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- Giulia Lopez presenta il suo primo libro intitolato Iconoclasti
Giulia Lopez de Gonzalo (2001) appartiene a una generazione che ha imparato a leggere il sistema dall’interno, senza idealizzarlo. Laureata con Honours in Fashion Business & Marketing presso l’Amsterdam Fashion Academy, affiliata alla Luiss Business School e accreditata dalla Buckinghamshire New University (UK), ha costruito il proprio percorso tra Milano e Amsterdam, muovendosi con naturalezza tra marketing, comunicazione, retail e osservazione critica delle dinamiche del settore. Durante il percorso accademico ha ideato Whatswer, una piattaforma fashion-tech sviluppata come progetto di tesi e realizzata in una versione beta funzionante. Nato come concept sperimentale, il progetto risponde alla crisi dell’esperienza fisica in negozio e alla deriva di un consumo sempre più sbilanciato sull’online. Attraverso la creazione di un profilo personale basato su stile, occasione d’uso, armocromia e budget, Whatswer genera una selezione di outfit coerenti, organizzati in una moodboard digitale che restituisce una visione completa del look. L’utente può scegliere se ritirare l’outfit in-store favorendo il ritorno nello spazio retail o procedere all’acquisto online, con un sistema pensato come base modulare per sviluppi futuri. Parallelamente, Giulia ha maturato esperienze professionali con brand emergenti e brand di lusso, operando tra showroom, comunicazione e retail. Ha lavorato in contesti strutturati come La Rinascente di Milano, confrontandosi direttamente con i meccanismi decisionali legati a prodotto, distribuzione e relazione con i buyer. Un percorso che le ha permesso di sviluppare una visione concreta, stratificata e non romantizzata del sistema moda, osservato sia dall’esterno sia dall’interno. Attualmente è impegnata nello sviluppo del proprio brand personale di moda, progetto in fase di definizione e tutela legale. Un percorso che nasce dalla volontà di costruire un’identità autonoma e un’indipendenza professionale capaci di unire visione creativa, strategia e consapevolezza culturale, al di fuori di strutture predefinite e modelli imposti. È inoltre autrice di un saggio critico che analizza senza filtri la nostra epoca di sovraesposizione, in cui l’immagine ha progressivamente sostituito la sostanza e il mito si è trasformato in prodotto. Attraverso un’indagine che attraversa moda, social media, politica, cinema, musica, relazioni e disturbi contemporanei, il libro smonta le illusioni collettive che plasmano il presente, raccontando una realtà sempre più costruita per essere guardata, più che vissuta. Quando smettere di essere visti diventa un atto di verità Viviamo in un tempo che chiede costantemente di essere mostrato. Ogni gesto, ogni pensiero, ogni fase della vita sembra dover passare attraverso un’immagine per esistere davvero. Essere visti è diventato sinonimo di essere reali. È dentro questa tensione continua che nasce Iconoclasti, il saggio di Giulia Lopez de Gonzalo, come una pausa necessaria. Un respiro. Un atto di onestà. Iconoclasti non guarda il presente dall’esterno, ma lo attraversa. Lo vive. Lo sente. Parla a chi ogni giorno cerca di costruire qualcosa un’identità, un progetto, una direzione mentre il tempo accelera e la visibilità sembra contare più della sostanza. Non c’è distanza, non c’è superiorità morale: c’è una voce che si mette in discussione insieme al lettore. Nel mondo raccontato da Giulia Lopez, l’immagine ha lentamente preso il posto dell’esperienza. Il mito si è fatto prodotto, l’autenticità una performance, il lavoro uno spettacolo che non si spegne mai. Le relazioni diventano interfacce, il disagio emotivo contenuto, il valore personale qualcosa da dimostrare in fretta. E intanto cresce una stanchezza silenziosa, difficile da nominare ma impossibile da ignorare. Il cuore del libro batte attorno al tempo. A quella sensazione diffusa di essere sempre in ritardo, di dover “diventare qualcuno” entro una scadenza invisibile. Viviamo in una cultura che confonde la velocità con il successo e l’urgenza con il senso. In questa corsa continua, non resta spazio per l’errore, per la durata, per la complessità. Iconoclasti si ferma proprio lì, in quella crepa, e fa una domanda semplice e scomoda: che cosa significa davvero costruire qualcosa che ci somigli? Il titolo richiama l’iconoclastia: rompere le immagini sacre, mettere in discussione ciò che consideriamo intoccabile. Ma qui non si tratta di distruggere per provocare. Si tratta di togliere potere alle illusioni che ci governano. Di smontare narrazioni che ci hanno convinti che valiamo solo se siamo visibili, desiderabili, condivisibili. L’iconoclasta contemporaneo non alza la voce: guarda più a lungo. Iconoclasti non offre soluzioni rapide né promesse consolatorie. Non indica una via di fuga. Offre qualcosa di più raro: chiarezza. Una lettura che non semplifica il presente, ma lo rende finalmente leggibile. Che non ci dice cosa fare, ma ci aiuta a capire chi stiamo diventando. In un’epoca che chiede di essere guardata, Iconoclasti sceglie di essere vissuto. E ci ricorda che, forse, tornare alla sostanza è l’unico vero gesto radicale rimasto.
