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- F1 Il film, l’adrenalina in pole position con Brad Pitt
non si accontenta di filmare la velocità: la rincorre, le sta addosso, ne assorbe il rombo e l’adrenalina. È un film che non ha paura di muovere le gomme sull’asfalto vero, dove il cinema deve adattarsi al ritmo del motore, curva dopo curva. Diretto da Joseph Kosinski (Top Gun: Maverick), il film traccia la storia di Sonny Hayes , un ex campione (interpretato da un sempreverde Brad Pitt ) determinato a ritornare in cima dopo anni e anni di assenza dai grandi palcoscenici a cui viene affiancata una talentuosa stella emergente, il giovane Joshua Pearce ( Damson Idris ). Girato tra una gara e l’altra sui veri circuiti del campionato mondiale con il supporto diretto della Formula 1 e la produzione di Lewis Hamilton , F1 – Il film è una sfida tecnica e narrativa che mira a cambiare il modo in cui vediamo – e sentiamo – la velocità sullo schermo . Niente green screen ,niente artificialità: la realtà diventa un set vivente dove giocare in libertà con la macchina da presa, in una messa in scena capace di restituisce l’autenticità dell’evento sportivo e il caos calcolato dei box, ma anche allo stesso tempo di dare a quest’ultimi un manto di spettacolarizzazione in linea con l’odierno e frenetico panorama cinematografico. In tal senso, il montaggio si pone dinnanzi allo spettatore in tutto il suo dinamismo e la sua vitalità visiva e non, senza mai scomporsi o scomporre l’attenzione del pubblico che nella durata complessiva di due ore e mezza è costantemente stimolato da ciò a cui sta assistendo, eccezion fatta per più di qualche scivolone incontrato durante la seconda parte della pellicola. Ed è proprio quando il film si abbandona all’asfalto che dà il meglio di sé. Le sequenze di corsa non sono semplici parentesi adrenaliniche: sono il cuore pulsante della pellicola, in cui il rombo dei motori si fonde con l’immagine e il suono in una coreografia serrata e travolgente. La regia riesce a trasmettere il peso delle accelerazioni, il rischio millimetrico di ogni sorpasso, la tensione dei freni che sfiorano il punto di rottura. In alcune scene, l’effetto è così trascinante da annullare il confine tra spettatore e corsa: ci si ritrova coinvolti al punto da battere il ritmo con il piede, a seguire le curve con il busto, e – come nel caso del sottoscritto – a ballare la Macarena nella propria poltrona, completamente catturato dal crescendo visivo e sonoro orchestrato con estrema consapevolezza. È qui che F1 – Il film raggiunge il suo apice, quando smette di raccontare la Formula 1 e comincia a farla vivere. Al cuore del film un classico: lo scontro tra vecchio e nuovo. I fili del pilota veterano e quelli del giovane compagno-rivale rappresentano due mondi che faticano a dialogare, ma che nel confronto appaiono resi molto bene in tutte le loro sfumature psicologiche. Diramato tra il desiderio pragmatico di riscatto dell’uno e la candida arroganza dell’altro, il rapporto tra i due piloti muove però i suoi primi passi con fatica, complice una scrittura non ottimale ma anzi esageratamente tendente al cucire un archetipo auto-rassicurante (un punto su cui torneremo sicuramente) ma poco efficace nella resa dei conti del grande schermo. Il risultato, affiancato dalla papabile e lucida presa di consapevolezza del regista in corso d’opera, si pone così in modo ambivalente nel regalare allo spettatore un terreno narrativo soddisfacente nella sua interezza, ma solamente nella seconda parte della pellicola. Che il connubio tra musica e crossmedialità sia imprescindibile per la salute di tutti gli elementi in gioco presenti in una frase, o in questo caso in un prodotto cinematografico, è fattore ben noto a tutti, Kosinski compreso, in questa nuova avventura sia consapevole dei propri mezzi (e parlando di Apple, che mezzi) sia curioso di osare stilisticamente. Come se ci fossero dubbi a riguardo, le musiche di Hans Zimmer – e non- colpiscono lo spettatore in tutta la loro potenza, tessendo con le scene dentro il circuito un legame solido e sicuro di sè, ma forse anche eccessivo in termini di quantità. Per quasi due terzi del film infatti, a regnare l’ecosistema della pellicola oltre l’adrenalina, sembra esserci anche il timore di lasciare spazio al silenzio o al non detto (difficile evitare il confronto con “Le Mans ’66” , cugino di genere maggiormente amante del silenzio). Le