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  • Khaled Elrashedi – Il Fascino Poliedrico di un Talento Internazionale

    Carisma mediterraneo e fascino internazionale: Khaled Elrashedi è una delle personalità più interessanti della scena contemporanea. Nato in Egitto e residente in Italia da oltre ventisette anni, dal 2013 ha intrapreso un percorso artistico che lo ha portato a farsi strada nel mondo dello spettacolo, passando dalle prime comparse a ruoli di spessore nel cinema, nella televisione e nella moda. Photo credit by Alessio Di Franceca La sua presenza scenica ha conquistato il pubblico in produzioni di primo piano, tra cui la serie Il Clandestino su Rai 1 e Netflix al fianco di Edoardo Leo, la commedia cult Il Grande Giorno con Aldo, Giovanni e Giacomo, e i film L’ultima notte di Amore e Hammamet, entrambi con Pierfrancesco Favino. Il suo talento ha varcato anche i confini internazionali grazie alla partecipazione a House of Gucci, diretto da Ridley Scott. Volto versatile e riconoscibile, Khaled ha prestato la sua immagine a campagne pubblicitarie di risonanza mondiale, tra cui Sammontana Gruvi, Kinder Joy per i mercati del Golfo e dell’India, Kinder Sorpresa a livello globale e il videoclip “Cattleya” in collaborazione con un artista turco. Non meno rilevante è la sua attività nel mondo della moda. Modello e influencer affermato, ha collaborato con brand di prestigio come SHEIN, Roja Parfums, Braun, Bomberg, Oman Luxury, Ferro & Co, Hisdern, Awnl, Vixa Watches, Legoss, Detomaso, Nove, Manlio, Alexander 1910, Aviator Watch e molti altri. È testimonial del marchio di profumi Reine De Saba e collabora stabilmente con due maison di sartoria maschile su misura, Wehilion e Dstylesunglasses, incarnando un’eleganza raffinata e contemporanea. Il suo nome è sempre più presente anche negli eventi esclusivi del fashion system. Recentemente Khaled è stato invitato dal rinomato designer italiano Anton Giulio Grande alla presentazione della nuova collezione Frida, in un evento che ha visto la collaborazione di Daniele Piscitelli Calzature Uomo in Piazza Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Kasia Stefanów (Mystyle Events) nei Chiostri di San Barnaba, Hnia Harrati per Regione Lombardia e Zineb Hazim a Palazzo Giureconsulti, ognuno con una propria identità stilistica unica. Un’occasione che ha confermato ancora una volta il suo ruolo di presenza raffinata e riconosciuta all’interno del panorama moda. Khaled desidera inoltre rivolgere un ringraziamento speciale a Brera Beauty, eccellenza nel settore dell’estetica ad alte prestazioni progettata per risultati visibili, per il gentile invito ricevuto da Marianna Malena. Molto attivo anche sul fronte digitale, Khaled racconta il suo universo fatto di stile, emozioni e ispirazioni attraverso i social. In collaborazione con Kiko.co, realizza video emozionali su YouTube, Instagram e TikTok, dove condivide con il pubblico la sua visione personale del lifestyle e della moda. Photo credits by Damiano Colle

  • ’48 Break to Be: quando la moda diventa un abbraccio di bellezza e inclusione

    Sabato sera, tra le mura storiche di Palazzo Moriggia, la moda ha mostrato il suo volto più autentico: quello capace di unire creatività, emozione e inclusione. La sfilata ’48 Break to Be, promossa dalla Fondazione Centro Anch’io Onlus insieme alla MP Moda International Fashion School, non è stata solo un evento inserito nel calendario della Camera Nazionale della Moda Italiana, ma un vero e proprio atto di bellezza condivisa. In passerella, 21 creazioni originali hanno incantato il pubblico. Tra queste, sei abiti speciali, nati dal talento e dalla dedizione dei ragazzi della Fondazione, che hanno seguito un percorso di formazione nella scuola MP Moda. Ogni capo portava con sé un messaggio: linee asimmetriche, dettagli innovativi e la libertà di non conformarsi, ma di esprimersi. Era il segno concreto di come la moda possa diventare linguaggio universale di crescita e autonomia. Il titolo, ’48 Break to Be, non è casuale: richiama lo spirito rivoluzionario delle Cinque Giornate di Milano del 1848, un invito ad avere coraggio, a rompere schemi e a proporre visioni nuove. È lo stesso spirito che ha animato i ragazzi in questo percorso, trasformando la passerella in un luogo di emancipazione e possibilità. Un tocco speciale è arrivato dagli accessori realizzati grazie al progetto “Ri-bellarsi” di Katia Rossi, che ha guidato i giovani designer nella pelletteria e nella personalizzazione: un’esperienza che ha insegnato loro non solo un’arte, ma anche il valore della creatività come forma di libertà. Il cammino che ha portato a questo momento era iniziato nel dicembre 2024, con la prima sfilata a marzo 2025. Il successo e il legame profondo nato con i ragazzi hanno reso naturale proseguire, ampliando l’esperienza e includendo anche l’abbigliamento maschile. Con ’48 Break to Be, Fondazione Centro Anch’io e MP Moda International Fashion School hanno dimostrato che la moda può davvero andare oltre le passerelle: può insegnare, integrare, emozionare. Può essere un abbraccio che accoglie tutti, senza distinzioni.