- Secondo Forum della Diaspora Dominicana a Milano: un ponte di unità, dialogo e futuro condivisone
Milano ha ospitato, presso l’Acquario Civico, il Secondo Forum della Diaspora Dominicana in Italia, un evento che ha trasformato un incontro istituzionale in un momento di vera connessione tra persone, radici e aspirazioni. La comunità dominicana residente in Italia si è riunita insieme alle istituzioni della Repubblica Dominicana, alle autorità italiane e a organizzazioni internazionali come l’OIM, dimostrando quanto dialogo, collaborazione e unità possano creare nuove opportunità e rafforzare i legami culturali e sociali. Organizzato dalla CONFDominicana con il supporto dell’Ambasciata dominicana a Roma, dei Consolati di Milano e Genova, di INDEX Italia e dell’Ambasciata d’Italia nella Repubblica Dominicana, il forum ha offerto una piattaforma di confronto per affrontare sfide complesse e condividere strategie concrete in tema di integrazione, istruzione, sviluppo socio-economico e tutela dei diritti della diaspora. L’incontro ha rappresentato in modo tangibile un ponte tra la patria d’origine e le comunità dominicane in Italia, valorizzando l’impegno quotidiano delle associazioni che supportano famiglie e giovani nella costruzione di un futuro migliore. Nel suo intervento, Angela Howell, responsabile delle Relazioni Internazionali e Pubbliche della CONFDominicana, ha sottolineato come il forum non sia solo un’occasione istituzionale, ma un momento di condivisione sincera e collettiva, dove idee, esperienze e aspirazioni si incontrano. “È qui che possiamo trasformare le sfide in opportunità e la speranza in azione”, ha affermato, ringraziando il Comune di Milano per l’accoglienza e tutti i partecipanti per il contributo al successo dell’iniziativa. Mirtha Mella, Presidente della CONFDominicana, ha evidenziato il ruolo centrale delle associazioni comunitarie, vero cuore pulsante della diaspora e ponte essenziale tra cittadini e istituzioni. “Questo forum è un’occasione per rafforzare legami e costruire insieme un futuro di crescita, unità e speranza”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza di un dialogo aperto e costruttivo. A rafforzare questo messaggio è stata la presenza di Selenne Estévez Toribio, Vice Ministra degli Affari Esteri per le Comunità Dominicane all’Estero e Direttrice dell’INDEX, che ha posto l’accento sull’importanza di trasformare unità e collaborazione in risultati concreti per la comunità. Il forum ha affrontato temi cruciali per la diaspora, dalle opportunità educative e lavorative all’integrazione socio-economica, dalla rappresentanza civica alla tutela dei diritti fondamentali, con l’obiettivo di costruire progetti sostenibili e inclusivi. L’Ambasciatore dominicano in Italia, Rafael Lantigua, ha ribadito l’impegno delle istituzioni nella definizione della Agenda 27, una strategia condivisa volta a migliorare la qualità della vita dei dominicani in Italia, promuovendo formazione, partecipazione e integrazione. Il suo intervento ha evidenziato come la diaspora non sia semplicemente lontana dalla patria, ma una comunità viva, resiliente e capace di essere protagonista del proprio futuro. Il forum ha visto la partecipazione di numerose e autorevoli personalità istituzionali, tra cui S.E. Stefano Queirolo Palmas, Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Dominicana; S.E. Celinés Toribio, Vice Ministro per le Comunità Dominicane all’Estero; Giorgio Silli, Sottosegretario di Stato MAECI; l’On. Julio César López, Rappresentante all’Estero; Peggy Cabral, ex Ambasciatrice e Presidente di FUNMUJER; Diana De Marchi, Presidente della Commissione per l’Uguaglianza e i Diritti Civili del Comune di Milano; Danissa Cruz, Procuratore Generale della Repubblica Dominicana; e Laura Hernández Fondeur, Vicedirettrice della Commissione Elettorale Centrale. Presenti anche rappresentanti dell’OIM, dell’INDEX, del Consolato della Repubblica Dominicana in Italia e del Consolato a Genova, insieme a leader comunitari, accademici e ospiti internazionali. Un contributo determinante alla qualità del dibattito è stato garantito dalla partecipazione di oltre venti relatori ed esperti di rilievo, provenienti da ambiti istituzionali, accademici, sociali e associativi. Tra i conferenzieri intervenuti figurano: Lissette Montolío Payán, Giulia Fagnoni, Fiorella Cerchiara, Arisleida Tineo, Laura Hernández Fondeur, Danissa Cruz, Dagmar Frías y Montolío, Milagros Guzmán, Idaiza Tejeda, Paola Persico, Peggy Cabral, Marina Bianchi, Don Bolívar Troncoso, Neyda García, Luis González, Filippo Viganò, Daulisis Herrera ed Elsy Verónica González. Al processo di elaborazione e validazione della Carta della Diaspora hanno partecipato inoltre Odalis Amalfy Suriel Díaz, Analista di Pianificazione e Sviluppo della Direzione Generale della Migrazione, e Denise Carolina Pérez, Direttrice dello Sviluppo Sociale e Culturale del Comune di Santo Domingo Oeste (Repubblica Dominicana). I loro contributi tecnici e istituzionali hanno rafforzato il carattere collettivo, partecipativo e inclusivo del documento, rendendolo uno strumento concreto di visione condivisa e impegno futuro. Durante le giornate del forum, i partecipanti hanno condiviso esperienze concrete, buone pratiche e progetti innovativi, evidenziando il ruolo fondamentale delle associazioni dominicane come promotrici di coesione, crescita e solidarietà. Le discussioni hanno toccato temi vitali come integrazione socio-economica, accesso all’istruzione, opportunità per i giovani, tutela dei diritti e rappresentanza istituzionale, creando un dialogo aperto e propositivo tra cittadini, associazioni e istituzioni. L’evento si è concluso con un forte senso di partecipazione e responsabilità condivisa. È emerso chiaramente che la diaspora dominicana in Italia non è solo un insieme di persone lontane dalla patria, ma una comunità attiva, orgogliosa delle proprie radici e capace di trasformare le sfide in opportunità. Il Secondo Forum della Diaspora Dominicana a Milano ha confermato che unità, dialogo e visione comune sono strumenti essenziali per costruire un futuro in cui cultura, identità e aspirazioni possano fiorire ovunque nel mondo. Il percorso avviato con questo forum proseguirà nei prossimi anni, rafforzando la rete comunitaria, sostenendo i giovani e promuovendo iniziative concrete che contribuiscano alla crescita collettiva. Milano diventa così testimone di un messaggio chiaro: quando la comunità si unisce e lavora insieme alle istituzioni, la distanza tra sogno e realtà si accorcia, e la diaspora diventa protagonista del proprio futuro. Galleria fotografica