scene più efficaci di F1 – Il film sono quelle in cui la macchina da presa indugia sui dettagli, dove la corsa lascia spazio agli sguardi e alla paura di fallire. Ma sono rare, quasi come se anche il regista- e con lui lo sceneggiatore Ehren Kruger, divenuto famoso con The Ring e la saga di Transformer-non fosse più in grado, nonostante gli anni di esperienza nel settore, di tenere a bada il timore di non essere capiti dalla propria audience. Parlando del marchio di fabbrica della piccola mela (essendo la dicitura “grande” già stata registrata dalla città di New York, con quest’ultima protagonista giorni fa della premiere globale di F1 – Il film), ovvero il campo fotografico, esso rappresenta una delle poche costanti della pellicola, grazie all’ impronta elegante e spavalda con cui Apple si mostra capace, ancora una volta, di dipingere un raffinato campo di battaglia dove permettere alla scrittura generale di poter giocare le proprie carte al meglio. L’assist è di quelli di pregevole qualità, in cui però all’interno dell’ azione il passaggio decisivo sembra non confluire mai veramente in un’occasione di rete bensì in un non indifferente passaggio all’indietro. E se qualcuno non avesse capito il motivo di inserire nel qui presente luogo un riferimento di matrice calcistica, così il medesimo senso di confusione rischia di essere più volte presente nel momento in cui il ventaglio di proposte offerte da parte della pellicola finisce inspiegabilmente per aumentare all’improvviso i suoi giri del motore, aggiungendo di conseguenza almeno un paio di ramificazioni narrative (per non dire di personaggi, trovandoci già sulla scia della severità) più evitabili che solide. Se da un lato, seppur più per completezza narrativa che coerenza, si può chiudere un occhio su quella che nel suddetto luogo può essere denominata “quota rossa” (termine inventato di sana pianta, da non confondere con la cugina rosa ma da intendersi invece in correlazione con l’innata spinta narrativa assunta dai cineasti nell’affiancare ai loro personaggi una diramazione in chiave romantica, piatta o efficace che sia),dall’altro fronte appare quasi inspiegabile il desiderio di inserire negli ultimi quaranta minuti di pellicola un antagonista scritto senza alcuna convinzione. Il risultato complessivo appare però più come un’opera dalla duplice faccia che come un vero e proprio peccato cinematografico. Questo perché l’impalcatura del soggetto iniziale si presenta in forma decisamente intrigante, pur senza avanzare pretese di originalità. F1 – Il film si muove infatti su un terreno noto: la parabola del riscatto. Nulla di nuovo – e il film lo sa molto bene. Ma riesce comunque a mantenere alta l’attenzione, grazie a un ritmo incalzante e a una regia che tiene il volante con mano sicura. All’interno di questa spirale narrativa, Brad Pitt si muove con audacia e compostezza, in perfetta continuità con il suo personaggio. Sonny è una fenice risorta dalle sue ceneri: non rinasce per tornare eroe, ma per tornare uomo. Dopo anni di assenza, è la maturità – e non la gloria – a spingerlo di nuovo in pista. E se in passato era caduto da campione, ora sceglie di rialzarsi da essere umano, consapevole che la vera vittoria non è più sul traguardo, ma all’interno della traiettoria. Una consapevolezza che manca invece a Joshua, giovane talento con il fiato corto tipico del suo tempo: vittima della FOMO, del giudizio altrui, piegato nel suo modus operandi di porre la spettacolarizzazione di sé prima ancora della prestazione. Il suo personaggio in tal senso, si muove sotto il peso di aspettative che non sa se ha scelto o subito. In questo rincorrere un’identità nel riflesso degli altri, emerge più di un’ombra di Whiplash: su tutti il talento come moneta instabile, che o si incassa subito o si teme di aver perso per sempre. Nel complesso, F1 – Il film è un’esperienza cinematografica avvolgente, appassionante, costruita con tecnica e ambizione. Ma è anche un film che non riesce mai veramente a scrollarsi di dosso il timore di rallentare e prendersi il tempo per scavare dentro sé stessa e indagare a fondo su ciò che intende raccontare. Forse avrebbe avuto bisogno di un sorpasso alla Dino Risi, una fuga improvvisa verso il fuori pista, una disobbedienza di tono. Invece rimane in traiettoria, fedele al circuito: spettacolare, ma trattenuto. Un Rally, più che un demolition derby.
- Ultima tappa dell'Amerigo Vespucci.
