume la sua forma finale intorno agli anni ‘20 e ancora oggi è riconoscibile il suo impianto geometricamente regolare. La fabbrica, gli uffici e la casa padronale sono situati sul lato della strada verso il fiume, mentre gran parte degli altri edifici sono dislocati sul lato opposto, in una griglia formata da tre strade parallele alla principale. Il villaggio rimase di proprietà di un’unica azienda fino agli anni ’70, quando diversi edifici, soprattutto residenziali, vennero venduti ad altri privati. In questo periodo si registrò un calo dell’attività industriale con un conseguente spopolamento del villaggio. Nel 2013 il complesso dell’ex cotonificio viene acquistato dall’imprenditore Antonio Percassi, con l’intenzione di utilizzarlo come quartier generale delle sue aziende, compatibilmente con le priorità e gli obiettivi stabiliti dall’UNESCO.

 

Crespi d’Adda, Patrimonio Mondiale UNESCO

All’inizio degli anni ‘90 fu proposto un piano regolatore che prevedeva nuove edificazioni nell’area. Associazioni e persone coscienti del valore del villaggio cercarono quindi di contrastare questa proposta, tentando l’iscrizione del sito di Crespi d’Adda nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Dopo diversi approfondimenti, nel 1995 il “Villaggio operaio di Crespi d’Adda” è entrato a far parte del Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO come uno degli esempi meglio conservati di villaggio operaio industriale esistenti al mondo. Contrariamente a siti analoghi, lo stabilimento è rimasto in funzione fino al 2003 e le case sono tuttora abitate.