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  • Ricky Martin infiamma San Benedetto del Tronto: una notte di musica, emozioni e magia latina

    Una città in festa, migliaia di cuori che battono all'unisono e un artista capace di trasformare una semplice serata in un evento indimenticabile. San Benedetto del Tronto ha accolto Ricky Martin con un entusiasmo travolgente, regalando alla Riviera delle Palme una notte destinata a rimanere impressa nella memoria di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di viverla. Photo credits by Ylenia Stefoni x Sconcerto.it L'attesa era iniziata già dalle prime ore del giorno. Fan provenienti da ogni parte d'Italia si sono riversati nella città marchigiana per assistere all'unica tappa italiana del tour europeo della superstar portoricana. Un appuntamento atteso da anni, che ha richiamato persone di tutte le età unite dalla passione per uno degli artisti più amati della musica internazionale. Tra i presenti anche Giampaolo Bescia, fondatore e proprietario del fan club ufficiale Ricky Martin Elite Italia, accompagnato da numerosi iscritti provenienti da diverse regioni del Paese. Con bandiere, striscioni e l'immancabile entusiasmo che da sempre contraddistingue il club, il gruppo ha rappresentato uno dei simboli più belli dell'affetto che il pubblico italiano continua a nutrire nei confronti di Ricky Martin. Una presenza significativa che ha contribuito a rendere ancora più speciale l'atmosfera dell'evento. Quando le luci si sono spente e le prime note hanno iniziato a risuonare nell'arena, il pubblico è esploso in un boato emozionante. Ricky Martin è apparso sul palco accolto da un'ovazione straordinaria, dimostrando fin dai primi istanti il carisma e l'energia che da oltre tre decenni lo rendono una delle più grandi icone della musica mondiale. Il concerto è stato un viaggio attraverso i successi che hanno segnato intere generazioni. Da "María" a "La Copa de la Vida", passando per "She Bangs", "Vente Pa' Ca" e l'intramontabile "Livin' la Vida Loca", ogni brano è stato cantato a squarciagola da migliaia di persone, trasformando il concerto in una gigantesca celebrazione collettiva. Non sono mancati i momenti più intimi, quelli in cui la musica lascia spazio alle emozioni. Ricky Martin ha ringraziato il pubblico italiano per il sostegno e l'affetto ricevuti nel corso della sua carriera, mostrando ancora una volta quel rapporto speciale che da sempre lo lega ai suoi fan. Parole semplici ma sincere, capaci di emozionare e creare una connessione autentica con tutti i presenti. Lo spettacolo, impreziosito da coreografie spettacolari, effetti visivi mozzafiato e una produzione di altissimo livello, ha confermato il talento straordinario dell'artista portoricano, capace di dominare il palco con eleganza, passione e una presenza scenica fuori dal comune. Per San Benedetto del Tronto non è stato soltanto un concerto. È stato un evento che ha acceso i riflettori sulla città, portando migliaia di visitatori e regalando una straordinaria vetrina internazionale alla Riviera delle Palme. Una serata che ha unito musica, turismo, emozioni e condivisione. Quando le ultime note hanno lasciato spazio agli applausi finali, negli occhi del pubblico si poteva leggere la stessa sensazione: quella di aver assistito a qualcosa di unico. Un concerto capace di andare oltre la musica e di trasformarsi in un'esperienza da custodire nel cuore. Ricky Martin ha salutato San Benedetto del Tronto lasciando dietro di sé un mare di emozioni, sorrisi e ricordi. E mentre le luci del palco si spegnevano lentamente, una certezza risuonava tra la folla: alcune notti passano, altre diventano storia. Quella vissuta a San Benedetto del Tronto è stata senza dubbio una di quelle che resteranno per sempre. Galleria fotografica

  • La Trilogia dell’Anima: Il Viaggio Sensoriale di Habib Al-Sowaidi tra Miti, Aforismi e Gemme Liquide

