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Villa Durazzo Pallavicini: la villa, il giardino botanico e il “parco più bello d’Italia”

Storica dimora nobiliare situata a Pegli, quartiere del ponente cittadino Genovese, oggi di proprietà del comune di Genova, è sede del museo di archeologia ligure, di un parco di quasi 9 ettari considerato tra i maggiori giardini storici a livello europeo e di un giardino botanico intitolato alla nobildonna Clelia Durazzo. Villa e parco, nelle forme attuali, risalgono alla metà dell’ ‘800, ma il complesso nasce nel ‘600 per volere della famiglia Grimaldi. La proprietà, oltre ai Grimaldi, fu posseduta da altre due importanti famiglie, i Durazzo e i Pallavicini, imparentate fra loro.

Nel 2017, il Parco della villa Durazzo Pallavicini viene dichiarato “Parco più bello d’Italia”.

 

La villa

La villa, in stile neoclassico, edificata in posizione dominante sulla collina di San Martino, alle spalle di Pegli, è il rifacimento del palazzo di villeggiatura seicentesco appartenuto a Giovanni Battista Grimaldi, doge della Repubblica di Genova dal 1752 al 1754. Il nipote Giuseppe, figlio di un altro doge, Pier Francesco Grimaldi, sposò Clelia Durazzo, botanica di fama internazionale, che nel 1794 fece realizzare il giardino botanico che porta ancora oggi il suo nome. Nel 1840, dopo una contrastata successione, il complesso divenne proprietà di Ignazio Alessandro Pallavicini, lontano nipote della marchesa. Da Ignazio Pallavicini la villa passò alla figlia Teresa, moglie di Marcello Durazzo, entrambi unici discendenti delle rispettive famiglie, e da loro al nipote Giacomo Filippo Durazzo Pallavicini. Villa, parco e giardino botanico furono donati al comune di Genova nel 1928, con il vincolo di destinare l’edificio ad uso culturale mantenendo il parco aperto al pubblico. Dal 1936 il palazzo ospita il museo di archeologia ligure.

 

Il parco

Ideato da Michele Canzio, il parco fu realizzato tra il 1840 e il 1846. Concepito come un’originale rappresentazione teatrale, attraverso un insieme di scenografie disegna un percorso narrativo in tre atti che si snoda lungo sentieri contornati da architetture neoclassiche, neogotiche o rustiche, palme e piante esotiche, in cui il visitatore può vivere emozioni diverse e contrastanti.

Il percorso inizia dal piazzale della villa: percorrendo un viale, fiancheggiato da lecci e allori, si incontra l’Arco di Trionfo, che segna la fine del prologo ed immette alla zona del primo atto, incentrato sulla Natura. Qui è presente una delle più antiche collezioni italiane di camelie. Pregiate e provenienti da tutto il mondo, le camelie furono impiantate nel periodo 1856-1877 sotto la supervisione del capo giardiniere della villa.

Dopo il bosco delle camelie si risale la collina tra diversi pini marittimi e si giunge prima al piazzale dei giochi meccanici, poi alla sommità della pineta (secondo atto) dove finte rovine medioevali rappresentano il succedersi della Storia: la cappelletta gotica della Madonna, il castello, il mausoleo del Capitano, le tombe degli Eroi e la casa colonica rievocano epici eventi ispirati al mondo cavalleresco. Il castello, a base quadrata e con una torre cilindrica, è internamente affrescato.

Il terzo atto è quello della Purificazione: tramite un percorso tortuoso e buio all’interno di una grotta raffigurante gli inferi, si arriva alla scenografia del Lago grande, immagine del Paradiso: il tempietto neoclassico dedicato a Diana che sorge al centro del lago è l’immagine simbolo del parco, vi sono poi il ponticello in stile orientale, la pagoda cinese, l’obelisco egizio e il tempio turco. Proseguendo si arriva al Casino di Flora, costruzione a pianta ottagonale ornata di stucchi e vetri colorati con all’interno un gioco di specchi contrapposti.

 

Il giardino botanico

Il parco include al suo interno il giardino botanico intitolato a Clelia Durazzo, che ospita collezioni di piante esotiche ed autoctone. Il giardino, che comprende circa 1500 specie vegetali, fu realizzato nel 1794 dalla stessa Clelia Durazzo. Dal 1928, quando l’intero complesso passò al comune di Genova, il giardino fu utilizzato come vivaio per la produzione di piante e fiori destinati ai giardini pubblici della città. Rivalutate nel corso degli anni ‘80, le collezioni vennero ampliate e nel 1992 furono aperte a visite a carattere didattico. Ulteriori interventi sono stati eseguiti tra il 1994 e il 2004.