Tutto è finito da dove tutto è iniziato ormai due anni fa. L' Amerigo Vespucci molla gli ormeggi dal porto antico di Genova e chiude ufficialmente il suo tour mondiale , inaugurato l'1 luglio 2023 proprio dallo stesso molo del capoluogo ligure. La silhouette della nave scuola della Marina Militare si perde all'orizzonte, mentre turisti, cittadini e semplici curiosi danno il loro ultimo saluto ai protagonisti di quel 'viaggio epico' - come l'ha definito lo stesso ministro della Difesa, Guido Crosetto - che si dirigono ora verso La Spezia, la 'casa' naturale della "nave più bella del mondo". Photo credits by Sergio Sepiello "A Genova, al Porto Antico, si è tenuta l’ultima tappa del Tour Mediterraneo del Veliero Amerigo Vespucci, con una sfilata di moda che è stata un vero inno all’inclusione! I modelli e le modelle hanno sfilato con fierezza e gioia, dimostrando che la moda può e deve essere uno strumento di espressione e dignità per tutti. Ringrazio l’associazione Il Granello, la stilista Angela Formaggia e i parrucchieri Al Pacino per il loro prezioso contributo. Grazie per aver reso questo percorso ricco di emozioni, valore e futuro." I marinai lo sanno, la loro vita è dedicata al mare, ma questa volta è stata diversa. Con loro porteranno le emozioni di aver solcato le acque di ogni angolo del mondo navigando per quasi 50 mila miglia, oltre due volte la circonferenze terrestre. Hanno affrontato sfide che sembravano impossibili su un veliero di 94 anni, come Capo Horn o il Mar Rosso. Sfide impresse negli occhi e nel cuore di nocchieri e ufficiali, volontari e comandanti. Perché questa non è stata solo una campagna, ma il viaggio nel mondo dell'Italia intera rappresentata attraverso una delle immagini più suggestive del Paese, quel veliero senza tempo che incanta i popoli di ogni parte del globo. "Un momento di grande energia, colore e passione oggi all’Arena del Porto Antico, grazie alle straordinarie signore dell’Associazione “Raggio di Luce” di Palermo che ci hanno regalato una coinvolgente esibizione di danza. Un modo bellissimo per ricordarci che il movimento e l’espressione corporea sono linguaggi universali di libertà, che uniscono e superano ogni barriera." "Emozione e bellezza pura oggi all’Arena del Porto Antico con il coro di bambini della Scuola Audiofonetica di Brescia che hanno cantato in Lingua dei Segni. Un’esibizione bellissima che ha incantato il pubblico, ricordandoci che comunicare è un diritto di tutti." "Grazie agli Istituti Polesani per la meravigliosa esibizione di ballo che ha portato sul palco del Porto di Genova talento, gioia e inclusione. Un grande esempio di quanto ogni persona, con il giusto sostegno, possa esprimere la propria unicità e contribuire alla vita della comunità." Ad amplificare il successo del tour mondiale, il secondo mai compiuto dall'Amerigo Vespucci nella sua storia, ha contributo anche il Villaggio Italia, l'expo itinerante che ha messo in mostra il meglio del Paese trasformandosi nel tempo in piattaforma di incontri e confronti, una gigantesca agorà dove conoscersi e scoprire le ricchezze dell'Italia. Da Los Angeles a Gedda prima, da Trieste a Genova poi, in quel Tour Mediterraneo che ha animato le coste italiane in un virtuale lunghissimo "bentornato" al veliero della Marina. Un 'esperimento' - ideato dallo stesso Crosetto e messo in piedi da Difesa Servizi, la società in house della Difesa - che con ogni probabilità potrà diventare in futuro un modello per atre iniziative di questo tipo. Quello che resta del lungo viaggio sono le foto, i commenti, i sorrisi e gli sguardi degli oltre 1,2 milioni di visitatori che hanno affollato nave e Villaggio. Un affetto universale, dalle Americhe all'Australia, dal Friuli Venezia Giulia alla Liguria. Il libro di bordo raccoglie le foto e le dediche delle centinaia di autorità accolte nella suggestiva sala consiglio. Il resto lo raccontano le parole di chi quell'esperienza l'ha vissuta e l'ha resa possibile. Tanto altro, invece, è impresso nei loro sguardi, quelli di chi è stato, a suo modo, parte di un pezzo di storia. Qui di seguito tutte le immagini
- Armani/Dolci è l’espressione del lifestyle Armani dedicata al mondo del gusto.
Nasce nel 2002 con l’intenzione di coniugare il gusto e gli ingredienti migliori con l’eleganza e lo stile di Giorgio Armani. Pensato inizialmente per il flagship store Armani/Manzoni 31 a Milano, oggi conta oggi oltre 15 punti vendita nel mondo. I prodotti Armani/Dolci sono espressione della tradizione dolciaria torinese e privilegiano l’utilizzo di materie prime italiane, come le Nocciole Piemonte IGP provenienti dai raccolti delle colline delle Langhe, i pistacchi di Bronte, il latte della Filiera Alpina Piemontese, la menta e lo zafferano del Piemonte, offrendo un universo di gusti raffinati e sorprendenti: praline, dragées, scorzette e ginger ricoperti, tavolette, cialdine, creme spalmabili, confetture, mieli, tè, frollini e zucchero. Il packaging, è espressione dello stile Armani, sofisticato ed essenziale. Le confezioni, dalle delicate sfumature oro rosa, effetto metallico, con logo stampato a caldo, in color bronzo, sono racchiuse da un nastro logato in gros-grain, color nocciola. Collezioni speciali scandiscono le ricorrenze più importanti: Natale, San Valentino, Pasqua e Ramadan alle quali si aggiunge un’esclusiva edizione limitata durante l’autunno. Dal 1 gennaio 2019 tutto il cioccolato viene prodotto dalla Guido Gobino srl, pluripremiato artigiano dell'industria italiana del cioccolato che unisce il rispetto verso la tradizione con lo slancio verso un’attenta innovazione, coniugando creatività, gusto e passione per il cioccolato artigianale di alta qualità. Un’innovazione fatta di un’attenta selezione delle materie prime, di una lavorazione all’avanguardia, di una sperimentazione ininterrotta che ha come fine il raggiungimento di una qualità assoluta. Tutta la produzione integra il processo dalle fave di cacao al cioccolato, selezionando il cacao unicamente fra le qualità più aromatiche e prediligendo quelle di provenienza centro-sud americana perché più pregiate e più ricche di sfumature aromatiche. La lavorazione del cacao, pur adottando tecniche moderne e meccanizzate, si avvale ancora di un notevole apporto umano, che permette di adattare alla tipologia di cacao, le ricette e i tempi di tostatura, preservando al meglio qualità ed aroma specifici, garantendo la varietà di sapori e profumi tipici di un cioccolato artigianale.
