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Dalì, Magritte, Man Ray e il Surrealismo...

“Puro automatismo psichico, da cui un individuo vuole esprimere, sia con le parole, con la scrittura, o con qualsiasi altro mezzo, il vero funzionamento del pensiero.

Cioè un pensiero privo di controllo esercitato dalla ragione e al di fuori di qualsiasi preoccupazione estetica e morale.”

Così definisce il surrealismo André Breton, nel suo “manifesto” pubblicato nel 1924, che si contrappone con quello pubblicato due settimane prima da Yvan Goll.

Le 180 opere esposte al Mudec di Milano, divise in sei sezioni, spaziano tra sculture, dipinti, documenti e manufatti provenienti dal museo Olandese Boijmans Van Beuninger e fanno capire che il surrealismo è la capacità di cambiare prospettiva a tutto ciò che ci è familiare presentandolo in maniera alquanto onirica.

L'interesse primario dei Surrealisti era la psicanalisi, l'inconscio e i sogni da dove traevano la loro ispirazione; questa selezione di opere fa capire quanto i surrealisti volessero escludere la razionalità e proporre un nuovo modello di bellezza, basato sullo stravolgimento del vivere quotidiano.

Le varie sezioni della mostra introducono il visitatore nei diversi ambiti artistici partendo proprio dal libretto originale del Manifesto del Surrealismo.

Molto interessante è la sezione delle culture Americane dove sono esposti manufatti che ai loro occhi apparivano non solo meravigliosi e fantastici, ma anche dotati di poteri magici i quali potevano far entrare l'artista in questa dimensione della surrealtà e distaccarsi dalle convenzioni della società.

Nelle varie sezioni della mostra sono presenti alcuni filmati d'epoca che hanno contribuito a spiegare visivamente l'arte del surrealismo


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