    Ci sono fragranze nate per accarezzare l’olfatto e fragranze nate per scuotere l’anima. Nel panorama contemporaneo della profumeria artistica, esiste un visionario capace di trasformare il profumo in un ponte teso tra il mito antico e la modernità più audace. Il suo nome è Habib Al-Sowaidi. Originario dello Yemen – la leggendaria Arabia Felix, terra di incenso, mirra e cieli infiniti –, Al-Sowaidi ha saputo infondere la sacralità e la memoria delle sue radici nel cuore pulsante di Parigi, dando vita a un’epopea olfattiva senza precedenti. Non parliamo di semplici marchi, ma di tre capitoli di un unico, travolgente romanzo d’amore per la pelle. Un viaggio che unisce la maestosità di Reine de Saba, l'intimità intellettuale di Aphorismes by Dominique Ropion e l'edonismo vibrante di Ybry Paris. L’Inizio del Viaggio: Il Richiamo del Deserto e della Storia Tutto comincia dove il mito si confonde con la realtà. Con Reine de Saba, Al-Sowaidi evoca lo spirito della mitica regina Bilqis, trasformando il profumo in una macchina del tempo. Ogni flacone è uno scrigno d’arte: il tappo riproduce la corona dell'Upupa – il mitico uccello messaggero d'amore tra la Regina e il Re Salomone – mentre sul vetro, incise in oro, leggiamo parole d'amore che i maestri profumieri hanno dedicato a questa figura leggendaria. Quando la pelle incontra Aksoum (firmato dal genio Dominique Ropion), si compie la magia. Non è solo un profumo: è l’emozione di una carovana che arriva nell'antica Etiopia sotto un cielo trapunto di stelle. Una tuberosa carnale e un gelsomino bagnato dal sole d'Egitto si fondono in un abbraccio primordiale, per poi adagiarsi su un letto di sandalo cremoso e muschi sensuali. È la scia della regalità fiera, il profumo di chi non ha paura di lasciare un'impronta eterna. La Verità Nuda: Gli Aforismi del Maestro Dalle sabbie d'oro del deserto, il viaggio ci porta nel laboratorio più intimo del profumiere vivente più venerato al mondo. Spesso sussurrato dagli iniziati come "Sphorimes", il progetto Aphorismes by Dominique Ropion rappresenta la libertà assoluta. Qui, Ropion si spoglia delle logiche di mercato per scrivere poesie liquide, dove ogni fragranza è come un aforisma: una verità folgorante espressa in pochissime, precise note. È un brivido freddo e caldo insieme. Prendiamo Innocent Tuberose: una reinterpretazione destabilizzante dove la tipica opulenza carnale di questo fiore bianco viene travolta da uno zenzero tagliente e dal vetiver. È la sensazione della pelle d'oca, di un segreto confessato all'alba. O ancora A Rose is a Rose, una rosa monumentale e fiera, bagnata da uno zafferano ipnotico e da un oud scuro. Non è la rosa romantica da giardino; è la rosa della passione che brucia, della bellezza che graffia e conquista. L'Apoteosi del Colore: La Gioia Ritrovata Ma il viaggio di Al-Sowaidi non si ferma alla contemplazione del passato o alla perfezione geometrica. Esplode, infine, in un inno alla gioia di vivere con l'ultimo, attesissimo capitolo presentato in anteprima mondiale a Esxence: Ybry Paris. Se Reine de Saba è il mito e Aphorismes è la mente, Ybry è il cuore che pulsa a ritmo accelerato. È un ritorno all'edonismo sfrenato e colorato della profumeria a cavallo del millennio, una celebrazione del lusso sfrontato e felice. Sette flaconi splendenti come gemme preziose racchiudono fragranze morbide, avvolgenti, nate per far stare bene chi le indossa. Tra queste spicca Rubis, un vero e proprio bacio vellutato al sapore di ciliegia nera, liquorosa e densa, che si scioglie in un cuore di rosa e patchouli prima di sfumare in un'eliotropio cipriato. È teatrale, magnetico, squisitamente nostalgico. Accanto ad esso, Emeraude risveglia i sensi con la freschezza croccante della pera verde e del mandarino, che evaporano per rivelare una rosa selvatica bagnata dalla rugiada. È l'emozione di camminare a piedi scalzi in un giardino segreto dove tutto, finalmente, è ancora possibile. La Sintesi del Lusso Emotivo La trilogia di Habib Al-Sowaidi è la prova che la vera profumeria artistica ha ancora il potere di farci sognare. Unendo la sacralità di Reine de Saba, l’intensità intellettuale di Aphorismes e lo sfarzo cromatico di Ybry Paris, Al-Sowaidi non ha solo creato dei profumi. Ha creato uno specchio per le nostre emozioni più profonde. Scegliere una di queste creazioni per il proprio rituale quotidiano significa decidere quale parte della propria storia raccontare al mondo. Perché sulla pelle, alla fine, non rimane solo una scia olfattiva. Rimane l'emozione pura di un sogno diventato realtà. Ringrazio infinitamente il Sior Habib Al-Sowaidi per la sua piena disponibilita e cortesia e a Khaled Elrashedi per avermi permesso questo incontro.

  • L’Ultimo Viaggio nel Segno della Bellezza: Quando il Commiato Diventa Arte.

    Milano ha sfidato i tabù più profondi trasformando il rito del passaggio in un’esperienza estetica senza precedenti. Venerdì 8 maggio, le storiche mura del Centro Internazionale di Brera (via Formentini, 10) hanno ospitato “Una questione di stile”, un’esposizione curata da Primacassa che eleva il concetto di commiato a vera e propria forma d'arte. Non si tratta di una semplice mostra, ma di una riflessione corale sul senso dell'esistere, arricchita dai contributi intellettuali di Guido Oldani, Pietro Pedroni e Stefano Pizzi. ​Il cuore pulsante dell’evento è l'estetica del silenzio: dodici bare che si rivelano autentici capolavori di design. Nate dalla matita di Vittorio Prato su intuizione visionaria di Primo Fumagalli, queste opere tornano oggi a risplendere in una sede prestigiosa, impreziosite dal tocco contemporaneo del giovane artista Dario Ponessa, che ne ha rivisitato i decori con sensibilità moderna. L’idea di fondo è dirompente: il diritto di congedarsi dal mondo mantenendo intatto lo stile e il carattere che hanno guidato l’intera vita. ​Questa collezione è l'eredità spirituale di Primo Fumagalli, fondatore di Primacassa e imprenditore brianzolo dalla personalità vulcanica. Viaggiatore instancabile e appassionato centauro, Fumagalli ha concepito il momento del distacco non come un cupo sipario, ma come un’ultima performance. Per lui, l'atto finale deve possedere un’aura esclusiva e "charmant", una coerenza visiva che celebri la dignità e l'unicità dell'individuo attraverso forme raffinate e materiali pregiati. Come amava sottolineare: “È il rivelare il proprio vissuto sottolineandolo per un’ultima volta davanti agli affetti più cari”. ​Immergersi in questa esposizione nel cuore di Brera significa guardare oltre il dolore per abbracciare l'eterno. È un invito coraggioso a trasformare un oggetto di utilità estrema in un messaggio d’amore verso la vita stessa, rendendo l'ultimo saluto un gesto di suprema bellezza.