- Maluma: l’estetica vivente che sta riscrivendo il glamour maschile
Maluma non è semplicemente un artista: è un universo estetico che si muove, respira e si espande. Ogni sua apparizione, ogni cambio di look, ogni gesto sul palco sembra costruito per trasformare la realtà in un set editoriale. C’è qualcosa di profondamente magnetico nel modo in cui è riuscito a fondere musica, immagine e narrazione personale in un unico flusso coerente, sensuale e potentissimo. L’ascesa del ragazzo di Medellín non è stata soltanto musicale, ma anche visiva: Maluma ha ridefinito la mascolinità contemporanea mostrandola elegante, fluida, audace eppure incredibilmente autentica. Nato in una città che vibra di energia, colori e contrasti, ha portato quell’intensità nel suo stile. I capelli platino, poi rosa, poi neri come la notte di Medellín; i tatuaggi che diventano trama emozionale, mappe intime sulla pelle; i look che oscillano tra il tailoring più raffinato e lo streetwear di lusso, tra camicie impalpabili e capi oversize studiati con cura maniacale. Maluma non indossa semplicemente gli abiti: li trasforma in stati d’animo, li trasmette come se fossero estensioni della sua voce. Ogni colore che sceglie, ogni texture che accarezza, ogni silhouette che abita è parte di un racconto personale che parla di metamorfosi, vulnerabilità, sensualità e forza. La sua presenza, ovunque si trovi, ha la qualità cinematografica di una campagna moda. In un front row riesce a rubare la scena anche senza volerlo, in uno shooting diventa materia pura per fotografi e stylist, sul palco si muove con la precisione di un performer e l’intensità emotiva di chi sta condividendo una parte vera di sé. E forse è proprio questa sincerità estetica a renderlo così irresistibile: Maluma vive la moda non come un accessorio della sua carriera, ma come un linguaggio con cui raccontare il suo percorso, le sue scelte, i suoi cambiamenti interiori. La musica, per lui, non è mai disgiunta dallo stile. Le sue hit sono diventate colonne sonore per un immaginario sofisticato che unisce glamour e passione. Nei videoclip non c’è mai un dettaglio lasciato al caso: ogni outfit, ogni contrasto di luce, ogni ambiente costruisce un racconto emotivo. In Hawái la malinconia diventa seduzione raffinata, in ADMV la dolcezza si trasforma in minimalismo elegante, in Sobrio l’uomo che affronta i propri demoni diventa un’opera visiva intensa e pulita. Ogni volta che esce un nuovo singolo, il pubblico non attende solo la canzone: attende la nuova estetica che lo accompagnerà. Ma oltre alla patina glamour, Maluma resta un uomo profondamente connesso alle proprie radici. Il suo nome d’arte, composto dalle iniziali dei nomi dei membri della sua famiglia, lo ancora a ciò che gli è più caro. La sua sensibilità, spesso lasciata intravedere tra le pieghe dei suoi lavori e dei suoi look, mostra un artista capace di trasformare emozioni intime in immagini potenti. Forse è proprio questa dualità — superstar internazionale e ragazzo emotivo di Medellín — a renderlo un’icona così completa e irresistibile: Maluma è un mix di vulnerabilità e carisma, romanticismo e audacia, disciplina e istinto. Il fashion system lo osserva da anni con fascinazione, perché in lui vede qualcosa che manca a molte celebrità: la capacità di evolvere continuamente senza perdere la propria identità. Ogni cambiamento di stile non è un capriccio, ma una dichiarazione. Ogni metamorfosi è una nuova versione di sé che dialoga con ciò che sta vivendo artisticamente e umanamente. E così, mentre il mondo si abitua ai suoi colpi di scena estetici, Maluma continua a sorprenderlo: un giorno seducente e sartoriale, il giorno dopo audace e ultramoderno, il giorno dopo ancora intimo e minimalista. Il suo futuro è un territorio estetico ancora tutto da esplorare. Non è una star che si lascia intrappolare in un’immagine fissa: ogni progetto diventa un nuovo orizzonte. E se c’è una certezza, è che qualunque direzione prenderà, lo farà con la stessa intensità magnetica che oggi lo rende una delle figure maschili più influenti del panorama internazionale. Perché Maluma non è solo un artista: è una narrazione che cammina, un look che respira, un’estetica che evolverà sempre un istante prima che il mondo se lo aspetti. Ringrazio Silvia (presidente) e Laura (vicepresidente) del Fun Club Juancho De Colombia di Maluma , per la collaborazione e la cura all'articolo. Photo Gallery
- Stalin Victoria: il visionario che ha trasformato la moda dominicana in un’eredità culturale
Ci sono persone che nascono per seguire un percorso, e altre che nascono per crearne uno. Nella Repubblica Dominicana, un Paese dove arte, musica e creatività convivono in una danza incessante, il nome di Stalin Victoria risuona come quello di un vero architetto culturale. Con una carriera che attraversa danza, coreografia, televisione, formazione e, più recentemente, la moda, Stalin ha costruito un’identità professionale tanto vasta quanto coerente, guidata da un’unica missione: elevare il talento dominicano e offrirgli lo spazio che merita. Stalin ha iniziato il suo viaggio nel mondo dell’arte quando era ancora molto giovane, mosso da un richiamo naturale verso il movimento e l’espressività. Alla Scuola Alina Abreu, una fucina di talenti della danza classica dominicana, ha imparato la disciplina, la raffinatezza, la pazienza. La sua formazione è proseguita nel Conservatorio di Danza e poi nel Ballet Concierto Dominicano, dove il rigore accademico incontrava l’emozione della danza moderna. Era evidente, persino allora, che il suo talento non si sarebbe fermato ai palchi tradizionali: Stalin non era solo un ballerino, era un creatore in potenza. Con il tempo, la transizione naturale è stata dalla danza alla coreografia. È lì che ha iniziato a trovare la propria voce artistica. Creare coreografie significava dare forma alle idee, costruire scene, generare emozioni attraverso il corpo di altri artisti. È un ruolo che richiede visione, sensibilità e leadership, e Stalin le aveva tutte. I grandi eventi dominicani hanno presto iniziato a cercarlo: non passò molto prima che il suo nome comparisse tra i professionisti responsabili dei Casandra Awards, una delle produzioni più sofisticate e seguite del Paese. Ma è nell’universo dei concorsi di bellezza che Stalin ha davvero lasciato una traccia indelebile. Per vent’anni è stato