- HUBLOT AND COMO 1907 PRESENTANO
Hublot e Como 1907 presentano un nuovo capolavoro: il Classic Fusion Como Edition. Progettato per gli amanti dell’artigianalità e dell’heritage, questo esclusivo cronografo fonde perfettamente la precisione dell’orologeria svizzera con l’eleganza senza tempo di una delle destinazioni iconiche più amate al mondo: il Lago di Como. Limitato a 50 esemplari numerati singolarmente, questo orologio presenta una cassa in ceramica nera e un quadrante blu intenso a raggiera, che cattura la profondità e la tranquillità delle acque del Lago di Como. Gli accenti dorati aggiungono un contrasto raffinato, mentre la firma “Como” sul quadrante evoca una legacy che va oltre lo sport, raccontando di un luogo noto per la sua bellezza, la sua raffinatezza e la sua tradizione. “Il nome ‘Como’ ha un fascino innegabile: eleganza, aspirazione ed eccellenza”, ha dichiarato Allison Lyons, Head of Commerce di Como 1907. “Questa collaborazione con Hublot rappresenta questa stessa etica, unendo l’arte dell’alta orologeria al prestigio senza tempo del Lago di Como”. Augusto Capitanucci, Managing Director Mediterranean Countries di Hublot, ha proseguito: “Questa è stata una splendida opportunità che si è presentata durante un pranzo con un amico, Mirwan Suwarso. Como è un team giovane e friendly con un progetto importante alle spalle e mi ha ricordato da vicino gli elementi chiave della storia di Hublot. Per questo motivo, non ci è voluto molto per decidere di produrre questa edizione aziendale limitata dedicata alla squadra dei Lariani”. Il cronografo da 42 mm è alimentato da un movimento automatico svizzero, visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro, dove è inciso il marchio “Como” a garanzia di autenticità. L’orologio è completato da un cinturino in pelle di alligatore nera, rifinito con cuciture blu che aggiungono un tocco finale di raffinatezza. Attualmente, Como 1907 sta vivendo una rinascita nella sua storia calcistica dopo essere tornato in Serie A per la prima volta in 21 anni sotto la guida del campione del mondo Cesc Fàbregas. Lo stadio, situato proprio sulle rive del Lago di Como, con le Alpi sullo sfondo, è considerato uno dei luoghi più belli al mondo per assistere a una partita. L’Hublot Classic Fusion Como Edition è in vendita al prezzo di 17.500 euro ed è disponibile esclusivamente sul sito web del Como 1907. Con soli 50 esemplari disponibili, ciascuno di essi rappresenta un’occasione unica per possedere un pezzo della storia del Como.
- Richard Mille e Ferrari
La collaborazione tra Richard Mille e i team Ferrari, che si esprime in modo più visibile nella scelta dei materiali e nella realizzazione dell'orologio, ha inoltre conferito al progetto lo spirito competitivo essenziale nelle avventure più esaltanti. L'RM UP-01 Ferrari è un esempio lampante dei valori Ferrari, che sviluppa meccanismi sportivi tanto eleganti quanto immediatamente riconoscibili. I loro modelli non fanno concessioni e spesso contraddicono le tendenze del momento per creare nuovi codici estetici. L'RM UP-01 Ferrari testimonia questa partnership, che unisce il miglior know-how possibile tra questi due marchi iconici, combinando idee, comprensione reciproca, sviluppi e valori condivisi. Frutto della collaborazione con il team Ferrari, l'RM UP-01 è un modello frutto di molti anni di lavoro, decine di prototipi e oltre 6.000 ore di sviluppo e test di laboratorio. La sfida di un orologio ultrapiatto precludeva un movimento tradizionale con ingranaggi e lancette sovrapposti. Richard Mille ha quindi optato per distribuire ciò che non poteva essere impilato su una superficie più ampia, creando una perfetta simbiosi tra movimento e cassa, garantendo reciprocamente la necessaria rigidità. Eravamo determinati a mantenere un'architettura tradizionale in cui il movimento è assemblato all'interno della cassa, piuttosto che una costruzione in cui il fondello funge anche da platina, al fine di garantire in ogni circostanza una totale resistenza agli urti. Meccanismi sportivi tanto eleganti quanto immediatamente riconoscibili. Un'identica ossessione per l'eccellenza, la precisione, l'affidabilità e l'innovazione. Nel 2021, Ferrari e Richard Mille, spinti dalla comune ricerca della perfezione, hanno unito le forze per creare una partnership a lungo termine. Richard Mille celebra questo rapporto nascente con la creazione di un eccezionale segnatempo ultrapiatto, l'RM UP-01 Ferrari. Con uno spessore di soli 1,75 millimetri, l'RM UP-01 Ferrari rappresenta un trionfo di prodezza tecnica ed esemplifica un nuovo approccio alla meccanica orologiera in cui la tecnicità più che mai detta l'estetica. L'intera cassa è lavorata in titanio grado 5, un materiale che offre grande leggerezza e resistenza, comprovate in laboratorio da una rigorosa serie di test. La costruzione monoblocco ottimizza inoltre la rigidità, garantendo al contempo un'impermeabilità fino a 1 atm (10 m). Grazie al profilo basso dell'RM UP-01, tutti i componenti sono lavorati presso il reparto movimenti Richard Mille per rispettare la tolleranza di lavorazione estremamente rigorosa di un singolo micron. Il fondello e la lunetta sono satinati, con smussi lucidati. L'iconico cavallino rampante e tutte le referenze presenti sulla cassa sono incisi al laser. Questa esclusiva cassa ultrasottile è assemblata con 13 viti scanalate in titanio grado 5 e rondelle resistenti all'abrasione in acciaio inossidabile 316L.