  • Prada presenta Chawan Cabinet, una mostra dell’artista Theaster Gates

    C’è un momento, varcando la soglia del *Chawan Cabinet*, in cui il rumore del mondo sembra arretrare. Non è un silenzio vuoto, ma denso, abitato. Un silenzio che invita a rallentare, a osservare, a entrare in relazione. Al centro di questo progetto, ideato dall’artista americano Theaster Gates in dialogo con Prada, non ci sono semplicemente oggetti, ma presenze. Ceramiche, forme cerimoniali, superfici segnate dal fuoco e dal tempo: elementi che non chiedono di essere guardati, ma vissuti. Ogni pezzo sembra custodire un gesto, una memoria, una traccia umana che resiste all’omologazione del contemporaneo. La ceramica, una delle prime tecnologie dell’umanità, torna qui alla sua essenza più profonda: recipiente di vita, di nutrimento, di relazione. Non lusso, ma necessità. Non decorazione, ma linguaggio. In questo spazio, ogni imperfezione diventa racconto, ogni variazione testimonianza di una presenza irripetibile. Il cuore simbolico dell’intero progetto è la *chawan*, la ciotola da tè giapponese. Più che un oggetto, è un invito: a tenere tra le mani qualcosa con attenzione, a percepirne il peso, la temperatura, la superficie. È un gesto di ospitalità, ma anche di consapevolezza. Accanto, il *yunomi* — la tazza quotidiana — introduce un’altra dimensione: quella della ripetizione, dell’abitudine, della familiarità. Se la chawan appartiene al rito, il yunomi appartiene al tempo che scorre. E poi il *guinomi* e il *tokkuri*, legati al sakè, che trasformano l’atto individuale in esperienza condivisa. Passano di mano in mano, costruendo fiducia, prossimità, comunità. In questo lessico silenzioso, gli oggetti diventano mediatori: strumenti attraverso cui le relazioni prendono forma. Lo spazio stesso è parte integrante di questa narrazione. Non una semplice esposizione, ma un ambiente che richiama un paesaggio domestico giapponese: intimo, essenziale, profondamente tattile. Le superfici ruvide, le ceramiche sviluppate con manifatture giapponesi, il legno di recupero: tutto contribuisce a creare un’atmosfera che rifiuta la perfezione levigata del retail contemporaneo. Al centro, un lungo tavolo non è solo supporto espositivo, ma luogo potenziale di incontro. Intorno, strutture che non impongono ordine ma suggeriscono relazioni, accumuli, stratificazioni. Nulla è gerarchico. Tutto è umano. Più raccolti, gli ambienti laterali custodiscono altre dimensioni del progetto. Un cabinet appartenente alla collezione personale di Gates diventa simbolo di archivio e memoria, mentre le chawan del suo *1,000 tea bowl project* raccontano una ricerca fatta di ripetizione e variazione, dove ogni differenza è significativa. Nel cortile, una tea house introduce il tempo del rito. Qui la cerimonia del tè non è spettacolo, ma esperienza. Un invito a partecipare, a essere presenti. Intorno, un giardino essenziale — ghiaia, vegetazione, sculture — estende questa sospensione in uno spazio aperto, ma ugualmente raccolto. E poi il suono. Un giradischi d’epoca accompagna la visita con il calore imperfetto del vinile. Anche questo è un gesto: scegliere un disco, posarlo, lasciarlo suonare. Una cura che appartiene al domestico, al quotidiano, al tempo lento. Il lavoro di Theaster Gates trova qui una sintesi potente. La sua pratica, che attraversa scultura, urbanistica, teoria dello spazio e performance, si radica nell’argilla come metafora: qualcosa che può essere modellato, trasformato, ma che conserva sempre la memoria delle mani che l’hanno lavorata. È proprio in questa tensione tra concetto e materia che il progetto prende vita. *Chawan Cabinet* non è solo un’esposizione. È una proposta. Un cambio di prospettiva. Sposta l’attenzione dal possesso all’esperienza, dall’oggetto alla relazione, dalla visione all’uso. Ci ricorda che abitare il mondo — davvero — significa entrare in contatto con ciò che ci circonda, con attenzione e intenzione. E forse, uscendo, qualcosa resta: un modo diverso di guardare una tazza, un gesto più lento nel portarla alle labbra, una consapevolezza nuova nel condividere un momento. Piccoli atti, semplici recipienti. Eppure, capaci di contenere profondità.

  • IL DIAVOLO VESTE PRADA 2: MIRANDA E’ TORNATA. E MILANO TREMA.

