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Post sul blog (375)

  • Fili Invisibili: tra Seta e Profumo, l’Arte di Raccontare l’Identità

    Nel cuore di Como, tra il silenzio eloquente di telai antichi e il ritmo dimenticato degli ingranaggi industriali, esiste un luogo in cui la materia si trasforma in racconto. È il Museo della Seta di Como, uno spazio che custodisce non solo la storia della seta, ma un’idea più ampia e sorprendente: quella di unire mondi lontani attraverso fili invisibili. Qui, la seta non è soltanto un tessuto. È un simbolo. È il punto di incontro tra artigianato e arte, tra industria e sogno. Ed è proprio seguendo questo filo sottile, impalpabile come una carezza sulla pelle, che si scopre un legame inaspettato: quello tra la seta e il profumo. All’inizio del Novecento, mentre le manifatture comasche vivevano il loro apice, la moda iniziava a cambiare pelle. Non più semplice confezione, ma visione. Non più oggetti, ma identità. Nasceva così una nuova figura, audace e rivoluzionaria: il couturier parfumeur. Tra le icone di questa trasformazione emerge il nome di Coco Chanel, che con il suo leggendario Chanel No. 5 ha ridefinito il concetto stesso di eleganza. Non più separazione tra abito e fragranza, ma un’unica, armoniosa espressione di sé. Eppure, prima ancora di lei, un altro visionario aveva intuito questa connessione profonda. Paul Poiret, spirito libero e anticonvenzionale, fu il primo a immaginare la moda come un universo totale. Le sue creazioni non erano solo abiti, ma esperienze immersive: feste sontuose, atmosfere evocative, mondi costruiti attorno a un’estetica. In quel contesto, il profumo diventava il gesto finale, invisibile ma essenziale, capace di completare la metamorfosi. Poiret liberò il corpo femminile dai corsetti, introducendo linee morbide, fluide, quasi liquide. Linee che ricordano il movimento della seta, che scivola e accarezza senza costringere. E come la seta, anche il profumo si posa, avvolge, racconta. Perché il profumo non è solo qualcosa che si indossa. È memoria. È identità. È un linguaggio silenzioso che attraversa il tempo e parla direttamente all’anima. Ed è proprio questa dimensione che oggi il museo restituisce ai suoi visitatori. Non più soltanto uno spazio espositivo, ma un viaggio sensoriale. Le sale si animano attraverso percorsi olfattivi che traducono macchinari e tessuti in emozioni. Ogni fragranza diventa una chiave, ogni nota un capitolo. Entrare al Museo della Seta significa lasciarsi guidare non solo dallo sguardo, ma dall’olfatto. Significa riscoprire la storia attraverso sensazioni intime, profonde, capaci di evocare ricordi e creare connessioni. E poi, arriva il momento più personale. Seduti in un piccolo laboratorio, il tempo rallenta. Le parole si fanno sussurro, i gesti diventano rituali. È qui che il visitatore si trasforma in creatore. Domenica 29 marzo, dalle 14.00 alle 15.30, il museo ha aperto le porte a un’esperienza unica: un laboratorio dedicato alla creazione di un profumo in olio personalizzato. Guidati da Antonella Fontana, si intraprende un viaggio tra alcune delle materie prime più affascinanti della profumeria: la sensualità della rosa, la luce agrumata del neroli, la profondità del gelsomino, la dolcezza avvolgente della vaniglia e il mistero del sandalo. Non è solo un’esperienza olfattiva, ma un percorso di psicoaromaterapia. Un modo per ascoltarsi, per scegliere ciò che risuona, per trasformare una fragranza in un gesto di cura. Alla fine, ciò che resta non è solo un roll-on da 10 ml. È un frammento di sé. Una traccia invisibile ma persistente. Perché il vero lusso non è solo ciò che si vede o si tocca. È ciò che si sente. È ciò che resta. Come il profumo. Come la seta. Galleria fotografica

  • Como Fun torna a Lariofiere: la fiera del fumetto, del gioco e della cultura pop scalda i motori per un weekend di divertimento.