coreografo e produttore artistico di Miss Repubblica Dominicana, contribuendo a definire l’estetica, il ritmo e l’identità scenica di un evento che forma icone e ambasciatrici culturali. Non si è limitato a “dirigere”: ha formato, guidato, corretto, ispirato. Ha aiutato generazioni di giovani donne a scoprire il proprio potenziale, a camminare con grazia, a esprimersi con fiducia. Ha lavorato anche con Miss Ambar World, Miss Mondo Repubblica Dominicana, Mr. Universo e molti altri concorsi, diventando una figura rispettata e quasi imprescindibile nel mondo delle passerelle dominicane. Parallelamente, il suo talento ha trovato spazio anche nel mondo della televisione, un ambiente dove creatività, precisione e velocità devono convivere. Per dieci anni, Stalin ha collaborato con Telemicro Media come ballerino, coreografo e responsabile degli eventi speciali, dando vita a produzioni che richiedevano non solo abilità tecniche, ma anche capacità di innovazione e adattamento. Persino un istituzione austera come la Corte Suprema di Giustizia ha voluto beneficiare della sua esperienza, coinvolgendolo nel dipartimento culturale: un segnale chiaro del valore professionale che Stalin Victoria rappresenta per il Paese. La sua indiscutibile esperienza come formatore lo ha consacrato anche come coach di reginette di bellezza e istruttore di sfilate. Non insegna solo a camminare, ma a sentirsi: insegna postura mentale, presenza scenica, consapevolezza del corpo, fiducia. È un lavoro che richiede empatia, rigore e un profondo rispetto per i sogni degli altri, qualità che Stalin possiede nella loro forma più autentica. Ma il contributo più audace e emblematico della sua carriera arriva nel mondo della moda. Più di venticinque anni fa, Stalin Victoria immaginò una piattaforma che allora sembrava impossibile: un premio nazionale che celebrasse l’eccellenza della moda dominicana, riconoscendo stilisti, modelle, truccatori, parrucchieri, creativi, fotografi e riviste specializzate. Non un semplice evento mondano, ma una cerimonia simbolica, capace di dare identità, prestigio e direzione a un’intera industria. Era un sogno grande, forse troppo grande per il suo tempo. Per anni, l’idea rimase sospesa, come una promessa a sé stesso e al suo Paese. Ma Stalin non è il tipo di uomo che abbandona le idee difficili. Le custodisce, le rafforza, le aspetta. E quando finalmente i tempi sono maturati, quando la moda dominicana ha iniziato a fiorire e a chiedere una voce più alta, il sogno è tornato alla luce. Nascono così i Dominican Fashion Awards (PMD), un progetto che ha riunito la comunità creativa dominicana come mai prima. La prima edizione dei premi non è stata solo un successo: è stata un’esplosione di orgoglio nazionale. Ogni categoria, ogni discorso, ogni applauso raccontava una stessa verità: l’industria dominicana aveva bisogno da tempo di questo riconoscimento, e solo una persona con la visione e la determinazione di Stalin Victoria poteva renderlo possibile. Ciò che colpisce non è solo l’eleganza dell’evento, ma il suo significato: finalmente la moda dominicana ha un palco che la rispetta, la rappresenta e la proietta verso il futuro. Parlare di Stalin Victoria oggi significa parlare di integrità, disciplina, costanza. Significa parlare di un uomo che ha dedicato la sua vita alla costruzione di possibilità. La sua carriera è un esempio luminoso di come il talento possa trasformarsi in guida, e la guida in eredità culturale. Ha unito mondi spesso distanti — danza, bellezza, televisione, moda — trasformandoli in un’unica narrazione coerente: quella della creatività dominicana elevata, riconosciuta, celebrata. Il suo percorso insegna che i sogni più grandi non sono quelli che si realizzano velocemente, ma quelli che resistono al tempo. E che un sogno condiviso, quando prende forma, diventa patrimonio collettivo. Stalin Victoria ha dato al suo Paese molto più di spettacoli e passerelle: gli ha dato un nuovo modo di guardare a sé stesso. E mentre la moda dominicana continua a crescere, espandersi, conquistare spazio internazionale, resta chiaro che una parte fondamentale di questo cammino porta la sua firma. Una firma che non appartiene solo al presente, ma anche al futuro.
- Sotto il Segno del Toro: Il Lusso Senza Tempo del Lamborghini Club Italia.
Non è un semplice club automobilistico, ma un ruggente patto d’onore. Il Lamborghini Club Italia rappresenta un universo di passione e bellezza, un punto d’incontro dove uomini e donne provenienti da luoghi diversi si riconoscono nella stessa vibrazione che scorre nel sangue: quella del Toro di Sant’Agata Bolognese. Qui, il fascino delle supercar non è solo estetica o potenza, ma diventa un linguaggio, un’identità, un modo di vivere. Ogni socio non entra semplicemente in un club: entra in una storia, in una famiglia, in una leggenda che continua a crescere. Questa avventura iniziò nel 1993, quando Sandro Munari, icona del mondo dei rally, decise di trasformare una passione individuale in un’esperienza collettiva. Sognava un gruppo che potesse vivere l’Italia non solo con gli occhi, ma con il cuore e con l’acustica del rombo di un V12. Da quel momento, il Lamborghini Club Italia non si è limitato a riunire possessori di auto straordinarie: ha dato vita a un cammino condiviso fatto di emozioni intense, scoperte, legami e memorie indelebili. Per più di un decennio, il Club ha avuto l’onore di vivere nel cuore del mito, essendo l’unico sodalizio ospitato direttamente a Sant’Agata Bolognese. Quel periodo ha segnato la personalità del Club in modo profondo: essere a pochi passi dal luogo in cui sogni di metallo e carbonio prendono forma ha infuso nel gruppo un senso di orgoglio, appartenenza e responsabilità che ancora oggi si percepiscono in ogni gesto, in ogni incontro, in ogni abbraccio tra soci. Oggi, sotto la guida energica e instancabile del Presidente Andrea Nicoletto, il Lamborghini Club Italia continua a scrivere la sua storia con entusiasmo rinnovato. Al suo fianco, figure storiche come l’Avvocato Monelli e il responsabile tecnico Camillo Razionale – che ha avuto il privilegio di conoscere personalmente il vulcanico e visionario Ferruccio Lamborghini – contribuiscono a custodire e tramandare un patrimonio di conoscenze, aneddoti e valori che rendono il Club unico al mondo. Intorno a loro, una comunità composta da circa cento soci, provenienti da diverse regioni d’Italia e dall’estero, vive ogni appuntamento come un capitolo di una storia collettiva, una festa