    L’attesa è finita: in tutte le sale italiane arriva Il diavolo veste Prada 2. E sì, noi c’eravamo. Siamo stati ospiti alla proiezione all’Orfeo Multisala a Milano e, lasciatecelo dire: più che un film, è una vera dichiarazione di stile come direbbe Miranda Priestly. L’impatto visivo è straordinario : tutto, dal mood board alle scenografie, è perfettamente coerente . Ma è il film a fare davvero la differenza. Rispetto al primo capitolo, il rapporto tra Miranda e Andrea “Andy” Sachs assume un ruolo molto più centrale, trasformandosi in qualcosa di inaspettato, una vera e propria alleanza di potere femminile. E sappiamo bene quanto, nel mondo della moda, questa complicità sia tanto rara quanto potente. Tra i personaggi che colpiscono di più c’è Nigel Kipling, interpretato da Stanley Tucci: sempre elegante, sempre educato, nel primo film rimaneva in parte nell’ombra. Qui, invece, trova finalmente spazio e profondità, conquistando una rivincita narrativa che era decisamente dovuta al suo personaggio. E poi c’è Anne Hathaway nei panni di Andrea: un punto chiave dell’intero film. È una delle poche persone che Miranda, così apparentemente fredda e impenetrabile, arriva a stimare davvero. Ed è proprio attraverso questo rapporto che scopriamo un lato più umano della direttrice, qualcosa che nel primo film era solo accennato. E non dimentichiamoci di Emily: perché sì, anche lei regalerà più di un colpo di scena, confermandosi uno dei personaggi più imprevedibili e iconici. Milano, ovviamente, non poteva restare fuori. La città diventa parte integrante del racconto: elegante, frenetica, perfettamente in linea con il film. Tra i punti più iconici c’è un pop-up al piano terra della Rinascente che Miranda approverebbe senza esitazione. Dalle sue frasi cult “Fa’ pure tutto con estrema calma, sai quanto la cosa possa rendermi felice” , fino a uno spazio foto a forma di magazine ispirato a Runway, la rivista simbolo della storia. Per chi ama i dettagli, alcune delle scene più suggestive sono state girate a Villa Arconati, aggiungendo un tocco ancora più sofisticato alla narrazione visiva. Musiche di Theodore Shapiro, scenografia di Jess Gonchor e costumi firmati da Molly Rogers completano un lavoro che è, prima di tutto, un’esperienza stilosa. Ci saranno colpi di scena, ci sarà dramma perché le vere queen non fanno altro. Ma soprattutto ci sarà stile, quello che non passa mai di moda e che questo sequel riesce ancora a reinventare. E a questo punto, diciamolo chiaramente: non vi resta che correre al cinema, ma con le aspettative alte perché Miranda Priestly non accetta niente di meno!

  • GRANDE AFFLUENZA DI FAN A MILANO PER FESTEGGIARE L’ICONICO SUPEREROE DC

    Milano si è svegliata avvolta da un’energia speciale questo weekend di aprile. Tra i grattacieli moderni di CityLife e il cielo terso che sembra quasi fare da cornice, il mito senza tempo di Superman è tornato a vivere, richiamando una folla entusiasta e sorprendentemente eterogenea: bambini con gli occhi pieni di meraviglia, adulti con il sorriso nostalgico di chi è cresciuto sognando di volare. Il 18 e 19 aprile 2026, in occasione del Superman Day, Piazza Tre Torri si è trasformata in un piccolo angolo di Metropolis. Al centro dell’evento, un’edicola ispirata al leggendario Daily Planet ha fatto da punto di ritrovo per fan di ogni età, diventando simbolo tangibile di un legame che attraversa generazioni. Non si trattava solo di celebrare un supereroe, ma di rivivere un immaginario collettivo fatto di speranza, coraggio e desiderio di fare la cosa giusta. Le attività proposte hanno saputo coinvolgere tutti: dall’iconico scudo con la “S”, davanti al quale si sono formate lunghe file per una foto ricordo, all’area dedicata a Krypto, capace di strappare sorrisi sinceri. Tra le attrazioni più amate, la cabina fotografica che permetteva ai visitatori di portare a casa una cartolina personalizzata da Metropolis — un piccolo frammento di magia da conservare. E poi c’era quel gesto semplice ma significativo: ricevere tra le mani un’edizione speciale del Daily Planet, gratuita, con articoli esclusivi dedicati all’Uomo del Domani. Un oggetto simbolico che, per un momento, ha fatto sentire tutti parte di una storia più grande. Superman non è solo un personaggio nato nel 1938 dalla mente di Jerry Siegel e dalla matita di Joe Shuster. È un’idea, un archetipo, un promemoria costante che anche nei tempi più complessi esistono valori universali come la gentilezza, la giustizia e la speranza. E a Milano, in questo fine settimana, quei valori hanno preso forma nei sorrisi delle persone, negli sguardi rivolti verso l’alto e nella voglia condivisa di credere — almeno per un attimo — che un mondo migliore sia davvero possibile. Forse è proprio questo il vero potere di Superman: non volare, non la forza sovrumana, ma la capacità di unire le persone, ricordando a ciascuno di noi che, in fondo, un piccolo eroe può esistere dentro ognuno.