    Como Fun si prepara a tornare protagonista a Lariofiere sabato 28 e domenica 29 marzo, con un programma ricco di conferme e diverse novità. Dopo il forte riscontro ottenuto nel 2025, la manifestazione dedicata all’intrattenimento in tutte le sue declinazioni torna con un format ancora più esteso e strutturato, consolidando il proprio ruolo tra gli appuntamenti di riferimento per gli appassionati di fumetto, gioco e cultura pop. La fiera si configura come un grande evento intergenerazionale, in grado di coinvolgere pubblici differenti attraverso passioni e linguaggi condivisi. Al centro dell’esperienza si sviluppa una vasta mostra mercato con oltre 200 espositori, tra fumetti, manga, gadget a tema nerd, action figures, carte collezionabili e accessori per cosplayer, offrendo un panorama completo pensato per collezionisti, curiosi e famiglie. Ampio spazio è riservato al mondo del gioco, presente in tutte le sue declinazioni. Como Fun ospita oltre 100 cabinati arcade originali, con i grandi classici – da Pac-Man a Metal Slug, da Space Invaders a Donkey Kong – finalmente accessibili in modalità free to play, senza gettoni. Accanto a questo viaggio nella memoria trovano spazio l’area retroconsole e retrocomputer, insieme a una grande area dedicata al gaming di ultima generazione, con titoli recenti giocabili in multiplayer locale per sfide immediate e coinvolgenti. A completare l’offerta i giochi da tavolo, con le associazioni del territorio impegnate a presentare al pubblico i titoli più amati e le novità del settore, sempre in versione giocabile. La dimensione creativa trova spazio nell’area mattoncini curata da ItLUG, dove i visitatori potranno ammirare costruzioni monumentali realizzate da alcuni dei principali artisti italiani. L’area Gunpla, invece, riunisce modellisti esperti che espongono le proprie opere e condividono tecniche e processi creativi attraverso una serie di laboratori aperti al pubblico. Protagonista il mondo del cosplay, con un palco interamente dedicato ad attività a tema, contest e sfilate: centinaia di cosplayer che interpretano i loro personaggi preferiti tratti da film, cartoon e serie tv, un tuffo negli universi di fantasia più amati da milioni di appassionati. Anche il fumetto è rappresentato da un’artist alley che ospita oltre 100 autori all’opera dal vivo, tra cui Federico Cecchin – il caricaturista più famoso del web – e il disegnatore Disney Donald Soffritti. Il palinsesto degli spettacoli rappresenta uno dei punti di forza della manifestazione. Sabato 28 marzo salirà sul palco Cristina D’Avena, per un concerto che accompagnerà il pubblico in un viaggio nella memoria attraverso le melodie che hanno segnato l’infanzia di intere generazioni. Domenica sarà la volta di Giorgio Vanni, che insieme alla sua band proporrà dal vivo i grandi successi delle sigle animate, da Dragon Ball a One Piece, da Pokémon a Detective Conan. Grande spazio al doppiaggio – sabato un evento dedicato a K-pop Demon Hunters con tutte le voci italiane dei protagonisti, domenica Gianluca Iacono, doppiatore di Vegeta in Dragon Ball – e al mondo delle serie tv. L’edizione primaverile di Como Fun accoglie ben due attori internazionali: Kevin Sussman, l’iconico Stuart, proprietario del negozio di fumetti in The Big Bang Theory; Christopher Judge, interprete di Teal’c, uno dei protagonisti della serie di fantascienza Stargate SG-1. Entrambi sul palco domenica per un’intervista aperta a tutti, incontreranno i fan in una serie di meet & greet, con foto e autografi. Sempre di serie tv si parlerà con Matteo Branciamore, Marco ne I Cesaroni, sabato 28 marzo, mentre nella stessa giornata Il Masseo – uno degli influencer più famosi in Italia – rappresenterà il mondo del web nel corso di un talk a tema. Con un’offerta che intreccia intrattenimento, spettacolo, gioco e creatività, Como Fun si prepara a riportare Lariofiere al centro dell’attenzione per un intero weekend, consolidando il proprio percorso di crescita e il rapporto con un pubblico sempre più ampio e diversificato. Galleria fotografica

  • Weljanny Luciano: il coraggio di trasformare la propria storia in identità.