- Bugatti Home , Un viaggio attraverso materia, fuoco, acqua e visione.
Bugatti Home svela una nuova evoluzione della sua filosofia di design, consolidando la sinergia della collezione Casa con l’iconico brand di auto ipersportive fondato nel 1909. Un approccio che pone l’accento su tecniche artigianali, eleganza pura, attenzione minuziosa per i dettagli e passione per la perfezione. La collezione – che utilizza solo i materiali più pregiati, tra cui rovere europeo a poro aperto, vetro, elementi in metallo e vernice metallizzata – è simbolo di una raffinatezza senza tempo. Contrasti unici, creati dall’abbinamento di materiali naturali con quelli più tecnologici e da un gioco di pieni e vuoti. Plasmato dalle mani dei maestri vetrai di Murano, il vaso Cote d’Azur incarna il dialogo tra lo spirito avanguardistico di BUGATTI e una tradizione secolare. La sua forma fluida e le intense sfumature di blu catturano l’essenza del movimento e della luce – proprio come ogni creazione BUGATTI, fin dai tempi di Ettore. Al primo piano di Palazzo Chiesa, in Corso Venezia 36, Milano, l’Atelier Bugatti Home è uno spazio esclusivo dove design, innovazione e personalizzazione si incontrano. Un luogo per scoprire la collezione e creare, insieme al nostro design team, interni su misura in puro stile Bugatti. Inaugurato durante la Milano Design Week 2025, il Bugatti Home Atelier è il primo spazio permanente del brand: un raffinato incontro tra innovazione e design immersivo. Situato al primo piano del prestigioso Palazzo Chiesa, in Corso Venezia 36, nel cuore del Design District milanese, l’Atelier è molto più di uno showroom. La collezione Bugatti Home trova qui la sua massima espressione: ogni pezzo è valorizzato da un ambiente che richiama l’eleganza audace del brand – tra partizioni metalliche, accenti nel profondo Bugatti Blue e un layout pensato per offrire un viaggio tra stile e innovazione. Cuore pulsante dell’esperienza è il Configuration Studio, uno spazio dedicato alla scoperta di materiali, finiture e texture accuratamente selezionati. Come lo storico Design Studio di Molsheim rende unica ogni hypercar, l’Atelier di Milano consente di configurare interni su misura, dove estetica e performance si fondono in perfetta armonia.
- Santos de Cartier
Creato nel 1904, l’orologio Santos si basa sul concetto di forma: un gusto per l’essenziale, il rigore delle proporzioni e la ricerca dei dettagli. Le ragioni del successo internazionale del Cartier Santos sono molteplici, la prima è sicuramente il fascino del prestigioso brand Cartier, molto amato anche da famiglie reali e celebrità. In secondo luogo, il Santos è stato il primo orologio da polso della marca e grazie a questo suo storico primato gode del favore degli appassionati. Il terzo motivo del suo successo è il suo aspetto. Il catalogo di Cartier conta molti orologi con design notevoli, ma è stato il Santos a dare forma alla celebre cifra stilistica del brand con la sua cassa squadrata, le viti a vista sulla lunetta e le linee eleganti. Il Santos è oggi uno dei grandi classici dell’orologeria e, a differenza di quanto si possa credere, non costa una fortuna, nonostante il suo status di leggenda e la sua provenienza da una manifattura prestigiosa. Ripercorriamo brevemente la storia del Cartier Santos. Nei primi del ‘900, l’aristocratico Alberto Santos-Dumont aveva bisogno di un orologio pratico e facile da leggere per le sue avventure di volo. Nel 1904, l’amico Louis Cartier gli regalò il Cartier Santos: un nuovo orologio che, contrariamente alla moda dell’epoca, si indossava al polso invece di essere riposto in tasca. Nel 1911 Cartier decise di iniziare a vendere il Santos al grande pubblico. Col tempo l’orologio conquistò personaggi in vista e facoltosi. Poi, nel 1978, Cartier lanciò un Santos totalmente ripensato, con cassa in acciaio inossidabile, lunetta in oro e bracciale in acciaio con viti dorate. Si trattava del primo Santos realizzato in metalli non preziosi, nonché di uno dei primi orologi bicolore in acciaio e oro della storia. Grazie al movimento al quarzo e al prezzo abbordabile, il nuovo Santos riscosse un clamoroso successo. Nel 1987, Cartier lanciò il Santos Galbée, una versione con un nuovo design che avrebbe caratterizzato il Santos per i 30 anni successivi. Il Santos Galbée resta tutt’oggi uno dei preferiti degli appassionati di orologeria. Nel 2018, Cartier ha aggiornato nuovamente il design dell’attuale Santos de Cartier e nel 2019 ha aggiunto alla collezione il Santos Dumont, una reinterpretazione in chiave moderna del Santos del 1904. Oggi è dunque possibile scegliere tra due varianti: il Santos de Cartier e il Cartier Santos-Dumont.