  • Catwalk Milan celebra la sua V edizione con stile, solidarietà e creatività internazionale

    Si è conclusa con grande successo la quinta edizione di Catwalk Milan, l’evento che ha illuminato la Milano Fashion Week con un perfetto equilibrio tra moda, arte e solidarietà. Nella cornice esclusiva della Sala Duomo dell’Excelsior Hotel Gallia, tra eleganza e raffinatezza, il pubblico ha potuto vivere un pomeriggio dedicato alle eccellenze italiane e internazionali. Photo credits by Damiano Colle La passerella di Catwalk Milan ha visto sfilare le creazioni di alcuni dei più rinomati designer italiani e internazionali: Jamal Taslaq, noto per il suo linguaggio creativo che unisce Oriente e Occidente, ha presentato Occirientale, collezione che combina design italiano e messaggi universali scritti in arabo, culminando con un abito simbolico ispirato all’ulivo, accompagnato dalla parola “Umanità”, un manifesto di pace, dialogo e resilienza. La collezione Alv by Alviero Martini rende omaggio all’eleganza ormai sbiadita, evocando i couturier degli anni ’50 e ’60, che restituirono femminilità alle donne del dopoguerra con cappotti rivoltati e calze rammendate. Grazie al Made in Italy le signore di quegli anni potevano riscoprire l’eleganza attraverso dettagli come cappellini, guanti, scarpe e borse coordinati. Non si tratta di una collezione retrò, ma di una visione contemporanea che guarda al passato, secondo il motto dello stilista: eleganza, non stravaganza. Antonella Bravi ha presentato la sua collezione 2026, un omaggio alla seta Made in Italy. La linea, che unisce lusso, eleganza senza tempo e leggerezza, esplora il resort wear di alta gamma con un linguaggio inclusivo, comprendendo anche la modest fashion. Capi fluidi e sartoriali raccontano la femminilità contemporanea, accompagnando la donna moderna nei momenti di viaggio, relax e rappresentanza, confermando Bravi come ambasciatrice dello stile italiano tra tradizione e innovazione. Otto & Mezzo Cashmere ha presentato la sua maglieria in cashmere di alta qualità Made in Italy, sottolineando l’eccellenza artigianale del brand fondato da Giovanna Arnoldi nel 2008. Ogni capo, realizzato artigianalmente in Italia con filati scozzesi e lana proveniente da capre allevate in Mongolia secondo pratiche sostenibili, unisce eleganza senza tempo e comfort. La collezione conferma la filosofia del brand: stile e qualità che durano nel tempo, andando oltre le mode. Fabio Porliod, stilista italiano noto per il suo approccio sartoriale elegante e contemporaneo, ha presentato una collezione dalle linee raffinate che uniscono eleganza, sensualità e semplicità, pensata per donne cosmopolite, sicure di sé e appassionate di arte e cultura. Impegnato anche sul fronte sociale, organizza sfilate con modelle amputate e donne che hanno affrontato il tumore, trasformando la moda in uno strumento di forza, inclusione ed empowerment. Il parterre, composto da giornalisti, buyer, influencer e ospiti internazionali, ha accolto con entusiasmo le nuove collezioni, riconoscendo in Catwalk Milan una piattaforma di riferimento per brand affermati e talenti emergenti. L’evento ha inoltre rinnovato il suo impegno solidale a sostegno dell’Associazione Emergenza Sorrisi ETS, che da oltre 15 anni realizza missioni chirurgiche umanitarie per bambini affetti da malformazioni cranio-facciali, ustioni e traumi in contesti di emergenza. Una raccolta fondi speciale ha permesso agli ospiti di contribuire a questa importante causa, confermando il valore sociale del progetto. Non solo moda: la giornata è stata arricchita dalle opere degli artisti Pavel Kir ed Elena Giunco, che hanno creato un ponte tra arte e couture, mentre il cocktail esclusivo dei migliori prodotti del Food & Beverage Made in Italy, organizzato e gestito da "Mad For Salento", un brand pugliese che promuove le eccellenze enogastronomiche italiane a livello internazionale, ha celebrato l’enogastronomia del Sud d’Italia attraverso una degustazione di altissima qualità tra sapori e saperi, completando l'unicità della serata. A condurre le interviste e parte della serata è stata la giornalista e conduttrice Tania La Gatta, che realizzerà uno speciale di 30 minuti dedicato a Catwalk Milan per la trasmissione televisiva Extreme, in onda ad ottobre. Ideato da Gianluigi Resta, titolare di GR Events & Communication, e diretto dalla celebre Titti Baiocchi, Catwalk Milan ha confermato anche quest’anno la sua vocazione internazionale. Dopo il successo dell’edizione di Shanghai lo scorso maggio, il format proseguirà con nuove tappe a Zurigo, Dubai e Montecarlo nel 2026, per poi tornare in Cina, rafforzando il progetto di internazionalizzazione delle eccellenze italiane. Con l’intero suo staff, coordinato da Manuel William Resta, Gianluigi Resta ha orchestrato ogni dettaglio dell’evento, dalla passerella all’after party al The Plein Club, dove ad animare la serata è stato MAUWI, DJ ufficiale della serata. Con questa edizione Catwalk Milan ribadisce la capacità dell’Italia di coniugare moda, creatività e responsabilità sociale, offrendo una visione autentica e contemporanea del Made in Italy al mondo intero.