    La storia di Weljanny Luciano non è semplicemente un percorso di successo, ma un viaggio umano fatto di sfide, cambiamenti e visione. Nata nella Repubblica Dominicana, cresce in un contesto segnato da difficoltà economiche che, invece di limitarla, contribuiscono a costruire in lei una forte determinazione. Fin da giovane comprende che il futuro non è qualcosa che si aspetta, ma qualcosa che si costruisce, spesso partendo da zero. Il trasferimento in Svizzera rappresenta un momento decisivo nella sua vita. Non è solo un cambiamento geografico, ma un passaggio complesso fatto di adattamento, nuove regole e nuove prospettive. In questo contesto, Weljanny sviluppa una mentalità internazionale e una capacità di osservazione che si rivelerà fondamentale per il suo futuro. È proprio qui che inizia a prendere forma una visione più ampia, che va oltre i limiti iniziali della sua realtà. Nel 2004 entra nel mondo della moda come modella, un ambiente che le permette di entrare in contatto diretto con l’estetica, la comunicazione e il potere dell’immagine. Non si limita a vivere quell’e sperienza in superficie: osserva, studia, comprende. Intuisce che la moda non è solo apparenza, ma un linguaggio capace di trasmettere identità, emozioni e sicurezza. Parallelamente costruisce la sua presenza come influencer, imparando a comunicare in modo autentico e a creare una connessione reale con il pubblico. Nel 2016 nasce Bellawel, un progetto che inizialmente prende forma nel settore beauty, con prodotti semplici ma significativi come le ciglia finte. Tuttavia, dietro questa scelta c’è già un’idea chiara: aiutare le donne a valorizzarsi, a sentirsi più sicure, a riconoscersi. Con il tempo, il brand evolve e si espande nel mondo degli accessori, trovando nelle borse la sua espressione più forte e riconoscibile. Le creazioni di Bellawel si distinguono per uno stile elegante e minimalista, per l’attenzione alla qualità e per una produzione che include il Made in Italy. Ma ciò che le rende davvero uniche è il loro significato. Ogni borsa non è pensata solo per completare un outfit, ma per raccontare qualcosa: un momento, una scelta, un’emozione. È un’estensione della persona che la indossa, un modo silenzioso ma potente di esprimere sé stesse. Al centro della visione di Weljanny Luciano c’è una filosofia precisa: la moda deve essere uno strumento di espressione personale. Non si tratta di seguire le tendenze, ma di costruire un’identità. Il suo lavoro si lega profondamente al concetto di empowerment femminile, non come slogan, ma come esperienza concreta. Attraverso il suo brand, trasmette l’idea che ogni donna possa definirsi da sola, senza bisogno di adattarsi a modelli imposti. Oltre al suo ruolo di imprenditrice, Weljanny si afferma anche come comunicatrice, utilizzando i social media e altri progetti per condividere la sua esperienza, parlare di crescita personale e creare un dialogo diretto con il suo pubblico. La sua figura si muove oggi tra moda, imprenditoria e storytelling, diventando un punto di riferimento per chi cerca non solo stile, ma anche significato. La sua è una storia che continua a evolversi, ma che già oggi rappresenta qualcosa di più di un semplice percorso professionale. È la dimostrazione che le origini non definiscono i limiti, ma possono diventare la base su cui costruire qualcosa di autentico. E che, a volte, ciò che creiamo non serve solo a essere visto, ma a raccontare chi siamo davvero.

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