Amore / Cinema

THE CONJURING – PER ORDINE DEL DIAVOLO

La saga di The Conjuring si è storicamente costruita intorno alla premessa del “basato su una storia vera”, giocando al tempo stesso sul cortocircuito che quella verità cinematografica genera nel diventare plausibile solo perché guardata attraverso uno schermo.

 

Il terzo capitolo del filone principale, The Conjuring – Per ordine del Diavolo, esalta questo concetto come mai prima d’ora connettendo il paranormale ai trucchi dell’arte cinematografica per creare un film-spettacolo meno pesantemente horror ma, per certi versi, più interessato alle suggestioni che le immagini possono scatenare.

Per la prima volta orfano di James Wan, Per ordine del Diavolo è comunque una sua creatura ben più di quanto non lo fosse il film di esordio di Michael Chaves La Llorona e tangenzialmente legato al franchise di The Conjuring.

 

 

Chaves, con James Wan probabilmente più vicino e presente durante la lavorazione, fa registrare grossissimi passi avanti rispetto all’horror del 2019 e centra da subito il punto enfatizzando il rapporto tra Ed e Lorraine Warren, ancora una volta interpretati da Patrick Wilson e Vera Farmiga, i due motori che alimentano questi film.

Nella saga di The Conjuring il male non è mai davvero la forza motrice, casomai lo è la sfida che le persone comuni devono superare per affrontare il marcio che le vuole corrompere.

Il punto del discorso è sempre la forza dell’amore della coppia protagonista, Ed e Lorraine, che in un modo o nell’altro deve dimostrarsi più forte di quel male. Chaves stabilisce tutto questo già a partire da un prologo magistrale e raccapricciante che visto al cinema, sul grande schermo, con quel sonoro, è uno spettacolo di cui purtroppo non si godeva da parecchio.
La storia, ambientata nel 1981 a qualche anno dagli eventi de Il caso Enfield, vede Ed e Lorraine leggermente più in là con l’età (il tempo sarà un fattore determinante) e invischiati in un brutto caso di possessione.

 

 

La vittima, Arne Johnson, uccide barbaramente un proprio caro amico ma, una volta arrestata, si dichiara innocente e presenta in tribunale un alibi a dir poco sconcertante: la possessione demoniaca.

La tesi della difesa, in pratica, sarà che Arne non è responsabile dell’omicidio in quanto, in quel momento, ha agito sotto l’influenza del maligno. Letteralmente, per ordine del Diavolo.

 

 

Già da questa premessa si intuisce che il terzo capitolo della saga prenderà strade diversissime rispetto a quelle percorse dai due precedenti episodi, e anche se con essi dialogherà costantemente imitandone alcune movenze pian piano diventerà qualcosa a sé.

Più un thriller investigativo che un horror sovrannaturale, con un vero e proprio serial killer da acciuffare e con la demonologia che diventa uno strumento per commentare crimini e materia da studiare per risolverli.

 

Del resto il piano-sequenza di presentazione della casa al centro del racconto (una firma della saga di James Wan) discosta subito questo lavoro dai titoli precedenti.
Wan, fin dall’originale The Conjuring, con la lunga ripresa in cui “entrava” nelle abitazioni delle future vittime presentava l’ambientazione agli spettatori anticipando un film destinato a rimanere chiuso, sempre confinato in quegli interni.

Qui la stessa scena Chaves la conclude all’esterno della casa, dettaglio che anticipa lo spirito più aperto e avventuroso del terzo capitolo.

Inoltre, sotto la superficie del grande intrattenimento di cui sono capaci questi film, a colpire in profondità è la costante dialettica con la quale Michael Chaves e James Wan mettono in relazione la materia filmica con il sovrannaturale.

 

Persone di fede ma anche di scienza, e quindi di tecnologia, i Warren si affidano costantemente agli strumenti cinematografici per le loro indagini occulte, dalle fotografie ai proiettori, passando per i registratori a nastro de La conversazione di Francis Ford Coppola e arrivando addirittura ai monitor e alle cineprese (per filmare le proprie avventure), quasi a voler ricreare un vero e proprio set dentro al set.

Non a caso nel film assisteremo a una serie di immagini dentro le immagini – come già accadeva in Annabelle 3 – e sdoppiamenti di punti di vista, fino a che il paranormale (tramite le abilità del personaggio di Vera Farmiga) interagirà con il film stesso innescando flashback o flashforward, chiamando montaggi alternati o paralleli, istigando rimandi ad altre opere del passato: due fra tutte, L’esorcista e Nightmare 4 – Il non risveglio, espressamente tirati in ballo in due distinte inquadrature.

 

 

Insomma The Conjuring – Per ordine del Diavolo è un film di pancia ma anche di sostanza, conscio del proprio genere e abilissimo a plasmarlo: gli immancabili titoli di coda, tramite i loro filmati di repertorio, insistono in quella manipolazione di immagini e immaginari di cui solo il cinema è capace e che sembra essere sempre di più il senso ultimo di una delle saghe horror più riuscite e distintive dell’ultimo decennio.

 

 

Il nuovo capitolo della gloriosa e acclamata saga blockbuster horror The Conjuring porta la creatura di James Wan in un territorio inedito, mescolando il sovrannaturale con il thriller investigativo per assottigliare ancora di più quel confine tra reale e romanzato che già la famosa dicitura “basato su una storia vera” si diverte a mescolare. A colpire in The Conjuring – Per ordine del diavolo è anche la profonda riflessione sulla valenza delle immagini e l’associazione di idee che lega i trucchi cinematografici all’occultismo, come a voler suggerire che nella realtà filmica tutto diventa possibile grazie alle capacità “sovrannaturali” della settima arte.

 

Per questa recensione mi sono appoggiato presso:

Uci Cinemas di Como situato a Montano Lucino

Via G. Leopardi, 1/A, 22070 Montano Lucino CO

Per orari e film consultare il link:

https://www.ucicinemas.it/cinema/lombardia/como/uci-cinemas-como/