  • L'Eden di Ortcolario 2025

    È una dimensione incontaminata e sospesa nel tempo, un modello di wild garden ricco di biodiversità. È un Eden in cui dialogano sublime e meraviglia a ispirare la quindicesima edizione di Orticolario, l’evento internazionale che celebra un rinnovato rapporto tra uomo e natura dal 2 al 5 ottobre nello scenario di Villa Erba sul Lago di Como. Per quattro giorni il parco secolare e il centro espositivo della storica dimora ospitano oltre 250 espositori italiani e internazionali selezionati con cura per diffondere un’attenta consapevolezza del paesaggio. Piante rare, insolite e da collezione, oggetti d’artigianato e creazioni originali celebrano una natura che si fa arte, un saper fare prezioso in uno scenario esclusivo. E ancora, i giardini tematici selezionati tramite il concorso internazionale Spazi Creativi (il vincitore si aggiudica il premio “La Foglia d’oro del Lago di Como”) e le installazioni site specific ispirate al tema dell’anno fanno da sfondo a un programma di appuntamenti culturali che coinvolge esperti del settore, paesaggisti, agronomi, visionari. Le performance, le esperienze e i laboratori emozionano e sorprendono anche i bambini e i ragazzi, con attività pensate appositamente per loro. Con il titolo Eden, la quindicesima edizione di Orticolario indaga la meraviglia ancestrale e presenta i diversi volti di un luogo primordiale e selvaggio, che trascende la comune idea di perfezione per celebrare la potenza sconvolgente e attraente della natura. È un invito ad allontanarsi dall’antropocentrismo contemporaneo, dall’idea di possesso, di dominio e di prevaricazione per abbracciare l’incontaminato e scoprire il bello oltre l’immaginazione umana, nella sua versione originaria. Il giardino come luogo glorioso si manifesta in “DZONOT”, nel cuore del padiglione centrale, progetto di Jonathan Arnaboldi e Matteo Pellicanò, realizzato con il sostegno di Fondazione Banca Popolare di Milano e il contributo di STIHL. Al centro di questa dimensione selvatica, le piante alimurgiche: le specie spontanee commestibili che stanno definendo il ritorno al foraging. La conoscenza delle erbacee edibili, che si traduce nella capacità di distinguere le specie e nel saperne individuare le parti commestibili, fa parte di un sapere da salvaguardare. Foglie, radici, bulbi, bacche, germogli e cortecce di tali piante hanno definito l’alimentazione originaria su cui si sono fondate le civiltà e rappresentano un legame antico fra l’uomo e la natura, oltre a essere considerate un prezioso patrimonio per l’ecosistema. Riconoscere il valore delle erbacee commestibili è un atto di gratitudine che Orticolario sceglie di fare con “Una passeggiata nel bosco”, alla scoperta delle piante alimurgiche, progetto di Laura Storero, Marco Gramaglia e Davide Bacci. Tra i luoghi iconici a Orticolario 2025 anche l’installazione “E quindi uscimmo a riveder le stelle” di Mantero Seta che invade l’atrio di Villa Erba, guidata dal principio della meraviglia. Il giardino inteso come luogo di nutrimento accompagna la quindicesima edizione di Orticolario che ha scelto come piante rappresentative le alimurgiche, le specie spontanee commestibili che stanno definendo il ritorno al foraging, e sceglie come ospite d’onore Antonia Klugmann. La chef patronne del ristorante L’Argine a Vencò esprime, infatti, nel suo lavoro di ricerca gastronomica un autentico ritorno alla terra. La materia prima diventa elemento poetico, effimero e irripetibile che ispira una creatività nutrita nel silenzio interiore: il semplice gesto di raccogliere le erbe nei campi diventa momento di un rituale che si conclude in un’esperienza di gusto capace di celebrare l’autenticità della natura. Sobrietà e consapevolezza guidano la cucina etica della chef, in cui il non spreco diviene atto poetico. Orticolario muta e sperimenta per stimolare pensieri inediti sulla cultura del paesaggio. In questa dimensione vibrante ogni edizione presenta nuovi aspetti di un progetto in continuo divenire, sia dal punto di vista dell’assetto espositivo che dei contenuti. Quattro sono le novità per il 2025. Con AREA* prende vita una serie di luoghi concepiti per celebrare cultura, natura e la maestria artigianale: gli spazi centrali dei corridoi delle due ali si animano di realtà che fondono estetica, contenuto e materia. A loro il compito di valorizzare tali spazi per offrire visioni inaspettate e passioni da riscoprire. Inedito è anche il mercato di Orticolario, introdotto per dar risalto al prodotto alimentare biologico e alla sua lavorazione: un’area conviviale e suggestiva animata da produttori selezionati, tra realtà già apprezzate dal pubblico e nuove eccellenze da scoprire. All’interno di stanze tematiche dedicate al food, i visitatori possono esplorare proposte enogastronomiche ricercate e di alta qualità, in un dialogo ideale tra terra, cultura e gusto. Olistica, invece, è l’ambiente animato dalla sensibilità dello Studio Olistica di Margherita Sartori, che offre ai visitatori la possibilità di esplorare un nuovo tipo di benessere, più corale e coerente, attraverso attività che spaziano dallo yoga all’ipnosi olistica, dalle costellazioni familiari alla naturopatia. Infine, ZONA TECNICA è lo spazio dedicato alla passione per il giardino che, con il sostegno di Gerosa Green Solutions e Bottos, accoglie espositori specializzati in ogni tipo di area verde e mette a disposizione anche una serie di esperti qualificati per fornire consigli pratici e approfondimenti. Non è un garden show, né tantomeno una mostra-mercato, Orticolario è soprattutto un evento dal doppio valore: le finalità benefiche e di supporto sociale incontrano la volontà di diffondere la cultura del paesaggio. Le attività culturali in scena a Villa Erba sono realizzate attraverso il Fondo Amici di Orticolario presso la Fondazione Provinciale della Comunità Comasca, che devolve poi i contributi a cinque associazioni del territorio lariano, impegnate a loro volta nell’evento, per supportarne i progetti filantropici. Orticolario 2025 è realizzato con il sostegno di Mantero Seta e, in ordine alfabetico, con: il contributo di Berlucchi Franciacorta, BCC di Lezzeno, Dodo Boutique di Como, Ethimo, Faber-Castell, Felco, Fondazione Banca Popolare di Milano, L’Erbolario, Mood, STIHL, Valverde, Wide Group; il contributo tecnico di Autovittani, Bianchi Group, Blumen, Grafiche Tassotti, Mticket, Navigazione Laghi, Pellegrini, San Carlo, Vedette 2 Mondialpol. L’evento, inoltre, ha ottenuto: il sostegno e il patrocinio di Camera di Commercio di Como – Lecco, Comune di Cernobbio e Provincia di Como; il patrocinio del Comune di Como, dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali delle Province di Como, Lecco e Sondrio, dell’Ordine degli Architetti di Como e di Regione Lombardia che ha riconosciuto Orticolario come manifestazione di carattere internazionale anche per il 2026. Si ricorda, infine, la collaborazione con AIAPP, Bottos, Central Park di Mario Mariani, FAI, Fondazione Minoprio ITS Academy, Fratelli Gramaglia, Gerosa Green Solutions, Grand Hotel Villa d’Este, Grandi Giardini Italiani, Il Giardino di Massimo Perazzi, IATH Academy Lake Como, Istituto Gaetano Pessina, Istituto San Vincenzo, Produzione Privata, Protezione Civile Sezione Alpini, TIEVENT, Villa Carlotta, Vincenzo Dascanio. Moritz Mantero, presidente di Orticolario: “Il racconto di questa edizione testimonia il grande lavoro svolto dalla squadra di Orticolario nel corso di un anno intenso e complesso. L’evento dura tre giornate e mezza, ma i contenuti, per numero e qualità, giustificano un impegno cento volte superiore. Del resto, la costante ricerca e attenzione per il dettaglio, la bellezza e l’eleganza rappresentano la nostra cultura e costituiscono il vero punto di forza di Orticolario.”