che unisce adrenalina, cultura e amicizia sincera. Le piste diventano teatri in cui la gomma racconta storie di coraggio e abilità; le strade tra castelli, colline e città d’arte diventano corridoi di bellezza; le tavole imbandite e i momenti conviviali si trasformano in celebrazioni della Dolce Vita italiana, quella capace di amalgamare eleganza, sorrisi e calore umano. In trent’anni di storia, il Lamborghini Club Italia ha costruito un mosaico di imprese che ancora oggi vibrano nei racconti dei soci: la leggendaria spedizione verso Brighton nel 2006, un viaggio epico di oltre 2500 km che divenne simbolo di resilienza e unità; l’incredibile raduno di St. Moritz nel 2007, quando più di cento Lamborghini scalarono le Alpi in un corteo che sembrava una danza motorizzata tra cielo e ghiaccio; il glamour elettrico di Montecarlo nel 2008 e la poesia scintillante di Venezia nel 2009, quando le luci della Festa del Redentore si riflettevano sulle carrozzerie come stelle su un mare di emozioni. Tutti questi momenti – i sorpassi e gli abbracci, i brindisi e i panorami, le partenze all’alba e le soste nei borghi più belli d’Italia – hanno plasmato un’identità forte, vibrante, in continua evoluzione. Il Lamborghini Club Italia non conserva la storia: la reinventa e la rinnova a ogni accelerata. Ed è proprio dentro questa storia, fatta di ruggiti potenti e sorrisi profondi, che si innesta una pagina di grande e toccante emozione. Una pagina che appartiene non a un singolo, ma a tutta la famiglia del Club. Con profondo dolore, infatti, il Lamborghini Club Italia annuncia la scomparsa di Daniele Onnis, suo fondatore e Presidente Onorario. Daniele è stato molto più di un nome legato all’origine del Club: è stato la scintilla che ha dato forma al sogno, la guida silenziosa ma sempre presente, la forza gentile che ha nutrito lo spirito del gruppo per anni. La sua visione ha ispirato generazioni di soci; la sua umanità ha creato ponti, amicizie, ricordi; la sua passione ha acceso una fiamma che oggi arde più forte che mai. Il suo spirito continuerà a vivere in ogni motore che ruggisce, in ogni strada percorsa insieme, in ogni scena di vita condivisa tra gli amici del Club. Vivrà nel calore degli incontri, nella luce dei sorrisi, nel battito di chi non smetterà mai di ricordarlo con affetto, gratitudine e stima profonda. La strada che lui ha immaginato continua, e il Lamborghini Club Italia la percorrerà unito, con lo stesso entusiasmo e la stessa forza che Daniele ha sempre donato a tutti. Oggi più che mai, ogni viaggio sarà anche un omaggio a lui: all’uomo che ha trasformato un sogno in realtà e una realtà in una famiglia. Galleria fotografica
- L’Edizione Più Vibrante di Sempre: Milano AutoClassica 2025
Milano AutoClassica 2025 si è conclusa lasciando un’energia vibrante nei padiglioni di Fiera Milano (Rho), un vero inno al motorismo storico e sportivo. L’ingresso di Fiera Milano e Italian Exhibition Group nella compagine societaria di Emac ha rafforzato un progetto già solido, rendendo questa edizione ancora più potente e ambiziosa. I numeri parlano chiaro: un +9% di visitatori, espositori soddisfatti e un entusiasmo che ha travolto ogni area della manifestazione. Photo Credits by Damiano Colle A dare il benvenuto al pubblico, per la prima volta, sei autentiche regine: tre Ferrari del programma XX – FXX 2005, 599X 2010, FXX-K 2014 – in collaborazione con i Musei Ferrari, all’ingresso del Padiglione 12, e tre icone della 24 Ore di Le Mans – Alfa Romeo 8C 2300 del 1931, Osella-BMW PA8 del 1980 e Tiga 287 del 1987 – grazie ad ASI, all’ingresso del Padiglione 16. Un doppio colpo d’occhio che ha subito acceso il cuore degli appassionati. Il viaggio nella storia del motorismo è proseguito tra anniversari prestigiosi: i 20 anni della Ferrari FXX, i 30 della Ferrari F50, i 70 della Mercedes 190 SL e della Lancia Aurelia B24 Spider, fino ai 100 anni della Rolls-Royce Phantom, celebrata in una speciale area dedicata insieme ad altri nove modelli del brand britannico, simbolo di eleganza senza tempo. Ha conquistato il pubblico anche la mostra fotografica “Donne e motori? Gioie e basta”, ideata da Elisabetta Cozzi e scattata da Camilla Albertini, un racconto autentico e potente che ha demolito stereotipi di genere attraverso 40 ritratti accanto alle Alfa Romeo del Museo Fratelli Cozzi. Momenti di approfondimento e intrattenimento hanno scandito il weekend: Andrea Farina e Giuliano Daniele di Motor1.com hanno animato il pubblico con il format Perché comprarla live! insieme alla Mazda MX-5, mentre la serata Best in Classic di Ruoteclassiche, ospitata nel suggestivo Centro Congressi Stella Polare, ha premiato le eccellenze del motorismo storico in dieci categorie, in un’atmosfera di prestigio e passione. Un parterre di partner d’eccezione – da Bentley a BMW Club Italia, da Jaguar Club Italia e Lamborghini Club Italia fino a Lotus, McLaren, MG, Musei Ferrari, Porsche Club Italia, e per la prima volta Corvette e Rolls-Royce – ha impreziosito il Salone, insieme a Club, Scuderie, Registri, commercianti, ricambisti e modellismo, creando un ecosistema ricchissimo e variegato. ACI Storico ha raccontato il valore culturale del motorismo e celebrato i “Campioni Alfa Romeo 2025”, mentre ASI ha portato al centro della scena i miti di Le Mans, le firme milanesi e le regine della Superbike. Grande successo anche per la seconda edizione del MAC Next Generation Hub, cuore pulsante del Padiglione 16 e punto di riferimento per le nuove tendenze: Racing, Supercar, progetti unici e cultura Stance hanno affascinato il pubblico, con il Revved-up contest che ha premiato 12 auto europee per precisione e complessità tecnica. Allo stesso modo, il Vintage Boat Show ha unito design nautico e automobilistico in un percorso immersivo, accompagnato da talk molto seguiti, con protagonisti come Riva e Tullio Abbate. A chiudere in bellezza, i raduni: oltre 1000 vetture hanno animato l’area esterna nel fine settimana, con un boom di partecipazione. In evidenza il 7° Raduno Youngclassic, dedicato ai modelli dagli anni ’70 ai primi 2000, che ha portato in competizione ben dodici categorie e un entusiasmo impossibile da contenere. Milano AutoClassica 2025 non è stata solo una fiera: è stata un abbraccio collettivo tra storia, passione, cultura e innovazione. Un luogo dove le auto non si guardano soltanto – si vivono. E se questa edizione è stata un trionfo, l’appuntamento per il 2026 promette già scintille. Perché la passione, qui, non si ferma mai.