  • Fili Invisibili: tra Seta e Profumo, l’Arte di Raccontare l’Identità

    Nel cuore di Como, tra il silenzio eloquente di telai antichi e il ritmo dimenticato degli ingranaggi industriali, esiste un luogo in cui la materia si trasforma in racconto. È il Museo della Seta di Como, uno spazio che custodisce non solo la storia della seta, ma un’idea più ampia e sorprendente: quella di unire mondi lontani attraverso fili invisibili. Qui, la seta non è soltanto un tessuto. È un simbolo. È il punto di incontro tra artigianato e arte, tra industria e sogno. Ed è proprio seguendo questo filo sottile, impalpabile come una carezza sulla pelle, che si scopre un legame inaspettato: quello tra la seta e il profumo. All’inizio del Novecento, mentre le manifatture comasche vivevano il loro apice, la moda iniziava a cambiare pelle. Non più semplice confezione, ma visione. Non più oggetti, ma identità. Nasceva così una nuova figura, audace e rivoluzionaria: il couturier parfumeur. Tra le icone di questa trasformazione emerge il nome di Coco Chanel, che con il suo leggendario Chanel No. 5 ha ridefinito il concetto stesso di eleganza. Non più separazione tra abito e fragranza, ma un’unica, armoniosa espressione di sé. Eppure, prima ancora di lei, un altro visionario aveva intuito questa connessione profonda. Paul Poiret, spirito libero e anticonvenzionale, fu il primo a immaginare la moda come un universo totale. Le sue creazioni non erano solo abiti, ma esperienze immersive: feste sontuose, atmosfere evocative, mondi costruiti attorno a un’estetica. In quel contesto, il profumo diventava il gesto finale, invisibile ma essenziale, capace di completare la metamorfosi. Poiret liberò il corpo femminile dai corsetti, introducendo linee morbide, fluide, quasi liquide. Linee che ricordano il movimento della seta, che scivola e accarezza senza costringere. E come la seta, anche il profumo si posa, avvolge, racconta. Perché il profumo non è solo qualcosa che si indossa. È memoria. È identità. È un linguaggio silenzioso che attraversa il tempo e parla direttamente all’anima. Ed è proprio questa dimensione che oggi il museo restituisce ai suoi visitatori. Non più soltanto uno spazio espositivo, ma un viaggio sensoriale. Le sale si animano attraverso percorsi olfattivi che traducono macchinari e tessuti in emozioni. Ogni fragranza diventa una chiave, ogni nota un capitolo. Entrare al Museo della Seta significa lasciarsi guidare non solo dallo sguardo, ma dall’olfatto. Significa riscoprire la storia attraverso sensazioni intime, profonde, capaci di evocare ricordi e creare connessioni. E poi, arriva il momento più personale. Seduti in un piccolo laboratorio, il tempo rallenta. Le parole si fanno sussurro, i gesti diventano rituali. È qui che il visitatore si trasforma in creatore. Domenica 29 marzo, dalle 14.00 alle 15.30, il museo ha aperto le porte a un’esperienza unica: un laboratorio dedicato alla creazione di un profumo in olio personalizzato. Guidati da Antonella Fontana, si intraprende un viaggio tra alcune delle materie prime più affascinanti della profumeria: la sensualità della rosa, la luce agrumata del neroli, la profondità del gelsomino, la dolcezza avvolgente della vaniglia e il mistero del sandalo. Non è solo un’esperienza olfattiva, ma un percorso di psicoaromaterapia. Un modo per ascoltarsi, per scegliere ciò che risuona, per trasformare una fragranza in un gesto di cura. Alla fine, ciò che resta non è solo un roll-on da 10 ml. È un frammento di sé. Una traccia invisibile ma persistente. Perché il vero lusso non è solo ciò che si vede o si tocca. È ciò che si sente. È ciò che resta. Come il profumo. Come la seta. Galleria fotografica

  • Como Fun torna a Lariofiere: la fiera del fumetto, del gioco e della cultura pop scalda i motori per un weekend di divertimento.