- GIAMARO presenta Katla
GIAMARO Fondato nel 2021 dalla famiglia Commendatore, Giamaro Automobili è un marchio italiano di Hypercar con sede a Modena, cuore dell’eccellenza automobilistica. Nato da una visione che intreccia ingegneria emozionale, maestria artigianale e cura estrema del dettaglio, Giamaro ridefinisce il concetto di performance: potente, personale, intimamente unica. L’azienda sviluppa internamente ogni componente delle proprie vetture, inclusi l’esclusivo motore V12 quadri-turbo e il cambio 11 marcie elettroattuato doppia frizione, progettati per offrire prestazioni fuori dal comune. Ogni vettura Giamaro è concepita come un’opera su misura, una creatura unica che grazie alla personalizzazionei tecniche riflette una visione personale di perfezione. Non semplici automobili, ma esperienze autentiche votate a creare un legame intimo e profondo tra uomo e macchina, un’estensione naturale dei sensi di chi le vive. Katla è la creazione che segna l’inizio di Giamaro — la prima manifestazione concreta di tutto ciò che siamo. Nel cuore di Katla pulsa il V12 quadriturbo firmato Giamaro Automobili — un motore che non si limita a erogare potenza, ma la incarna. Con 1.670 CV a 8.500 giri e una coppia massima di 1.556 Nm, genera un crescendo travolgente: un’onda sonora e meccanica capace di coinvolgere ogni senso. E nella sua versione più estrema, raggiunge i 2.157 CV a 9.000 giri e 2.008 Nm, liberando un’energia viscerale, cruda, primordiale.. Un V12 quadriturbo hot V a 120° da 6.988 cc, interamente inedito, progettato per l’equilibrio perfetto e scolpito per raggiungere la massima purezza dinamica. La particolare architettura a 120° abbassa il baricentro, mentre la disposizione centrale longitudinale abbinata al transaxle posteriore consente una ripartizione dei pesi di 42:58 — base ideale per una dinamica precisa e istintiva. Ogni dettaglio nasce da una visione aerodinamica precisa, tradotta in un coefficiente di resistenza di soli 0,33. Le prese d’aria anteriori, decise e scolpite, evocano la forza dei postbruciatori di un jet da combattimento. I DRL a LED amplificano l’impronta tecnologica, incorniciando ogni viaggio con una luce che sembra parlare all’intuito. Persino la vista dall’alto della plancia riflette il disegno del cofano: interno ed esterno si rispondono, modellati dalla stessa energia, come se la forza fluida della carrozzeria si riversasse nell’abitacolo. Sul retro, domina un’ala mobile a carico variabile, in grado di modificare altezza e inclinazione in tempo reale in risposta a velocità, traiettoria e forze laterali. Un sistema che massimizza il carico quando serve, e che si trasforma in freno aerodinamico in fase di decelerazione, garantendo stabilità e controllo assoluto. Il posteriore, ampio e scolpito, è reso iconico da una firma luminosa distintiva, capace di lasciare un’impronta visiva potente ancora prima che il motore rompa il silenzio. Sotto Katla, si nasconde una monoscocca in fibra di carbonio di ultima generazione, pensata per offrire leggerezza estrema, rigidità strutturale e dinamiche di guida che ridefiniscono il concetto stesso di prestazione. Con un peso di appena 170 kg, garantisce una rigidezza torsionale superiore a 40 kNm/° e una rigidezza flessionale superiore a 16 kN/mm: una forza silenziosa che modella ogni momento con controllo assoluto. Ogni componente si ancora a questa struttura con una precisione impeccabile — non solo per supportare, ma per esaltare le performance. È questo il cuore dell’equilibrio, della reattività e della potenza di Katla. Una fortezza leggera, scolpita per perfezionare ogni risposta, amplificare ogni sensazione. La sospensione di Katla è un sistema vivo, attivo e intelligente. Gli ammortizzatori elettronici regolabili si adattano in tempo reale a ogni superficie, velocità e modalità di guida, proprio come l’ala mobile posteriore, anch’essa completamente regolabile per ottimizzare deportanza ed efficienza. L’altezza da terra viene modulata automaticamente per bilanciare aerodinamica e praticità d’uso quotidiano. Entrare nell’abitacolo di Katla non significa semplicemente accomodarsi significa lasciarsi accogliere, quasi abbracciare. L’ispirazione viene dall’aviazione, ma senza mai scadere nell’emulazione: l’architettura interna avvolge chi guida con precisione ergonomica e funzionalità. La console centrale, scolpita con rigore funzionale, ricorda il pannello comandi di un caccia: ogni elemento è dove dev’essere, in perfetta sintonia tra istinto e ingegneria. È un ambiente che non si limita a ospitare: interpreta, reagisce, partecipa. Un’estensione del corpo, un riflesso della mente. Entrare in Katla è iniziare un dialogo silenzioso, profondo, autentico tra uomo e macchina.