  • Ricky Martin, l’icona latina che ha conquistato il mondo

    Nato a San Juan, Porto Rico, il 24 dicembre 1971, Enrique Martín Morales, meglio conosciuto come Ricky Martin, è oggi uno dei volti più rappresentativi della musica pop internazionale. La sua storia è quella di un talento precoce che, con determinazione e carisma, ha saputo trasformarsi in un’icona globale. Fin da bambino mostra inclinazioni artistiche: a soli dieci anni recita in spot televisivi, e poco dopo tenta l’ingresso nei Menudo, la boy band che negli anni ’80 faceva impazzire l’America Latina. La prima volta viene scartato, ma qualche anno dopo riesce a entrare nel gruppo, con cui gira il mondo e acquisisce l’esperienza che gli servirà per costruire la sua carriera solista. Nel 1991 pubblica il suo primo album da solista. Il vero salto di qualità, però, arriva nel 1995 con “María”, brano che lo consacra a livello internazionale. Da quel momento, il suo percorso è una continua ascesa: nel 1998 firma “La Copa de la Vida”, inno ufficiale dei Mondiali di calcio, e l’anno successivo conquista le classifiche mondiali con “Livin’ la Vida Loca”, diventando il primo artista latino a imporsi con tale forza nel mercato anglofono. La sua immagine di sex symbol e performer trascinante non lo ha mai distolto dalla ricerca di autenticità personale. Nel 2008 diventa padre di due gemelli tramite maternità surrogata e nel 2010, dopo anni di riservatezza, fa coming out dichiarando la propria omosessualità. Una scelta coraggiosa che lo trasforma in un punto di riferimento per la comunità LGBTQ+. Successivamente, con l’artista Jwan Yosef, ha costruito una famiglia allargata con altri due figli, Lucia e Renn. Oltre alla musica, Ricky Martin si è distinto per il suo impegno umanitario attraverso la Ricky Martin Foundation, attiva contro lo sfruttamento dei minori e a favore dei diritti umani. A distanza di oltre trent’anni dagli esordi, Martin continua a essere protagonista della scena musicale internazionale. Nel 2025 sarà il primo artista a ricevere il Latin Icon Award agli MTV Video Music Awards, riconoscimento che celebra non solo i suoi successi discografici, ma anche l’impatto culturale e sociale della sua figura. Dai palchi di San Juan alle arene del mondo, Ricky Martin resta la dimostrazione vivente che il talento, unito al coraggio di essere se stessi, può trasformare una voce in un simbolo universale. Di seguito troverete la discografia

  • Plein Hotel Milano: dove il lusso diventa emozione

    Milano è una città che non smette mai di sorprendere. Dietro i suoi palazzi storici e i grattacieli avveniristici si nasconde un’anima che cambia di stagione in stagione, di evento in evento, sempre pronta a rinnovarsi. In questo scenario nasce il Plein Hotel, primo albergo firmato da Philipp Plein, un luogo che non è solo ospitalità, ma un’esperienza totale, pensata per stupire e far sognare. All’interno del Palazzo Melzi d’Eril, un edificio che appartiene alla memoria della moda italiana, un tempo sede di Krizia, Plein ha investito oltre quaranta milioni di euro per dare vita a un progetto che vuole andare oltre le regole tradizionali dell’hôtellerie. Non si tratta di creare un semplice hotel, ma di raccontare una visione. E la visione di Philipp Plein è chiara: il lusso non è silenzioso, non è discreto, ma deve mostrarsi, affascinare, conquistare. Varcando l’ingresso si percepisce immediatamente di trovarsi in un universo parallelo. Il design è un linguaggio teatrale che parla attraverso superfici in marmo, specchi che amplificano lo spazio, lampadari monumentali che scendono come sculture luminose. Ogni dettaglio è pensato per emozionare: dalle boiserie barocche ai riflessi metallici, dai colori intensi alle linee scenografiche. È come entrare in una fiaba moderna, dove la realtà si veste di glamour e la quotidianità diventa spettacolo. Le sedici suite sono il cuore pulsante dell’hotel. Ognuna diversa, ognuna con un carattere preciso. Ci sono stanze che invitano al raccoglimento, con spa private che diventano rifugi di benessere assoluto; altre che aprono su terrazze panoramiche, regalando a chi vi soggiorna una Milano intima e sorprendente. Tutte, però, hanno qualcosa in comune: non si limitano a offrire comfort, ma vogliono raccontare una storia. Sono stanze da vivere, ma anche da ricordare, capaci di lasciare un segno nel cuore di chi le abita, fosse anche solo per una notte. Il Plein Hotel è anche un luogo che respira la città e la sua energia cosmopolita. Non è pensato solo per chi viaggia, ma anche per chi vive Milano e cerca un’esperienza diversa. I suoi spazi dedicati alla ristorazione, alle lounge e al rooftop non sono semplici servizi, ma scenografie che mutano con il passare delle ore. Ci si può concedere una colazione lenta, sorseggiare un cocktail al tramonto, lasciarsi trasportare dalla musica di una serata esclusiva. Ogni momento diventa parte di un rituale che ha come protagonista il piacere di vivere intensamente. E in questo contesto non poteva mancare la provocazione, cifra stilistica di Philipp Plein. La celebre pizza allo champagne da 1.500 euro non è un vezzo gastronomico, ma un simbolo. È un gesto pensato per far parlare, per accendere i riflettori, per trasformare un semplice piatto in un’icona del lusso ironico ed esibito. È l’esempio perfetto di come l’hotel non voglia soltanto offrire servizi, ma generare emozioni, racconti, esperienze che restano nella memoria e che diventano parte della narrazione stessa del luogo. Il pubblico che varca la soglia del Plein Hotel è internazionale: viaggiatori dal Medio Oriente, dagli Stati Uniti, dall’Asia, ma anche milanesi curiosi che vogliono scoprire un volto diverso della propria città. È un luogo che si apre a chi cerca non solo una stanza, ma un’emozione da vivere. Qui tutto è pensato per stupire, dalle atmosfere intime delle camere ai bagni scenografici che sembrano nati per essere fotografati, fino agli spazi comuni che diventano veri palcoscenici urbani. Con il Plein Hotel, Milano conferma ancora una volta la sua vocazione di capitale del lusso e del lifestyle. Non si tratta solo di ospitalità, ma di un progetto che abbraccia moda, design e intrattenimento, unendo mondi diversi sotto un’unica visione. Philipp Plein porta nella città la sua estetica audace, fatta di eccessi, ironia e meraviglia, e la trasforma in un’esperienza tangibile, che si può toccare, respirare, vivere. Il lusso, qui, non è un dettaglio prezioso nascosto, ma un palcoscenico da abitare. Ogni soggiorno diventa un evento, ogni angolo un ricordo da portare via, ogni istante un frammento di bellezza che resiste al tempo. Il Plein Hotel non è solo un nuovo indirizzo milanese, è una promessa: quella di vivere il lusso come emozione, come spettacolo, come racconto.

