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In mostra nell’Agorà al Mudec le tracce dell’arte del passato sul tessuto.

‘Luce dietro tracce incompiute’ è un’installazione che richiama la moda e i tessuti delle civiltà dell’America del sud, soprattutto dei Nazca e dei peruviani in genere, da sempre oggetto di studio al Mudec. La ‘ vetrina’ che di solito mette in mostra vestiti diventa ora una proiezione nel passato, rappresentando in modo disordinato ma ‘artistico’ frammenti tessili di epoche diverse.

Mariana Castillo Deball con il suo passato di studiosa archeologa ha riportato sul tessuto leggero e luminoso i disegni del ‘manto peruviano’ (600-700 D.C), un'altra rappresentazione di motivi di mani ( 410-200 A.C), e i disegni di una gonna femminile con figure di contadini ( attività sacra nel tempo) del 1 sec A.C. e 1 sec D.C. Tutti questi frammenti e testimonianze della moda del passato si trovano nei depositi del Museo, in speciali cassetti, alla giusta temperatura, visitabili con guida gratuitamente.

Nelle creazioni ci sono anche dei disegni ricavati dalle stoffe operate giapponesi con motivi di crisantemi. C’ è stata la riscoperta e la ‘fotografia’ della messa in carta del XX sec. che si trova nelle collezioni della Fondazione Ratti: uno schema per la tessitura che rappresenta lo stato embrionale della nascita di un tessuto. Tutte queste immagini sono diventate acquerelli e poi stampate, in formato ingrandito, sul tessuto più sottile possibile per far passare la luce. Qui è intervenuta la collaborazione degli studenti del Naba, biennio specialistico in Texile Design della Nuova Accademia di Belle Arti, con la direzione del prof. Averzano. Tutto il progetto è stato ideato da Katya Inozemtseva con Sara Rizzo e il supporto di Sole 24 ore cultura e della Fondazione Deloitte.

La magia sta nello scoprire dietro quei segni misteriosi la cultura e il modo di vestire di società antiche sudamericane che da sempre hanno incuriosito per i tessuti e i colori e la foggia degli abiti (vedi poncho).

Idisegni sono mischiati ed invitano a fantasticare sul mondo passato e a riflettere sulle tecniche utilizzate per metterle in mostra o meglio in vetrina.

Gabriella Capone

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