    Como Fun si prepara a tornare protagonista a Lariofiere sabato 28 e domenica 29 marzo, con un programma ricco di conferme e diverse novità. Dopo il forte riscontro ottenuto nel 2025, la manifestazione dedicata all’intrattenimento in tutte le sue declinazioni torna con un format ancora più esteso e strutturato, consolidando il proprio ruolo tra gli appuntamenti di riferimento per gli appassionati di fumetto, gioco e cultura pop. La fiera si configura come un grande evento intergenerazionale, in grado di coinvolgere pubblici differenti attraverso passioni e linguaggi condivisi. Al centro dell’esperienza si sviluppa una vasta mostra mercato con oltre 200 espositori, tra fumetti, manga, gadget a tema nerd, action figures, carte collezionabili e accessori per cosplayer, offrendo un panorama completo pensato per collezionisti, curiosi e famiglie. Ampio spazio è riservato al mondo del gioco, presente in tutte le sue declinazioni. Como Fun ospita oltre 100 cabinati arcade originali, con i grandi classici – da Pac-Man a Metal Slug, da Space Invaders a Donkey Kong – finalmente accessibili in modalità free to play, senza gettoni. Accanto a questo viaggio nella memoria trovano spazio l’area retroconsole e retrocomputer, insieme a una grande area dedicata al gaming di ultima generazione, con titoli recenti giocabili in multiplayer locale per sfide immediate e coinvolgenti. A completare l’offerta i giochi da tavolo, con le associazioni del territorio impegnate a presentare al pubblico i titoli più amati e le novità del settore, sempre in versione giocabile. La dimensione creativa trova spazio nell’area mattoncini curata da ItLUG, dove i visitatori potranno ammirare costruzioni monumentali realizzate da alcuni dei principali artisti italiani. L’area Gunpla, invece, riunisce modellisti esperti che espongono le proprie opere e condividono tecniche e processi creativi attraverso una serie di laboratori aperti al pubblico. Protagonista il mondo del cosplay, con un palco interamente dedicato ad attività a tema, contest e sfilate: centinaia di cosplayer che interpretano i loro personaggi preferiti tratti da film, cartoon e serie tv, un tuffo negli universi di fantasia più amati da milioni di appassionati. Anche il fumetto è rappresentato da un’artist alley che ospita oltre 100 autori all’opera dal vivo, tra cui Federico Cecchin – il caricaturista più famoso del web – e il disegnatore Disney Donald Soffritti. Il palinsesto degli spettacoli rappresenta uno dei punti di forza della manifestazione. Sabato 28 marzo salirà sul palco Cristina D’Avena, per un concerto che accompagnerà il pubblico in un viaggio nella memoria attraverso le melodie che hanno segnato l’infanzia di intere generazioni. Domenica sarà la volta di Giorgio Vanni, che insieme alla sua band proporrà dal vivo i grandi successi delle sigle animate, da Dragon Ball a One Piece, da Pokémon a Detective Conan. Grande spazio al doppiaggio – sabato un evento dedicato a K-pop Demon Hunters con tutte le voci italiane dei protagonisti, domenica Gianluca Iacono, doppiatore di Vegeta in Dragon Ball – e al mondo delle serie tv. L’edizione primaverile di Como Fun accoglie ben due attori internazionali: Kevin Sussman, l’iconico Stuart, proprietario del negozio di fumetti in The Big Bang Theory; Christopher Judge, interprete di Teal’c, uno dei protagonisti della serie di fantascienza Stargate SG-1. Entrambi sul palco domenica per un’intervista aperta a tutti, incontreranno i fan in una serie di meet & greet, con foto e autografi. Sempre di serie tv si parlerà con Matteo Branciamore, Marco ne I Cesaroni, sabato 28 marzo, mentre nella stessa giornata Il Masseo – uno degli influencer più famosi in Italia – rappresenterà il mondo del web nel corso di un talk a tema. Con un’offerta che intreccia intrattenimento, spettacolo, gioco e creatività, Como Fun si prepara a riportare Lariofiere al centro dell’attenzione per un intero weekend, consolidando il proprio percorso di crescita e il rapporto con un pubblico sempre più ampio e diversificato. Galleria fotografica

  • Weljanny Luciano: il coraggio di trasformare la propria storia in identità.

    La storia di Weljanny Luciano non è semplicemente un percorso di successo, ma un viaggio umano fatto di sfide, cambiamenti e visione. Nata nella Repubblica Dominicana, cresce in un contesto segnato da difficoltà economiche che, invece di limitarla, contribuiscono a costruire in lei una forte determinazione. Fin da giovane comprende che il futuro non è qualcosa che si aspetta, ma qualcosa che si costruisce, spesso partendo da zero. Il trasferimento in Svizzera rappresenta un momento decisivo nella sua vita. Non è solo un cambiamento geografico, ma un passaggio complesso fatto di adattamento, nuove regole e nuove prospettive. In questo contesto, Weljanny sviluppa una mentalità internazionale e una capacità di osservazione che si rivelerà fondamentale per il suo futuro. È proprio qui che inizia a prendere forma una visione più ampia, che va oltre i limiti iniziali della sua realtà. Nel 2004 entra nel mondo della moda come modella, un ambiente che le permette di entrare in contatto diretto con l’estetica, la comunicazione e il potere dell’immagine. Non si limita a vivere quell’e sperienza in superficie: osserva, studia, comprende. Intuisce che la moda non è solo apparenza, ma un linguaggio capace di trasmettere identità, emozioni e sicurezza. Parallelamente costruisce la sua presenza come influencer, imparando a comunicare in modo autentico e a creare una connessione reale con il pubblico. Nel 2016 nasce Bellawel, un progetto che inizialmente prende forma nel settore beauty, con prodotti semplici ma significativi come le ciglia finte. Tuttavia, dietro questa scelta c’è già un’idea chiara: aiutare le donne a valorizzarsi, a sentirsi più sicure, a riconoscersi. Con il tempo, il brand evolve e si espande nel mondo degli accessori, trovando nelle borse la sua espressione più forte e riconoscibile. Le creazioni di Bellawel si distinguono per uno stile elegante e minimalista, per l’attenzione alla qualità e per una produzione che include il Made in Italy. Ma ciò che le rende davvero uniche è il loro significato. Ogni borsa non è pensata solo per completare un outfit, ma per raccontare qualcosa: un momento, una scelta, un’emozione. È un’estensione della persona che la indossa, un modo silenzioso ma potente di esprimere sé stesse. Al centro della visione di Weljanny Luciano c’è una filosofia precisa: la moda deve essere uno strumento di espressione personale. Non si tratta di seguire le tendenze, ma di costruire un’identità. Il suo lavoro si lega profondamente al concetto di empowerment femminile, non come slogan, ma come esperienza concreta. Attraverso il suo brand, trasmette l’idea che ogni donna possa definirsi da sola, senza bisogno di adattarsi a modelli imposti. Oltre al suo ruolo di imprenditrice, Weljanny si afferma anche come comunicatrice, utilizzando i social media e altri progetti per condividere la sua esperienza, parlare di crescita personale e creare un dialogo diretto con il suo pubblico. La sua figura si muove oggi tra moda, imprenditoria e storytelling, diventando un punto di riferimento per chi cerca non solo stile, ma anche significato. La sua è una storia che continua a evolversi, ma che già oggi rappresenta qualcosa di più di un semplice percorso professionale. È la dimostrazione che le origini non definiscono i limiti, ma possono diventare la base su cui costruire qualcosa di autentico. E che, a volte, ciò che creiamo non serve solo a essere visto, ma a raccontare chi siamo davvero.