  • Anton Giulio Grande trionfa alla Milano Fashion Week con l’omaggio a Frida Kahlo.

    Frida è il titolo della nuova collezione Spring/Summer 2026 di Anton Giulio Grande, talentuoso stilista e Presidente della Calabria Film Commission, che è stata presentata giovedì 25 settembre 2025 a Milano all’interno del Leather Fashion Hub di Lineapelle Designers Edition a Piazza Giuseppe Tomasi di Lampedusa durante la Milano Fashion Week. Protocollo Credits by : Damiano Colle Anton Giulio Grande, inoltre, sabato 4 ottobre 2025 presenterà a Parigi, in occasione della Paris Fashion Week all’Hotel Plaza Athénée al numero 25 di Avenue Montaigne, storica via dell’haute couture mondiale, la nuova collezione di prêt-à-couture. La sfilata a Milano è stata organizzata in collaborazione con Lineapelle- Unic Concerie Italiane, ed è una personale e sentita dedica del celebre couturier ad una delle figure più affascinanti del Novecento mondiale: Frida Kahlo. L’artista messicana è universalmente nota per aver trovato nella pittura un’ancora di salvezza nei confronti della sua esistenza. La nota pittrice si è saputa imporre esternando nelle sue opere il proprio vissuto provato da sofferenze, ma comunque valorizzato da un’anima anticonformista, forte e ribelle. In passerella ventidue look, un tripudio di pellami lavorati con le tecniche dell’alta moda con top asimmetrici di camoscio, cavallino, nappe, iper ricamati. Tra i capi cult per la prossima stagione proposti da Grande ci sono le gonne lunghe in stile gipsy con frange di pelle e di cristalli, rouches di organza, balze di pizzo, e anche un particolare giubbotto di pelle con l’immagine della Kahlo. Ad applaudire il designer, tra gli ospiti vip, le attrici Madalina Diana Ghenea, Debora Caprioglio, l’attore Lorenzo Spolverato e il cantante Virginio. “Mi sono lasciato sugestionare da Frida Kahlo perché è stata una donna simbolo della libertà d’espressione”- dichiara Grande- “Frida ha anticipato dei concetti moderni, dei modi di essere di un’attualità sconcertante. Dei suoi difetti ne ha fatto un punto di forza, è divenuta un simbolo di libertà, la pittura per lei è stata un’ancora di salvezza nei giorni della malattia ed ha saputo esternare attraverso la sua arte le sofferenze, è una delle più grandi pittrici anticonformiste del XX secolo. La mia dedica appare soprattutto nelle gonne lunghe alla caviglia con delle linee proprie dell’epoca della Kahlo con ampiezze svasate, morbide, arricchite da tematiche folk, balze, plissè, rouches, colorate. La Kahlo utilizzava proprio le gonne ampie e lunghe per nascondere il suo incedere claudicante.” Gli abiti lunghi seguono la lunghezza delle gonne. I giacchini di pelle sono ricamati in materiali ultra preziosi: piume, strass, swarovski, inserti di pellame con lavorazioni geometriche e contrasti di colore e materiali. I corpini sono realizzati anch’essi con delle forme geometriche bordate di piume in tinta con la pelle, troviamo anche i corpini asimmetrici in cavallino, pelle e camoscio. I gilet smanicati e iper ricamati richiamano nei motivi la figura della Kahlo. La palette cromatica spazia dal nero, nuance cara allo stilista, fino ai bluette, celeste, verde acqua. I colori pastello si aprono in una ruota immensa di plissè con lavorazioni geometriche. Ad impreziosire i look in passerella ci saranno copricapi unici, realizzati interamente a mano da Florilegio con fiori di carta intagliati e dipinti, frutto di un lavoro corale che unisce maestria e visione. I fiori per la Kahlo non erano solo elementi decorativi, ma un mezzo per esplorare e rappresentare la bellezza, la vita e le emozioni, anche quelle più difficili come il dolore, al punto che affermava: “Dipingo i fiori per non farli morire”. Le calzature maschili sono di Daniele Piscitelli, giovane brand interamente Made in Italy, nato da tre generazioni di tradizione artigiana. La collezione in passerella unisce ricerca dei materiali e cromie sofisticate, in un equilibrio di stile ed eleganza. Anton Giulio Grande da sempre crea capi unici amati dalle star di tutto il mondo. Lo stilista calabrese si è affermato nel mondo dell’alta moda internazionale dopo aver studiato presso l’Università Polimoda di Firenze e successivamente al Fashion Institute of Technology di New York. Grande si esprime oggi con lasua inventiva più alta, la creatività il talento capace di esaltare e valorizzare la vera essenza femminile. Lo stilista ricopre inoltre la carica di Presidente della Calabria Film Commission. L’evento è stato realizzato in collaborazione con: LINEAPELLE – UNIC Concerie Italiane; Italiana. Accessori S.r.l., Florilegio, Daniele Pisciteli, Hair – Franco Curletto; Make Up – Maurizio Calcagno. GALLERIA FOTOGRAFICA Credits by : Damiano Colle

