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Francesca Liberatore: il Made in Italy nell'anima.

Aggiornamento: 7 ott 2023


Lo scorso 19 Settembre si è tenuta la sfilata dell’ultima collezione di Francesca Liberatore

all’interno della fiera internazionale di Lineapelle.

Francesca sempre sorridente, un sorriso da adolescente e uno sguardo che sembra brillare.

La sua semplicità, la sua creatività e quell’estro innovativo che rendono ogni sua collezione un

capolavoro.

Una sfilata incantevole che ha ancora ulteriormente confermato la meravigliosa creatività della

stilista, realizzando una collezione non solo innovativa e chic, ma anche rigorosamente Made in

Italy.

Tessuti pregiati, scivolano nei corpi come fossero una seconda pelle, mischiati e assembrati in

modo magistrale alla pelle, colori che si fondono, accarezzano e irradiano di freschezza i volti di chi l'indossa.

Unendo ancora una volta lo stile, la classe e l’eleganza come lei sa fare.


1) Dopo la laurea hai avuto una carriera in ascesa. Hai lavorato nelle più prestigiose Maison,

qual è la Maison a cui sei più legata?

Sicuramente Jean Paul Gaultier, vedere il suo estro e il suo atteggiamento verso il lavoro,

la vita, i volti noti che lo circondavano mi ha profondamente formata.


2) Nel 2009 hai vinto il concorso Next Generation promosso dalla Camera della Moda con la

tua collezione individuale, da lì nessuno ti ha più fermata.

Per te il Made in Italy è sempre stato il tuo mood, tanto da essere stata eletta Ambasciatrice.

Qual è secondo te il suo futuro?

Il Made in Italy è dentro di me, i miei occhi sono italiani e attraversano questo filtrato

tutto ciò che guardo.

Ora penso siamo in attesa di un secondo Rinascimento, al momento la cosa che sappiamo fare meglio è farci comprare e l’arte, così come la cultura e il radicamento ai valori italiani non ha mai presupposto ciò.

Cosi come puntava su Knowhow, artigianalità e prodotto, piuttosto che su strategie di

marketing per vendere e vendersi. Resistere per ora è la parola d’ordine è per le nuove

generazioni spero ritorni il valore.


3) Qual è la passerella a cui sei più legata?

Non potrebbe non essere Milano che mi ha vista crescere e in particolare quella dei

Bagni Misteriosi in cui nel 2019 per la prima volta fuori calendario ufficiale, per la prima

volta una sfilata avveniva in una piscina aperta al pubblico, la nazionale olimpionica delle

sincronette si esibiva in acqua in contemporanea alle modelle e il pubblico, affacciato dai

palazzi (pre covid) cantava l’inno italiano sul finale!

4) Non è la prima volta che sfili fuori calendario ufficiale, come hai detto tu è avvenuto nel 2019 dando vita a un nuovo concept.

Ripensando a quella sfilata che hai ricordato, ho ancora i brividi talmente è stata emozionante per l’incanto.


Pensi che possa essere una opportunità anche per gli stilisti emergenti visto lo spazio ristretto in calendario?

Non ne sono sicura, penso chiunque prima debba dimostrare dove può arrivare e poi

prendere scelte ponderate. La mia prima uscita dal calendario è avvenuta dopo 10 anni di calendari ufficiali continui e costanti tra Milano Fashion Week e otto stagioni di New York Fashion Week quindi non penso in questo momento, con una sfilata di quel tipo potesse essere un valore aggiunto.

Non credo nell’indi in musica, così come nella totale condivisione fuori dal sistema, perché se lo si vuole cambiare bisogna farlo dall' interno, dall’altro lato come ho già dimostrato rientrando più volte, se le condizioni e i valori ci sono è un piacere farne parte, quando invece risultano contraddittori e subordinati ad altre logiche penso la creatività debba mantenere dignità e ideali.

5) Oltre alla tua passione per la moda, un’altra tua passione sono gli scacchi, tanto da creare

una collazione in bianco e nero ispirata alla scacchiera, una collezione realizzata con il

marchio sportivo Erreà, quanto conta per te lo sport?

Mens sana in corpore sano, conta lo star bene per avere una mente libera, non sono

un’assidua dello sport ma se parliamo di active wear penso ci siano dei valori tecnici aggiunti per il benessere del corpo e facilitazione del suo dinamismo, motivo per cui ho scelto Erreà e tempo fa Arena per alcuni aspetti legati a traspirazione, tessuti tecnici e ergonomia che permettono a noi stilisti incentrati sull’estetica di riflettere sul necessario.

6) Anche quest’anno hai deciso di sfilare fuori calendario ufficiale a fianco di Lineapelle creando una collezione strepitosa.

La motivazione è stata quella di dare più spazio a Re Giorgio?

La prospettiva è che proprio perché cosciente che molti addetti ai lavori amano trattenersi con il Maestro post sfilata, mentre fino ad oggi Lui ha occupato la mattina della domenica e io chiuso la Fashion Week, questa stagione a fine luglio ci è stato comunicato che il nostro consueto orario delle 17 era stato assegnato ad Armani e che quindi ci saremmo dovuti spostare alle ore 18 precedendo per altro il carpet di Camera Moda stessa.

Questo ha ovviamente minato le aspettative e l’efficacia dello stesso show su cui un’intera filiera Made in Italy ha lavorato per mesi e lavora durante la Fashion Week per lo show.

Motivo per cui in totale trasparenza ho deciso che fosse opportuno far chiudere direttamente e ufficialmente il

Maestro Armani, dato che il calendario non lo si era potuto gestire diversamente.

Ho quindi preferito convogliare il mio pubblico sul meraviglioso progetto/sfida total leather già

programmato nella giornata di apertura della Fashion Week per l’inaugurazione della internazionale di Lineapelle.


7) Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Una direzione creativa di un marchio storico.


8) Progetti futuri?

Molti legati alla cultura, arte e moda nel nuovo headquarter della Ex Chiesa San Michele in centro Ferrara che stiamo inaugurando.

Ringrazio Francesca Liberatore per aver concesso ad Amore World Magazine questa

meravigliosa intervista e permesso di poter essere presenti alla tua sfilata.

Un ringraziamento a tutto il tuo team da parte di Amore World Magazine.

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