- Taria Francesca Burga: la sofisticata essenza di una bellezza che unisce continenti.
Taria Francesca Burga è una di quelle storie che non si limitano a essere raccontate: si sentono. Nata in Perù e cresciuta in Italia, porta nel cuore due mondi che si intrecciano con grazia: il calore latino e l’eleganza europea. Figlia di Vanessa Sánchez, da lei ha ereditato la forza, la visione e l’orgoglio delle proprie radici, trasformando la bellezza in un ponte tra culture. Dopo il diploma in ambito turistico e gli studi universitari in Economia Aziendale, ha scelto di seguire la strada che più le assomiglia: quella della comunicazione digitale, dove mente e sensibilità possono diventare voce, identità, racconto. Oggi è una giovane donna che studia, cresce e costruisce con determinazione il suo futuro, senza rinunciare a ciò che la fa vibrare: il mondo della moda e degli eventi. Insieme alla madre ha fondato AIHME e Reinas en Europa, un progetto che non è solo un’organizzazione, ma un gesto d’amore verso la cultura ispanica. Un modo per darle spazio, dignità, luce. Per raccontare alla scena europea che la bellezza non è una forma, ma un universo di storie, tradizioni e orgoglio. E poi il 2021, l’anno che l’ha consacrata prima Miss World Perú-Italia: un titolo che non è stato soltanto una corona, ma una responsabilità. Taria ha rappresentato la comunità peruviana nel circuito internazionale Miss World Perú con la grazia di chi porta una patria sul petto e una famiglia nella mente. Da lì, nuovi palchi e nuove sfide: fino a Reina Hispanoamericana 2023, dove ha dato voce a un’intera diaspora, non solo con la presenza, ma con l’anima. Oggi Taria continua il suo cammino con lo stesso sorriso che ha sempre avuto: quello di chi sa che il vero successo è crescere rimanendo fedeli alla propria essenza. Completa i suoi studi, lavora ai suoi progetti culturali e di bellezza e continua a essere un punto di riferimento per le nuove generazioni latino-americane in Europa. La sua storia non è soltanto un curriculum: è un esempio. È il racconto di quanto lontano possa arrivare una ragazza che porta la sua verità con fierezza, e che non smette mai di credere nella forza delle proprie radici. Galleria fotografica
- Nel Garage della Passione di Aurelio Zoaldi
Varcare la soglia del “Garage della Passione” di Aurelio significa entrare in un luogo dove ogni auto è un ricordo, ogni linea un sentimento, ogni dettaglio un battito del cuore. Qui la Ferrari non è soltanto un marchio: è un legame profondo, nato nell’infanzia e cresciuto fino a diventare parte della sua identità. Aurelio ricorda bene il periodo in cui tutto è iniziato. Erano gli anni delle prime emozioni, quando le Ferrari dominavano le piste e facevano sognare con i loro modelli iconici. Nei poster appesi nella sua cameretta c’erano la 308, la 328, la Testarossa… e soprattutto lei, l’eterna F40. Quelle immagini non erano semplici fotografie: erano finestre aperte su un mondo fatto di rumori di motore, design puro e sogni che sembravano troppo grandi per restare chiusi in una stanza. Con il tempo, quei sogni hanno preso forma. «Appena ho potuto, ho comprato la mia prima Ferrari», racconta con emozione. Da lì la collezione è cresciuta passo dopo passo, fino ad arrivare alle tredici vetture che oggi custodisce con orgoglio. Non per gelosia, ma per amore: «Mi piace condividerle. La passione è più bella quando diventa un ponte tra persone che sentono la stessa cosa.» Nel suo garage convivono modelli storici, moderni e persino auto da competizione. Ogni vettura è una tappa del suo percorso, un frammento di ciò che l’ha fatto innamorare di questo mondo. Tra le auto che non portano il Cavallino Rampante ma hanno un posto speciale nel suo cuore c’è la Dallara Stradale D50, un tributo all’ingegneria italiana. «Per me Giampaolo Dallara è un maestro assoluto», spiega. «Un uomo che ha cambiato il motorsport.» La sua D50 non è una D50 qualunque: è la prima delle venti prodotte, certificata con una dedica personale dell’ingegnere. Una livrea nera con dettagli dorati che sembra raccontare da sola la storia di un talento che ha segnato generazioni. E mentre si parla del futuro, gli occhi di Aurelio brillano ancora, come quelli di quel ragazzo che sfogliava riviste e inseguiva sogni. Nel suo garage sta per arrivare una nuova emozione: la Ferrari F430 16M, serie limitata nata per celebrare i sedici titoli mondiali della Scuderia. Un modello raro, leggendario, reso ancora più prezioso dal coinvolgimento di Michael Schumacher nello sviluppo. «Questa passione non finirà mai», dice con una semplicità che colpisce. «C’è chi colleziona orologi, chi quadri. Io colleziono emozioni su quattro ruote.» E forse è proprio questo il segreto del suo mondo: non sono solo auto, sono capitoli di una storia che continua a scriversi, alimentata da un amore che non si spegne. Nel Garage della Passione di Aurelio, il rumore dei motori è musica, il design è arte e ogni Ferrari è un pezzo di vita che continua a correre, veloce, verso il futuro. Photo Gallery
- The Merchant Of Venice a Milano