  • Giorgio Armani a Brera: l’eleganza che diventa eternità

    Milano celebra uno dei suoi figli più amati con un tributo che intreccia arte e moda in un dialogo silenzioso e toccante. Alla Pinacoteca di Brera, tempio della bellezza italiana, prende vita la mostra “Milano, per amore”, visitabile dal 24 settembre 2025 all’11 gennaio 2026. Non si tratta di una semplice esposizione, ma di un incontro raro tra due linguaggi che, pur nati in epoche diverse, parlano la stessa lingua: quella della bellezza senza tempo. Photo Credits: Damiano Colle Giorgio Armani, con la sua consueta modestia, aveva confessato: “Non sono all’altezza di questi capolavori.” Eppure, proprio in questa frase si riflette il suo genio. I suoi abiti non cercano di imporsi, ma si collocano con delicatezza al centro delle sale, rispettosi dei maestri del passato eppure capaci di dialogare con essi. Non è confronto, ma sussurro; non sfida, ma armonia. Ogni creazione diventa un punto di luce che si riflette sulla tela della storia, senza oscurarla. Gli abiti scelti non sono semplici capi di moda, ma memorie tangibili di un’epoca e di un percorso umano. Il completo indossato da Richard Gere in American Gigolò, che segnò un momento epocale nel cinema e nella moda; l’abito rosso papavero portato da Katie Holmes al Met Gala, simbolo di audacia e grazia; la giacca potente di Grace Jones, icona degli anni Ottanta; il look indimenticabile di Mia Martini a Sanremo 1990, che porta con sé un carico emotivo intramontabile. E infine, la t-shirt con il volto di Armani stesso, quasi un segno di intimità e vicinanza, un sorriso discreto lasciato come eredità a chi osserva. La scelta della Pinacoteca di Brera non è casuale. Questo luogo non è soltanto cornice, ma parte integrante del racconto: qui l’anima di Milano, rigorosa e raffinata, trova espressione nelle pennellate dei maestri e nella sobrietà delle linee armaniane. Brera è il cuore artistico della città, ed è proprio tra le sue mura che Armani intreccia la sua storia personale con quella collettiva, restituendo a Milano l’amore che sempre ha dichiarato. Visitare questa mostra significa vivere un’esperienza che va oltre lo sguardo. È lasciarsi attraversare dal tempo, riconoscere che la bellezza non appartiene a un’epoca ma si fa ponte tra generazioni. Pittura e moda, secoli di distanza l’una dall’altra, rivelano la stessa tensione verso l’armonia e la stessa volontà di toccare l’anima. Giorgio Armani, con la sua visione limpida, ci ricorda che l’eleganza non è tendenza, ma linguaggio eterno, che non svanisce e non si consuma. GALLEDIA FOTOGRAFICA E così, quando si varcano le porte di Brera e ci si lascia alle spalle il silenzio delle sale, resta un’emozione persistente, come se la città stessa avesse respirato la presenza del Maestro e ne custodisse ora l’essenza. Milano, musa e radice, si illumina di gratitudine e restituisce al mondo il lascito più prezioso: la certezza che la vera bellezza nasce dall’amore e, proprio per questo, dura per sempre.

  • Catwalk Milan: La 5ª edizione della sfilata di moda tra eccellenza italiana e solidarietà

    Catwalk Milan, uno degli eventi più attesi durante la Milano Fashion Week, celebra la sua quinta edizione il 29 settembre 2025 nell'esclusiva Sala Duomo dell'Excelsior Hotel Gallia, uno degli alberghi più prestigiosi della città. Quest’anno, l'evento si arricchisce di una nuova dimensione, con la presentazione delle collezioni di alcuni dei più rinomati stilisti italiani e internazionali, tra cui Jamal Taslaq, ALV di Alviero Martini, Antonella Bravi, Otto & Mezzo Cashmere e Fabio Porloid. In una cornice di lusso e raffinatezza, il Catwalk Milan offre una passerella unica per talenti affermati e emergenti. Il parterre sarà composto da giornalisti, buyer, influencer, celebrità e ospiti internazionali, che avranno la possibilità di scoprire in anteprima le nuove tendenze e di immergersi nell'universo della moda, dell'artigianalità e della creatività che caratterizzano il Made in Italy. Un evento che va oltre la moda, impegnandosi a supportare anche una causa di grande valore sociale: l'Associazione Emergenza Sorrisi ETS, che da oltre 15 anni porta avanti missioni chirurgiche umanitarie per bambini affetti da malformazioni cranio-facciali, ustioni e traumi in contesti di emergenza. Gli ospiti dell’evento avranno l'opportunità di contribuire a questa importante causa, partecipando alla raccolta fondi organizzata per sostenere le attività dell'associazione. In questa quinta edizione, l'arte trova spazio anche nella pittura, con le opere degli artisti Pavel Kir ed Elena Giunco, che arricchiranno la giornata con i loro dipinti, creando una sinergia tra moda, arte e cultura. Il Made in Italy sarà protagonista anche nel settore enogastronomico, con un cocktail esclusivo che presenterà i migliori prodotti del Food & Beverage italiano, celebrando l’eccellenza e l’autenticità dei sapori italiani. Catwalk Milan ha un respiro internazionale: il suo format itinerante è nato con l’obiettivo di promuovere le eccellenze italiane nel mondo. Dopo l’evento di successo a Shanghai lo scorso maggio, sono in programma edizioni a Zurigo, Dubai e Montecarlo nel 2026, con un ritorno in Cina per consolidare il progetto di internazionalizzazione dei prodotti italiani nel mercato asiatico. L’evento è stato ideato da Gianluigi Resta, titolare di GR Events & Communication e project manager di eventi internazionali nel settore della moda. Gianluigi Resta è da sempre impegnato nella creazione di spazi innovativi per designer emergenti e brand in crescita, e ha voluto con questo progetto offrire loro una piattaforma globale per far conoscere le proprie creazioni. La regia dell’evento è affidata alla celebre Titti Baiocchi, regista con una lunga carriera internazionale nel mondo delle sfilate e degli eventi moda, con esperienze presso maison prestigiose come Cavalli, Krizia, Bottega Veneta, Diesel e Dsquared2. Novità di questa edizione: la giornalista e conduttrice Tania La Gatta sarà presente per condurre le interviste e parte della conduzione dell’evento. Grazie alla sua collaborazione con Ugo Autuori, verrà realizzato uno speciale di 30 minuti dedicato a Catwalk Milan all’interno della trasmissione “Extreme”, da lei condotta, che andrà in onda a ottobre. Con Catwalk Milan l'Italia continua a dimostrare la sua leadership nel settore della moda, della creatività e dell’innovazione, portando le eccellenze italiane al di fuori dei confini nazionali e creando un ponte fra le tradizioni e i mercati internazionali.