  • Diamond Club Fashion Event: un trionfo di eleganza e creatività alla Milano Fashion Week 2026

    Milano, Museo Bagatti Valsecchi – 2 marzo 2026 Nel cuore pulsante della Milano Fashion Week, il Museo Bagatti Valsecchi ha aperto le sue porte a un evento che ha ridefinito il concetto di esclusività e stile: il Diamond Club Fashion Event. Tra affreschi rinascimentali e arredi sontuosi, la storica dimora milanese ha accolto ospiti provenienti da tutta Europa, offrendo una cornice unica per celebrare la moda come forma d’arte. Protocollo Credit by Damiano Colle Ad aprire la serata, la Dott.ssa Cesarina Ferruzzi, che con eleganza e precisione ha diretto ogni momento, accompagnando il pubblico in un viaggio tra stile e raffinatezza. Gli organizzatori, il Dott. Carmelo Alì e la Dott.ssa Laura Pagani Cesa, hanno espresso il loro sincero ringraziamento agli ospiti e ai prestigiosi partner: il Museo Bagatti Valsecchi, la World Luxury Chamber of Commerce di New York e la Camera Nazionale della Moda Svizzera. La presenza del Presidente della Camera della Moda Svizzera, Dott. Franco Taranto, accompagnato dalla modella svizzera Nastia Kuchereenko, ha conferito alla serata un’aura di prestigio internazionale. Tra parole di apprezzamento e l’invito a valorizzare il talento creativo dei designer, il pubblico ha respirato l’importanza culturale di eventi di questo calibro. La passerella si è accesa con le prime sfilate, tra cui spiccava Naomi Acosta, rappresentante svizzera a Miss Universo 2025, che ha indossato un incantevole abito firmato Maison Dray, evocando eleganza, passione e impegno sociale. La stilista siciliana Mariella D’Angelo, presentata dall’Avv. Elisabetta Baviera, ha portato in scena la storia e la bellezza della Sicilia attraverso creazioni che fondono tradizione e modernità. Maison Dray, con la collezione Foyer 2026, ha reso omaggio ai teatri d’opera italiani: abiti da gala avvolti in cromie drammatiche, silhouette scolpite e dettagli preziosi hanno raccontato la magia dei foyer dorati e il fascino del glamour nobiliare. Il giovane stilista Enrico Dray ha annunciato l’apertura del suo prestigioso atelier a Monza prevista per settembre 2026. La serata ha proseguito con le creazioni di Raffaella Verri Zorzi – Iconic Collection, dove i gioielli diventano vere opere d’arte, espressione di raffinatezza senza tempo. Il brand inglese Goishee ha stupito con una moda sostenibile, audace e contemporanea, mentre il saxofonista Federico Sax ha regalato un intermezzo musicale magico e indimenticabile. La seconda parte delle sfilate ha visto protagonisti talenti internazionali come la stilista polacca Isabel von Potriovski, con linee pulite e dettagli sofisticati, e il celebre brand cinese Yokuku, premiato con il Celebre Magazine Award per la sua creatività e innovazione. Photo Credit by Sergio Sepiello Dietro ogni uscita, un team impeccabile: Martina Costarelli MUA e Federica Breda Hairstyle, che hanno esaltato la bellezza e la personalità di ogni modello, rendendo ogni sfilata un capolavoro di stile. La serata si è conclusa con un elegante cocktail sulla terrazza del museo, dove ospiti e designer hanno brindato con le eccellenze di Barman in Viaggio e Venturini Vini, suggellando un evento destinato a entrare nella storia della Fashion Week milanese. Il Diamond Club Fashion Event si conferma così un tributo alla moda, all’arte e all’innovazione, capace di trasformare un abito in linguaggio universale, emozione e visione. L’attesa è già tutta per la prossima edizione, il 24 settembre 2026, quando il Museo Bagatti Valsecchi tornerà a brillare come simbolo di lusso, creatività e stile senza tempo. Galleria fotografica