- Emporio Armani e la nuova collezione ecosostenibile
Con la nuova selezione di occhiali primavera/ estate 2023, Emporio Armani continua il suo percorso con design all'avanguardia e materiali bio-based, riducendo l’utilizzo di materie prime a base fossile. La sua nuova gamma di occhiali, realizzata utilizzando acetato bio-based per l’uomo, un materiale con almeno il 54% di contenuto di carbonio bio-based, e acetato bio-based e fibra di nylon bio-based (con il 59% di contenuto di carbonio bio-based) per la donna, esprime pienamente lo stile contemporaneo del marchio, che permette a ciascuno di esprimere al meglio la propria personalità, attraverso trasparenze alla moda e dettagli elaborati. Lo sforzo per ridurre la dipendenza dai materiali fossili verso quelli rinnovabili si vede anche nel packaging: gli occhiali sono forniti in confezioni speciali realizzate con almeno il 50% di materiali riciclati, tra cui il poliestere. La collezione si compone di quattro modelli: due da sole e due da vista, caratterizzati dal design deciso e contemporaneo. Per lui la collezione offre due modelli da sole e da vista rettangolari, che mettono in mostra affascinanti montature trasparenti caratterizzate da un’anima in metallo. Forme maschili realizzate con materali bio-based dallo stile unico e ricercato. Per lei, forme audaci e femminili, una vera e propria dichiarazione di stile per donne contemporanee e di personalità. Con un elaborato motivo a catena che decora le aste in fibra di nylon bio-based, queste montature sono gli accessori perfetti per esprimere uno stile alla moda e attento all’ambiente. Il volto della nuova campagna sostenibile è la Taylor Hill, che incarna perfettamente lo spirito Emporio Armani. Questa campagna è celebrata da Salmoiraghi & Viganò, tra le insegne più prestigiose del Gruppo, attraverso una speciale visibilità nel flagship store di San Babila, nel cuore di Milano.
- PHANTOM GOLDFINGER FA IL SUO DEBUTTO PUBBLICO AL CONCORSO D’ELEGANZA VILLA D’ESTE PER IL CENTENARIO DI NAMET
Rolls-Royce Motor Cars ha celebrato il centenario della Phantom, il nome più famoso del marchio, al Concorso d'Eleganza Villa d'Este, in Italia, il 24 maggio 2025. Rolls-Royce ha scelto questo evento esclusivo per il debutto mondiale della Phantom Goldfinger, presentata sul rinomato Mosaic Lawn del Grand Hotel, sulle rive del Lago di Como. La straordinaria Phantom Extended, un esemplare unico, rende omaggio al film di James Bond del 1964, Goldfinger, una delle dodici apparizioni della Rolls-Royce nella saga cinematografica di 007. Svelata nel 2024, anno del 60° anniversario del film, l'auto trae ispirazione dalla Phantom III Sedanca de Ville del 1937, posseduta dall'omonimo cattivo del titolo, Auric Goldfinger, anch'essa esposta all'evento. La storia di questa automobile e del film è magistralmente esplorata in Phantom Goldfinger, che include dettagli in oro 18 e 24 carati, riferimenti cinematografici e intricati elementi narrativi ispirati ai personaggi, alle location e ai temi del film. Per celebrare ulteriormente il centenario di Phantom, una mostra di otto opere d'arte originali ha tracciato l'evoluzione del design di Phantom e il mondo che ha abitato e plasmato negli ultimi 100 anni. I designer di Goodwood hanno creato la serie, ognuna delle quali cattura una diversa generazione di Phantom nello stile artistico della sua epoca. Le ambientazioni di ogni opera riflettono anche l'influenza che Phantom ha esercitato nel corso dei suoi dieci decenni, e i numerosi ruoli e le forme che ha assunto. Ospiti e media provenienti da tutto il mondo hanno assistito anche alla sfilata di apertura dell'evento, che ha visto la partecipazione di un esemplare di Phantom V presentato in modo impeccabile. Questa celebre generazione dell'ammiraglia del marchio è stata posseduta e amata da alcune delle figure culturali e politiche più significative della storia moderna, a testimonianza del ruolo di Phantom come simbolo di potere, influenza e leadership. In un anno di intensa attività culturale e legata al lusso in tutta Italia, il debutto di Phantom Goldfinger e la celebrazione del centenario di Phantom all'evento sono diventati un'espressione emblematica dell'arte Bespoke e del suo duraturo significato culturale. Questo momento riflette non solo la straordinaria eredità di Phantom, ma anche il suo continuo potere di ispirare, affascinare e guidare l'ingresso in un nuovo secolo.