  • F1 e Tag Heuer un legame lungo una vita

    Per il Gran Premio d’Italia il brand svizzero di orologi TAG Heuer, che da quest’anno torna ad essere Official Timekeeper della Formula 1, arriva a Milano con una mostra fotografica dedicata alla Formula 1: “Timing Italy– The Tag Heuer Way” si sviluppa lungo via Montenapoleone e colorerà con immagini di velocità il panorama del distretto milanese della moda dal primo al 14 settembre. Si tratta di un’esposizione fotografica costituita da 10 pannelli bifrontali, per un totale di 20 visual, che raccontano 50 anni di storia della Formula 1 in Italia, mettendo in evidenza il legame tra il nostro Paese e i personaggi che hanno lasciato un segno in questo sport: Ayrton Senna, Clay Regazzoni, Jo Siffert, le scuderie più iconiche tra cui Ferrari, McLaren e Red Bull Racing, con le storiche gare italiane come la Targa Florio, ma soprattutto al suo contributo fondamentale all’evoluzione professionistica del cronometraggio sui circuiti grazie anche alla presenza su pista del cronometrista TAG Heuer Jean Campiche. Da oltre 160 anni TAG Heuer guida invece di seguire, stabilendo le proprie regole e conducendo l'orologeria attraverso territori inesplorati. I suoi segnatempo non sono un'immagine fedele della tradizione, bensì la rappresentazione autentica del design e dell'ingegneria orologiera nella loro forma più innovativa e stupefacente. Quello della maison svizzera, da sempre legata al mondo dello sport, è in realtà un ritorno in un ruolo che aveva già avuto in passato - dal 1992 al 2003 - e che vanta alcuni primati con la F1: TAG Heuer è stato il primo luxury brand ad avere il proprio logo su una vettura di Formula 1 nel 1969, il primo a sponsorizzare una squadra nel 1971 e, con 239 vittorie, 613 podi, 9.471 punti, 11 Campionati del Mondo Costruttori e 15 Campionati del Mondo Piloti, è uno dei marchi più di successo nella storia della Formula 1. Nel 1986 ha lanciato una collezione di orologi chiamata Formula 1. La collaborazione tra TAG Heuer e la Formula 1 incarna una filosofia condivisa tra i due iconici brand che va oltre le corse, grazie alla dedizione all'ingegneria di precisione, la tecnologia all'avanguardia, i materiali innovativi, la ricerca della precisione e l'impegno indissolubile a superare i propri limiti. Fondata nel 1860, TAG Heuer si è affermata presto come produttore di dispositivi per il cronometraggio, presentando il primo cronografo da cruscotto nel 1911. Nel 1916, l'azienda lanciò il primo cronometro con precisione al centesimo di secondo, il Mikrograph, che fissò lo standard per il cronometraggio sportivo di alta precisione. Negli anni '50, i primi anni della Formula 1, Heuer decise di produrre solo cronografi da polso, posizionandosi come l'orologio per chi dava il massimo valore al tempo. Negli anni Sessanta, con la crescente popolarità della Formula 1, Heuer divenne strettamente legato allo sport e ai suoi piloti. Uno dei momenti chiave fu l'associazione con Jochen Rindt, vincitore postumo del Campionato del Mondo Piloti del 1970, che indossò un Heuer Autavia durante la sua carriera. Un momento cruciale si verificò quando Jack Heuer, allora CEO dell'azienda di famiglia, incontrò Jo Siffert, un giovane pilota svizzero. Fu raggiunto un accordo per promuovere il lancio del cronografo automatico Calibro 11, posizionando il logo Heuer sulla Lotus 49B di Siffert durante la stagione 1969 e il suo scudo sulla tuta da corsa. Nel 1971, Ferrari cercava un sistema di cronometraggio per il nuovo circuito di test a Fiorano. Heuer sviluppò il dispositivo Le Mans Centigraph, che divenne un elemento fondamentale per il Team, contribuendo ai successi di Ferrari negli anni Settanta, tra cui la conquista del Campionato del Mondo Piloti e Costruttori del 1975 con Niki Lauda. Lo strumento di misurazione Le Mans Centigraph e il suo celebre utilizzatore Jean Campiche, parte del Team Heuer, una leggenda nel mondo del motorsport soprannominato 'Iil pianista', viaggiarono in tutto il mondo per fornire al Team Ferrari una misurazione dei tempi indipendente da quella del pit wall. Quando gli altri team, tra cui BRM, McLaren, Surtees ed altri, capirono che il dispositivo era uno strumento fondamentale per ottenere le vittorie, si interessarono ad acquisirne uno per ciascuno. La partnership con Ferrari si concluse nel 1979, proseguendo poi con McLaren, dando vita a una delle collaborazioni più durature nella storia della Formula 1. Nel 1985 Heuer venne acquisita da Techniques d’Avant Garde Group, proprietaria del team McLaren, portando alla nascita del nome TAG Heuer. Il logo TAG Heuer era impresso sul cruscotto della MP4/2C di Alain Prost che avrebbe vinto il campionato del mondo 1986. Nello stesso anno fu lanciato un modello destinato a diventare un'icona culturale rappresentativa del legame tra TAG Heuer e il motorsport: TAG Heuer Formula 1. Un must-have di quegli anni. Nel 1988 Ayrton Senna, un giovane pilota brasiliano, entrò in McLaren, indossando orologi TAG Heuer durante i suoi tre Campionati del Mondo Piloti. Senna rimase legato al marchio anche dopo la sua tragica scomparsa nel 1994, con TAG Heuer che continua a collaborare con la Senna Foundation. Nel 1992 TAG Heuer ha stabilito un accordo per diventare Official Timekeeping Partner di Formula 1, oltre a fornire nuovi strumenti di rilevazione e analisi dei dati, il sistema ha contribuito a costruire una nuova dimensione di intrattenimento e coinvolgimento degli spettatori. Il logo TAG Heuer compariva sugli schermi televisivi di tutto il mondo, associando in maniera definitiva il suo nome e i suoi codici alla Formula 1. Nel 2016, TAG Heuer si è unito alla Red Bull Racing, una collaborazione che ha portato alla vittoria di quattro Campionati del Mondo Piloti con Max Verstappen e due Campionati Costruttori consecutivi. TAG Heuer continuerà a lavorare con Oracle Red Bull Racing parallelamente al suo ruolo di Cronometrista Ufficiale della Formula 1.