Sono entrato nello store milanese de The Merchant of Venice con la curiosità di chi vuole scoprire non solo un marchio, ma un mondo. Appena varcata la soglia, il profumo dell’ambra e delle spezie orientali si mescolava al luccichio dei flaconi ispirati al vetro di Murano, creando quell’atmosfera sospesa che solo le case profumiere con un’identità forte sanno regalare. Ogni dettaglio, ogni colore, ogni riflesso sembrava raccontare una storia antica, quasi fosse un’eco della Serenissima trapiantata nel cuore di Milano. Ed è proprio da qui che inizia il viaggio dentro la realtà di The Merchant of Venice, un marchio che della tradizione profumiera veneziana ha fatto un manifesto culturale. Le fragranze nascono infatti dall’eredità delle “Mude”, le antiche rotte commerciali che collegavano Venezia a Oriente e che per secoli hanno trasportato resine preziose, petali rari, oli aromatici, spezie e mistero. Una storia che la famiglia Vidal, fondatrice della maison nel 2013, ha voluto preservare e trasformare in esperienza contemporanea, fatta di ricerca, qualità e artigianalità. Camminando tra gli scaffali, ciò che colpisce è la cura maniacale dei flaconi: veri oggetti d’arte che richiamano la tradizione del vetro di Murano, con colori intensi, geometrie luminose e silhouette che sembrano rubate ai palazzi della Laguna. Sono scrigni che custodiscono viaggi immaginari e ricette antiche reinterpretate dai maestri profumieri. Ogni fragranza non è soltanto una composizione, ma un racconto: Rosa Moceniga, con la sua delicatezza luminosa; Colonia Veneziana, elegante e fresca come un cortile veneziano all’alba; Moscado, che fa vibrare note speziate e agrumate ispirate alle avventure di Marco Polo. La maison non vive però solo nelle sue essenze. Vive anche nei suoi progetti culturali, come il Museo del Profumo a Palazzo Mocenigo, nato in collaborazione con i Musei Civici Veneziani. Un luogo che custodisce strumenti antichi, documenti, ricette e testimonianze di un’arte che ha attraversato secoli di scambi e contaminazioni. Un tassello fondamentale per capire quanto The Merchant of Venice sia più di un brand: è un ponte tra passato e presente. Tra le collezioni, la Murano Collection è forse la più iconica, un tributo alle rotte commerciali e ai materiali che Venezia ha reso celebri nel mondo. La linea Nobil Homo, invece, esprime lo spirito dell’uomo cosmopolita e raffinato, mentre Accordi di Profumo porta una ventata di sostenibilità e tracciabilità grazie alla collaborazione con Givaudan e all’utilizzo di materie prime responsabili. Uscendo dalla boutique, con la scia di un profumo che resta addosso come il ricordo di un viaggio, è chiaro perché questa maison abbia conquistato un posto di rilievo nella profumeria artistica internazionale. The Merchant of Venice non crea solo fragranze: crea ponti, memorie, immaginari. È un progetto culturale che si indossa sulla pelle, un modo di raccontare Venezia attraverso note olfattive che parlano di storia, eleganza e visione. E tutto questo, iniziato da una porta aperta su via Brera, continua a vibrare come un invito a tornare. Perché ogni loro profumo è una storia, e ogni storia, se ascoltata bene, porta sempre un po’ più lontano. Photo Gallery
- Ferrari oltre il tempo: l’anima del Cavallino invade Milano AutoClassica
Milano AutoClassica quest’anno non si limita ad aprire le porte: le spalanca su un universo dove passato e futuro della velocità si intrecciano in un’unica, potente emozione. Venerdì 21 novembre, il sipario si alza su un anniversario che profuma di benzina, ricerca e leggenda: i vent’anni del Programma XX, il laboratorio più esclusivo di Maranello, destinato ai gentleman driver che cercano l’essenza pura della performance. A dare il benvenuto al pubblico, schierate come tre regine pronte a sussurrare storie di ingegno e adrenalina, ci saranno le Ferrari FXX, 599XX e FXX-K. Hanno vissuto curve, piste e sperimentazioni che pochi hanno avuto il privilegio di avvicinare. La pioniera, la Ferrari FXX del 2005, porta con sé l’eredità della Enzo e un V12 da oltre 800 CV capace di scuotere l’aria e il cuore. È la vettura che ha cambiato le regole del gioco: un ponte diretto tra la Formula 1 e le serie speciali, un laboratorio emozionale e tecnico su quattro ruote. Accanto a lei, la 599XX del 2010, con i suoi 730 CV e quel motore V12 anteriore che pulsa come un cuore impaziente. Grazie all’High Performance Dynamic Concept e all’Actiflow System, ha ridisegnato il concetto stesso di aerodinamica attiva. Ogni fibra di carbonio, ogni materiale composito, sembra raccontare il desiderio di spingersi oltre. E poi lei, la più estrema: la FXX-K del 2014, la Ferrari che fa da ponte tra il rombo del motore e il sussurro dell’energia elettrica. Il sistema HY-KERS, nato dalle monoposto di Formula 1, è la sua anima ibrida: potente, sofisticata, senza vincoli, nata per esplorare il limite. Ma a Milano AutoClassica le emozioni non si fermano. A trent’anni dal suo debutto a Ginevra, torna a splendere una delle creature più radicali e affascinanti mai create da Maranello: la Ferrari F50. È il manifesto di un’epoca in cui la guida era pura, senza filtri, senza ABS né servosterzo. Il suo V12 centrale-longitudinale, con cinque valvole per cilindro, nasceva da una monoposto di Formula 1: una dichiarazione d’amore alla velocità che ancora oggi scuote l’anima. Nel percorso allestito da Rossocorsa Classiche, la storia prende la forma di icone che hanno attraversato generazioni di appassionati: la stessa F50 che ruba ancora il respiro, la 512M che chiude gloriosamente la saga Testarossa, la Scuderia Spider 16M celebrativa del titolo mondiale 2008, la 365 GTB/4 Daytona che incarna l’eleganza feroce delle Gran Turismo, la 360 Modena che ha ridisegnato il linguaggio del design Ferrari, e la 308 GTB Vetroresina che festeggia cinquant’anni e ancora sembra pronta a correre via dal suo piedistallo. È un percorso in cui ogni modello racconta un pezzo di vita del Cavallino, un patrimonio custodito con cura e passione. Dai Musei Ferrari arrivano due gioielli che fanno da ponte tra mito e innovazione. La 750 Monza del 1954, con il suo quattro cilindri leggero e affilato, è una barchetta che sprigiona fascino e storia: le linee firmate da Pinin Farina e Scaglietti, le vittorie che hanno scolpito il nome Ferrari