  • "Promenade della Moda": Il trionfo dell’eleganza alla Milano Fashion Week

    Nel cuore pulsante di Milano, durante la leggendaria Milano Fashion Week, la moda ha trovato ancora una volta la sua dimensione più autentica e profonda. Il 1° marzo 2026, tra le suggestive mura di La Stamperia, l’ottava edizione di Promenade della Moda ha dato vita a qualcosa che va ben oltre una semplice sfilata: un’esperienza sensoriale, culturale ed emotiva. Photo Credit by Damiano Colle Qui, la moda non si limita a vestirci. Ci racconta. Fin dal primo istante, gli ospiti sono stati avvolti in un’atmosfera vibrante, dove ogni dettaglio era studiato per evocare emozione: il suono dei tessuti che si sfiorano, i riflessi della luce sulle superfici preziose, il ritmo quasi ipnotico della passerella. La “Welcome Experience” ha aperto le porte a un viaggio multisensoriale tra gusto e percezione, preparando il pubblico a ciò che sarebbe stato un susseguirsi di visioni. Ma è quando si accendono i riflettori che la magia prende forma. Ad inaugurare la passerella, lo stilista italiano Luca Hettner, che con la sua capsule collection “The Warriors” ha trasportato il pubblico in un universo potente e simbolico. La sua donna è combattente e visionaria, sospesa tra suggestioni apocalittiche e richiami storici, tra forza e spiritualità. Ogni capo è un racconto cucito addosso, un equilibrio tra armatura e poesia. Accanto a lui, il talento internazionale ha dato voce a una pluralità di storie e culture. Larisa Muromets, con “Wild Style”, ha trasformato la natura in linguaggio sartoriale: animali, colori e texture diventano metafore di libertà e istinto. Nati Rudnitskaya ha invece celebrato la dualità femminile con “Wild Rose”, una collezione intensa, fatta di contrasti e passione. CRISANTA ha aperto un nuovo capitolo introducendo la sua prima linea uomo, mentre Tony Duier ha portato in passerella un progetto intimo e toccante, dove memoria e surrealismo si intrecciano in una narrazione profondamente personale. E poi OOFYA, con la sua Metamorfosi, ha trasformato il mito in abito, creando capi che parlano di trasformazione e identità. La Maison A.S.-FenikS ha unito teatro, musica e moda in una performance totale, mentre BOULAS ha riaffermato la sua estetica iconica fatta di corsetti e silhouette scolpite. Tra minimalismo e sensualità, anche İrem Ünsalan ha conquistato la scena con “Uccelli d’inverno”, una collezione che sussurra eleganza e forza con una delicatezza quasi eterea. E non è mancato lo sguardo architettonico e contemporaneo di KOVERKOT, ispirato al costruttivismo russo. A chiudere lo show, uno dei momenti più emozionanti: la passerella degli studenti dell’Istituto Apicio Colonna Gatti. Giovani talenti che, con dedizione e passione, hanno dimostrato che il futuro della moda è già qui—autentico, consapevole, straordinariamente vivo. “Promenade della Moda” si conferma così molto più di un evento: è un crocevia di culture, un laboratorio creativo, un luogo in cui l’arte prende forma e si muove. È un invito a guardare oltre il tessuto, oltre la tendenza, per scoprire il significato più profondo dell’espressione individuale. In un mondo che corre veloce, Milano si ferma—anche solo per un momento—per ricordarci che la moda, quella vera, è emozione che resta. Prima della sfilata il Direttore e il ragazzi di DJ Rimo anno scattato alcune immagini in merito al prima singolo ufficiale intitolato "Amore World"

  • Andrea Della Rocca, la voce che connette storie: da Eboli al panorama internazionale tra interviste ed emozioni.

    Andrea Della Rocca non è soltanto un nome emergente: è una voce che, passo dopo passo, sta imparando a farsi ascoltare ben oltre i confini della sua terra. Nato a Eboli nel 2000, ha trasformato una passione in un percorso concreto, costruito con determinazione, curiosità e una rara capacità di entrare in sintonia con le persone. Il suo viaggio nella comunicazione non è stato improvviso, ma frutto di una crescita costante. Dalle prime esperienze nelle radio locali fino alle collaborazioni con realtà come Web Radio Francesco e Radio Bussola 24, ogni tappa ha rappresentato un tassello fondamentale. Andrea non si è limitato a “fare esperienza”: ha imparato a raccontare, ad ascoltare, a creare connessioni autentiche. Il cuore del suo progetto è “A tu per tu”, il format di interviste su TvCircle, il blog diretto editorialmente da Simone Nuzzo. Qui, Andrea ha dato vita a uno spazio dove le conversazioni non sono mai superficiali, ma diventano momenti di incontro reale. Non è un caso che davanti al suo microfono si siano seduti nomi di grande rilievo, come Iva Zanicchi, Inger Nilsson, Ronn Moss, Katherine Kelly Lang e Gabriele Cirilli. Tra tutte, l’intervista a Inger Nilsson occupa un posto speciale. Non solo per il valore simbolico di incontrare il volto storico di “Pippi Calzelunghe”, ma per l’intensità umana di quel dialogo. Andrea stesso l’ha definita una “grande sorpresa”: un momento capace di superare il semplice scambio professionale per diventare esperienza personale. Oltre 80 interviste realizzate, collaborazioni internazionali con programmi come POPP DAPP e The Stage Door Show, apparizioni su reti come RAI: numeri che raccontano una crescita, ma non la esauriscono. Perché ciò che davvero distingue Andrea Della Rocca è il suo stile. Diretto, empatico, contemporaneo. Un linguaggio che parla alla sua generazione senza rinunciare alla profondità. In un panorama mediatico spesso veloce e dispersivo, Andrea sceglie di fermarsi sulle storie, sulle persone, sulle emozioni. Ed è proprio questa scelta a renderlo riconoscibile. Il futuro è ancora tutto da scrivere, ma una cosa è certa: tra nuovi progetti, idee in sviluppo e opportunità in arrivo, Andrea Della Rocca non sta semplicemente inseguendo un sogno. Lo sta costruendo, giorno dopo giorno, intervista dopo intervista, con la consapevolezza che la comunicazione più potente nasce sempre da un incontro autentico.

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