  • Origine, metodo, futuro by Armani / Archivio

    Giorgio Armani in occasione del cinquantesimo anniversario dalla sua fondazione. È un’attività di ricerca e documentazione che interpreta l’idea di heritage come un percorso vivo, radicato nel presente e orientato al futuro: una living legacy che è insieme riscoperta e ispirazione. L’archivio raccoglie i look custoditi in azienda dal 1975 a oggi. Grazie al lavoro di conservazione e documentazione, permette di esplorare le collezioni, ricostruire le cronologie, comprendere i codici. La chiave di lettura dell’archivio è il look, sintesi di un processo che coinvolge la progettazione dei capi, l’attitudine dei corpi e l’orchestrazione delle atmosfere. Ogni oggetto presentato da ARMANI / Archivio è la testimonianza di un gesto creativo, ogni dettaglio rivela l’evoluzione e la coerenza di forme, materiali, silhouette e intenzioni – elementi che costituiscono la materia viva di un pensiero che ha superato i codici della moda per diventare linguaggio culturale, da leggere e reinterpretare. Partendo dalla valorizzazione archivistica della prima linea prêt-à-porter, ARMANI / Archivio ricostruisce il percorso di Giorgio Armani grazie a un processo di studio, catalogazione e interpretazione in costante sviluppo. In questo senso il progetto consolida le fondamenta di una precisa visione aziendale, a cui si aggiunge un gesto di apertura e dialogo con la comunità globale. Strutturato su più livelli, ARMANI / Archivio è un ambiente di catalogazione, uno spazio di consultazione e scoperta, ma anche una finestra pubblica sulla definizione dello stile di Giorgio Armani. Al centro del progetto c’è un archivio straordinario, in cui tutti i look, i capi, le immagini e le informazioni vengono conservati e studiati come parte di un linguaggio complesso. È un centro di coerenza per l’azienda, che connette i diversi territori di una realtà globale che parla molte lingue e trova nell’archivio un fondamentale punto di riferimento. Il lavoro di ricerca e catalogazione arriva anche al pubblico, tramite la piattaforma ARMANI / Archivio. Qui, release tematiche invitano a esplorare i documenti raccolti con l’approccio dell’archivista, seguendo percorsi fatti di dettagli, connessioni e rimandi. È un gesto di apertura raro e per molti versi unico: ARMANI / Archivio non si apre al pubblico solo attraverso mostre o vetrine, ma come autentico spazio di consultazione e ricerca. Accanto ai materiali per la libera consultazione, ARMANI / Archivio mette a disposizione per l’acquisto alcuni capi d’archivio, in un’ottica di circolazione e valorizzazione culturale del patrimonio materiale della moda. ARMANI / Archivio è uno strumento prezioso per l’azienda, oltre che una fonte unica per studiosi, creativi e appassionati. Uno spazio vivo in grado di ispirare nuove visioni. Entrare in questo archivio significa avere la rara opportunità di attraversare cinquant’anni di evoluzione e coerenza creativa: una living legacy che racconta lo stile di Giorgio Armani, continuando a sorprendere, emozionare e orientare lo sguardo verso il futuro. "Un archivio non conserva solo abiti: custodisce gesti. Ogni elemento è la memoria di una precisa scelta di design: costruita, decostruita, svelata, incisa nel tessuto. Questa selezione collega passato e futuro in una grammatica viva di forma, pensiero e visione." Giorgio Armani

  • Albania Rosario dal sogno alla carriera piena di premi

    É un potente esempio di visione, perseveranza e di come un'idea nata dalla necessità possa trasformarsi in un'influente istituzione. Le Origini e l'Arrivo a New York Nata e cresciuta nella Repubblica Dominicana, Albania Rosario è cresciuta con una passione per la moda, ma non avrebbe mai immaginato il ruolo che avrebbe giocato nel panorama internazionale. Nel dicembre del 2000, all'età di 18 anni, si è trasferita a New York con i suoi genitori. L'inizio fu difficile: non conosceva la lingua inglese e dovette affrontare le sfide tipiche di un'immigrata in una metropoli sconosciuta. Nonostante le difficoltà, si iscrisse al CUNY Hunter College, dimostrando fin da subito una grande determinazione. La Svolta: La New York Fashion Week Durante i suoi anni di studio, Albania iniziò a fare volontariato alla New York Fashion Week (NYFW). Fu qui che ebbe la sua epifania. Camminando tra i backstage e le passerelle, si rese conto di un'enorme lacuna nel settore: non c'erano quasi designer latinoamericani che avessero l'opportunità di presentare le loro collezioni su una piattaforma così prestigiosa. L'industria della moda, apparentemente globale, non offriva un palcoscenico accessibile a talenti straordinari provenienti da paesi come il suo. La Nascita di un'Istituzione: FDLA Questa mancanza di rappresentanza divenne la sua missione. Albania Rosario decise di non aspettare che le porte si aprissero, ma di crearne una lei stessa. Così, fondò Fashion Designers of Latin America (FDLA). Il suo obiettivo era chiaro: fornire una piattaforma per i designer latinoamericani emergenti e affermati, dando loro la visibilità e il supporto necessari per prosperare a livello globale. L'FDLA non è solo un'organizzazione; è un ponte tra la creatività vibrante dell'America Latina e il cuore pulsante della moda mondiale a New York. L'Impatto e l'Eredità Sotto la sua guida come fondatrice e direttrice creativa, l'FDLA è diventata una presenza fissa durante la New York Fashion Week, attirando l'attenzione della stampa internazionale e di importanti sponsor. Albania ha saputo costruire relazioni solide e ha trasformato l'FDLA in un evento imperdibile che celebra la diversità, l'artigianato e l'innovazione dei designer latini. La sua storia è un'ode al "sogno americano", ma con una chiave di lettura diversa: non si tratta solo di realizzare un sogno personale, ma di costruire una scala per permettere anche ad altri di salire. Oggi, in qualità di Presidente della FDLA Foundation Inc., continua il suo impegno per promuovere e sostenere la comunità creativa latina.

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