- Malcom Raffaello Creatore – La musica come ponte tra emozioni, identità e culture.
Malcom Raffaello Creatore, nasce a Palermo e cresce a Milano, per lo più con i nonni materni. Malgrado diverse problematiche vissute dalla madre, o probabilmente in forza di queste, matura e vive con profonda empatia i rapporti con persone disagiate, che lo portano a raggiungere una spiccata sensibilità per l’arte tutta, in particolare musica e recitazione. L’intraprendenza, la duttilità, la creatività, la curiosità e la voglia di fare, sono doti spiccate in Raffaello Malcom, derivanti direttamente dal corredo genetico paterno e ancor più dall’eredità lasciatagli dal nonno Luigi co-autore di “Can’t help falling in love” di Elvis Presley. Ha all’attivo diversi brani , la cover di “Can’t help falling in love” e collaborazioni di tutto rispetto con autori come Fabio BIKO Vaccaro e Andrea Amati, registi e video maker come Luca Tartaglia, Claudio Zagarini e Morris Bragazzi. Produttori come Marco Zangirolami . Ha pubblicato l’EP “Vivere il Destino” e un album registrato in presa diretta in occasione di un concerto live. Dopo la recente “Ogni tua lacrima”, e “Oltre il tempo” il nuovo singolo Salvami sarà in uscita il 2 Giugno su tutti i digital store e nei prossimi mesi su youtube anche il video dello stesso. Nel panorama musicale italiano, emergono voci che non si limitano a cantare, ma raccontano storie, emozioni e verità vissute. Tra queste, spicca Malcom Raffaello Creatore, artista nato a Palermo e cresciuto a Milano, la cui sensibilità artistica è figlia di un percorso personale intenso e profondo. Cresciuto con i nonni materni, ha sviluppato una straordinaria empatia verso le persone in difficoltà, trasformando ogni frammento di vita in arte. Con un’eredità genetica e creativa importante – è nipote di Luigi, co-autore del leggendario brano “Can’t Help Falling in Love” di Elvis Presley – Raffaello porta con sé un bagaglio emotivo e artistico che si riflette in ogni sua canzone. Con brani intensi come “Ogni tua lacrima” e “Oltre il tempo”, un EP dal titolo “Vivere il Destino” e un album live registrato in presa diretta, Malcom continua a esplorare la profondità dell’animo umano. Italia Telgraph ha incontrato l’artista per conoscere meglio la sua visione del mondo, il suo percorso umano e musicale, e per parlare dell’uscita del suo nuovo singolo “Salvami”, prevista per il 2 giugno
- Giannina Azar
Nata a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, è un'affermata stilista con oltre 40 anni di esperienza. Di origini libanesi, ha studiato graphic design all'APEC University e fashion design al Mercy Jacquez Technical Superior Institute, perfezionando le sue conoscenze presso l'Università di Miami. Il suo stile è caratterizzato dalla fusione di elementi caraibici e dettagli ispirati alle sue origini libanesi, con ornamenti in bronzo e rame che hanno definito la sua identità nella moda. Il suo riconoscimento internazionale è arrivato nel 2017 con la collezione "Too Much", presentata a Dominican Moda, dove la cantante Thalía ha indossato uno dei suoi modelli ai LoNuestro Awards. Da allora, celebrità come Jennifer Lopez, Beyoncé, Britney Spears, Gwen Stefani e Natti Natasha hanno indossato le sue creazioni in eventi e produzioni. Nel 2022, ha disegnato il guardaroba di Beyoncé per la copertina del suo album "Renaissance", consolidando ulteriormente il suo prestigio. Azar ha partecipato a eventi di moda in città come New York, Los Angeles e Miami, e ha presentato le sue collezioni su passerelle internazionali. Ha partecipato alla New York Fashion Week, dove ha portato il suo inconfondibile stile haute couture con ricami lussuosi e design scintillanti, riaffermando la sua posizione nell'industria della moda globale. Nel 2024, è stata selezionata come stilista ospite per Miss Universo, dove ha realizzato gli abiti per diverse delegate e i guardaroba per le presentatrici del concorso. Oltre al suo successo nella moda, ha ricevuto numerosi premi e ha diretto una scuola di design nella Repubblica Dominicana. La sua influenza nel settore continua a crescere, consolidandola come una delle stiliste latinoamericane e di celebrità più ricercate e influenti.