nell’immaginario mondiale, l’agilità di una vettura costruita per domare curve e destini. All’estremo opposto, come una freccia lanciata nel futuro, c’è la 499P Modificata del 2023, derivata dalla tre volte vincitrice della 24 Ore di Le Mans: 870 CV, oltre 300 km/h, il programma Sport Prototipi Clienti che promette emozioni senza precedenti. È la dimostrazione che per Ferrari la ricerca non dorme mai. E poi, come un tocco di poesia che attraversa la velocità, sabato 22 novembre verrà presentato “Black Cats & Chequered Flags”, un viaggio immersivo dedicato ad Alberto Ascari, l’uomo che per primo portò Ferrari nell’Olimpo delle corse. Selezionato alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è un’esperienza che fonde arte, memoria e tecnologia, un tributo alla fragilità e al coraggio che convivono in ogni leggenda. A presentarlo sarà Umberto Zapelloni, voce autorevole della Formula 1, a custodire un racconto che non smette mai di emozionare. Milano AutoClassica 2025 non è solo una rassegna: è un viaggio nel cuore di ciò che rende Ferrari un mito. Qui, ogni motore ha un battito, ogni curva una storia, ogni modello una scintilla capace di accendere qualcosa dentro. Photo Gallery
- ✨ Wake Up to Beautiful Hair: la mia esperienza con i sieri Kérastase (e perché dovresti provarli anche tu!)✨
La mattina non è sempre il momento migliore per i capelli: nodi, secchezza, mancanza di luminosità. La linea Wake Up to Beautiful Hair di Kérastase nasce proprio per questo 💗 GENESIS SERUM: rinforzare ogni giorno Se i tuoi capelli tendono a spezzarsi anche solo guardandoli, ti capisco. Il Genesis Serum è pensato proprio per questo: capelli indeboliti, che si spezzano quando li spazzoli o li tocchi troppo. La formula è senza silicone e piena di ingredienti che fanno bene davvero: Caffeina → stimola il cuoio capelluto Arginina → rinforza e aiuta la fibra Radice di zenzero → un boost naturale E poi quel profumo di bergamotto con una nota botanica aromatica che… wow ✨ E no, non unge i capelli . Già questo merita un applauso. Come si usa Applica 4 dosi su capelli asciutti o bagnati (tamponati): dividi in sezioni e massaggia. Niente risciacquo. Si usa tutti i giorni. 💛 NUTRITIVE 8H MAGIC NIGHT SERUM: nutrizione durante il sonno Il Siero Notte 8H è come una maschera che lavora mentre tu dormi: nutre intensamente, protegge dal continuo sfregamento sul cuscino e la mattina ti svegli con le lunghezze morbide e luminose. È un po’ come la skincare notturna… ma per i capelli. Lavora per 8 ore , senza lasciare residui, senza ungere e senza appesantire. Come si usa Prima di andare a letto, applicalo su capelli asciutti o umidi. Scalda un po’ di prodotto tra le mani e distribuisci sulle lunghezze e punte . Con questi due prodotti la cura dei capelli diventa un gesto quotidiano efficace: il Genesis Serum lavora sul rinforzo, il 8H Magic Night Serum sulla nutrizione notturna. Risultato: capelli visibilmente più sani al risveglio. My hare care routine 👇 https://vm.tiktok.com/ZNdo5ws3H/
- ITADAKIMASU – IL CIBO COME EMOZIONE, CULTURA E VIAGGIO TRA ANIME E REALTÀ
C’è una parola giapponese che, prima ancora di essere pronunciata, si sente: Itadakimasu. Non è solo un “buon appetito”, è un gesto di gratitudine, di rispetto, un piccolo inchino dell’anima. Da questo spirito nasce una mostra che non si visita soltanto, ma si vive: un percorso dove il cibo diventa racconto, immaginario, identità e scoperta. Photo credit by Damiano Colle A guidare il viaggio ci sono Sam Nazionale e Silvia Casini, due curatori capaci di unire linguaggi diversi con una sensibilità comune. Samuele Nazionale, classe 1998, fondatore del progetto @pranzoakonoha, porta in Italia il suo amore per la cucina dell’Estremo Oriente trasformandolo in divulgazione: ricette autentiche, show cooking, conferenze, un dialogo continuo tra pentole fumanti e pagine di manga. Ogni piatto è storia, ogni ingrediente è cultura, ogni gesto è narrazione. Accanto a lui, Silvia Casini, romana, laureata in Lingue e Letterature Straniere, lavora tra manga, cinema, scrittura e giornalismo. Manga editor, sceneggiatrice, autrice, è una voce poliedrica che sa trasformare contenuti complessi in emozioni immediate. Dai Japan Days alla divulgazione internazionale del cinema italiano, dai libri alla programmazione culturale, Silvia crea ponti, apre sguardi, accende curiosità. Insieme hanno dato forma a Itadakimasu, una mostra in cui cibo e animazione giapponese dialogano con naturalezza, trasformando ogni sala in un’esperienza immersiva, multisensoriale, viva. Un percorso pensato per sorprendere, emozionare, far sentire parte di un mondo che si conosce e, allo stesso tempo, si scopre. A rendere possibile tutto questo c’è Vertigo Syndrome, il brand creato da Chiara Spinnato e Filippo Giunti, nato con una missione precisa: dichiarare guerra alla noia dei musei tradizionali. “Se sei abbastanza bravo da raccontarla come qualcosa di emozionante e interessante, una mostra può attirare persone che solitamente non visitano mostre perché le associano alla noia”, spiegano. Il loro obiettivo è chiaro: far uscire sorpreso, divertito e felice soprattutto chi entra controvoglia. Creare esposizioni che parlano a tutti, non solo agli appassionati o agli esperti. Itadakimasu è questo: un invito a rallentare, ad assaporare con gli occhi e con il cuore. Un luogo in cui il cibo è memoria, il manga è linguaggio, l’arte è esperienza. Una mostra che non chiede di capire tutto, ma di sentire. Perché quando la cultura emoziona, resta. Quando l’arte ti prende per mano, non la dimentichi. E allora basta un respiro, un sorriso, un piccolo gesto prima di entrare. Basta dire, semplicemente: Itadakimasu.












